Posti di lavoro. Gli investimenti daranno un impiego fino a 20 mila persone in una delle regioni con più disoccupati Convivenza. La presenza di maghrebini è ingombrante, questo evento è anche un tentativo d'integrazione Arte, mostre, musei: la città capitale europea 2013 per cambiare l'immagine tutta crimine e immigrati MODELLO LILLA. Il centro industriale del Nord era in coma, nel 2004 l'evento ha segnato la sua rinascita. SFOTTO' AI PARIGINI. I marsigliesi hanno tappezzato di manifesti la Ville Lumière. «Scendete nella capitale» VILLE MEDITERRANEE. L'edificio di Stefano Boeri sarà il cuore del nuovo corso. Il sindaco: «Porta sul mare» 600 milioni di euro. Gli investimenti per l'evento. Gli organizzatori prevedono l'arrivo di 10 milioni di visitatori Oltre cinquecento le manifestazioni in programma, due terzi a Marsiglia il resto nella regione Quiz: come fa una città che di solito va sui giornali per i regolamenti di conti a colpi di kalashnikov a rifarsi l'immagine? O, meglio, ad averne finalmente una? Basta diventare Capitale europea della cultura. A Marsiglia ci credono e oggi François Hollande inaugura un anno di manifestazioni che per tutto il 2013 dovrebbero rendere la città una meta imperdibile per chi fa le vacanze intelligenti e non solo per chi vuole mangiare la bouillabaisse. Per la verità, Marsiglia condivide il bollino europeo con Kosice. Ma, dato che questa sta in Slovacchia ed è ricca soprattutto di caserme asburgiche e di acciaierie staliniane, dismesse le une e le altre, la concorrenza non viene considerata preoccupante. Piuttosto, la griffe è «Marseille-Provence 2013», perché si è stati molto attenti, in una zona di suscettibilità campanilistiche quasi italiane, a coinvolgere altri 97 comuni: insomma, è la regione a diventare capitale, non la città. Intanto questo fine settimana sarà festa, culminante, almeno dal punto di vista acustico, con la «Grande clameur» delle 19 di oggi, quando tutti, marsigliesi stanziali e di passaggio, sono caldamente invitati per cinque minuti a fare più baccano possibile. In effetti si è fatto molto, magari anche bene. Le realizzazioni sono grandiose. La Friche la Belle de Mai è un'ex area industriale diventata un polo artistico di cinque ettari, una specie di squat istituzionalizzato, una comune della creatività tutta atelier e utopia in uno dei quartieri più difficili della città. La Villa Mediterranee di Stefano Boeri si slancia sul porto. La vecchia Stazione sanitaria, la Ellis Island di Marsiglia, dove un tempo gli immigrati dal Nordafrica venivano docciati e cosparsi di Ddt, si trasformerà nell'ennesimo museo. Il Vieux Port è stato sistemato e pedonalizzato. Il MuCem, il Museo delle Civilizzazioni europee e mediterranee, di cui si parla da almeno vent'anni, aprirà finalmente in giugno. La stazione marittima è diventata un superloft per mostre trendy. Però molti musei aprono oggi e chiudono lunedì. Sono più i cantieri aperti di quelli chiusi: le visite si fanno fra operai lavoranti e imprecanti. E cosa fare, ad anno finito, di tutto questo ben di Dio immobiliare non è chiaro. Ma, ritardi e incertezze a parte, il calendario comprende più di 500 manifestazioni, il 70 per cento delle quali a Marsiglia. Per una previsione di dieci milioni di visitatori e un conto di più di 600 milioni di euro, e senza fondi europei. Per la seconda città francese, dove finora la vetta culturale era l'Olympique Marsiglia, è moltissimo. Infatti lo scetticismo è diffuso. Marsiglia soffre della cronica mancanza di una borghesia intellettuale. Le sue banlieue sono quanto di più simile al Bronx si possa trovare in Francia. Metà delle famiglie non paga le tasse. E l'editrice Jeanne Laffitte racconta che ci si vende lo stesso numero di libri che a Metz: ma Marsiglia ha il triplo di abitanti. Stando così le cose (non troppo bene), è difficile che la città si entusiasmi perla splendida testa di Cesare trovata in fondo al Rodano o per l'arte concettuale. «Ma quando vedranno che tutto questo è un investimento sul futuro si appassioneranno, vedrà», promette il senatore-sindaco Jean-Claude Gaudin, di destra quindi litigante con dipartimento e regione di sinistra, che è forse il politico francese di più lungo corso (consigliere dal 1965, sindaco dal 1995) e certamente il più simpatico. «La città - accusa - soffre della sovramediatizzazione delle faide fra delinquenti. Ma non è solo droga e violenza, anzi. Abbiamo fatto molto. Gli investimenti «valgono» almeno 18-20 mila posti di lavoro. Abbiamo tappezzato Parigi di manifesti: «Scendete nella capitale». Divertente, no? Cosi i parigini capiranno che non hanno il monopolio dello spirito». Il modello dichiarato è Lilla, nel profondo Nord, capitale europea della Cultura nel 2004. Era cosi economicamente sinistrata da risultare quasi sinistra, poi azzeccò il suo anno, per ogni euro speso ne entrarono in cassa dieci e da allora ha cambiato faccia e modello di sviluppo. Gaudin spiega la filosofia di quest'anno, capitale per tutti e soprattutto per lui: «Marsiglia è sempre stata una porta sul Mediterraneo, un ponte fra Nord e Sud, una città accogliente, aperta e multietnica, con una popolazione costruita per stratificazioni successive». Infatti. Senza risalire ai greci che la fondarono, nell'ultimo secolo e mezzo sono arrivati gli immigrati italiani, quelli corsi, gli armeni in fuga dal genocidio e i «pied noir» dall'Algeria. E infine gli ex colonizzati africani hanno colonizzato il porto dei colonizzatori francesi: oggi certi quartieri sembrano Algeri, e nemmeno la sua parte migliore. Quindi, con scelta sorprendentemente poco sciovinista (Marsiglia è pur sempre in Francia), esposizioni e iniziative martellano sul tema del meticciato culturale, degli scambi fra civiltà, di un Mediterraneo patrimonio comune di tutti quelli che vivono sulle sue sponde cariche di storia e di problemi. «Méditerranée» è una mostra-fiction dove un Ulisse postmoderno viaggia fra le città mitiche del grande mare della civiltà, Troia, Tiro, Atene, Alessandria, Roma, l'Andalusia araba, Venezia, Genova, Istanbul, Algeri, Tunisi e naturalmente Marsiglia, con i loro scontri ma soprattutto con i loro incontri. Talora esagerando nel politically correct: che c'entra il video su Carlo Giuliani? Però la sfida è affascinante. E se il messaggio è questo, vincerla non sarà un bene solo per Marsiglia, ma anche per tutti noi.