Vecchi rimedi farmaceutici e antichi codici dimenticati sessanta opere e reperti mai visti ora in mostra agli Uffizi Fra i tesori delle cinquecentesche Fonderie fiorentine il sarcofago di una mummia e un cofanetto con ricette e antichi rimedi yyLa mostra "L'alchimia e le arti. La Fonderia degli Uffizi da laboratorio a stanza delle meraviglie" sarà aperta fino al 3 febbraio nella Sala delle Reali (degli Uffizi). È aperta nei giorni feriali e nei festivi dalle 10 alle 17 (chiuso il lunedì, ingresso libero). È accompagnata dal catalogo edito da Sillabe. L'esposizione è visitabile anche con tour guidati il venerdì alle 10, 12, 14.15 e 15.30; il sabato alle 12, 14.15, 15.30. Laboratori didattici gratuiti alle Reali Poste "La chiave magica della Fonderia" domani, il 19 e 26 gennaio e il 2 febbraio dalle 10 alle 12 (dai 6 anni, prenotazione obbligatoria al seguente indirizzo didatticacontemporaneagmail.com). Per info: 055 2388742, oppure www.amicidegliuffici.it di Gabriele Rizza La serie dei "Mai Visti", che nelle sale delle Reali Poste da alcuni anni sfoggia repertori nascosti e nascosti giacimenti di quel cantiere senza fine che sono gli Uffizi, si arricchisce di un nuovo tassello che a quella dicitura aggiunge un sapore ancora più misterioso e un fascino autentico. È aperta infatti la mostra "L'alchimia e le arti. La fonderia degli Uffizi: da laboratorio a stanza delle meraviglie" che indaga e svela attraverso una sessantina di opere - ci sono dipinti, sculture, incisioni, codici, antichi rimedi farmaceutici, ampolle, fossili animali e vegetali, testi a stampa illustrati - la passione speciale e l'interesse "ambiguo" che a partire dal Cinquecento legava i Signori di Firenze, i Medici, al mondo della magia coniugata alla scienza, in un balletto di osservazioni e trasformazioni delle materie, frantumazione dei simboli, decifrazioni e sperimentazioni chimiche, nel solco di un mecenatismo squisitamente scientifico avviato da Cosimo I. Fu lui a stabilire la prima fonderia in Palazzo Vecchio e dei suoi interessi per l'alchimia e per i segreti delle scienze naturali resta una vivida testimonianza in alcuni manoscritti redatti da personaggi della sua corte. Gli Uffizi, prima che somma galleria e splendida quadreria, furono un laboratorio di ricerca e una fucina di "prodigi". Da quando nel 1586 Francesco I decise di trasferirvi, in ambienti attigui alla sala dove per decenni ha soggiornato il michelangiolesco Tondo Doni, la fonderia paterna creando così una straordinaria collezione di "naturalia, mirabilia e preziosa" e dando vita a un ambiente dove l'incrocio tra scienza e arte favorì l'incontro tra artisti e artigiani, distillatori e alchimisti che poterono sperimentare, oltre a segreti farmaceutici, anche ricette per la porcellana, per la fusione del cristallo di rocca, per la lavorazione del vetro, della maiolica e del porfido. A capo della truppa lo stesso Granduca Francesco che si fece allestire allo scopo una stanza tutta per sé e per il rampollo Antonio. «L'alchimia - spiega la curatrice dell'esposizione Valentina Conticelli - era una pratica comune in molti corti italiane che, aldilà degli aspetti più fantasiosi e immaginifici, come la trasformazione dei metalli in oro, scendeva a patti pratici e manifatturieri con le botteghe che lavoravano il vetro, la ceramica, la porcellana». Qui venivano distillati farmaci e rimedi poi donati, in preziosi cofanetti d'ebano, a nobili e sovrani di tutta Europa, del Medio Oriente e persino delle Americhe, a dimostrazione di una fitta attività produttiva che proseguì ininterrottamente fino alla metà del Settecento. Fra gli oggetti più interessanti e curiosi troviamo un ritratto di Francesco I eseguito in porcellana secondo la ricetta elaborata in fonderia e un raro testo a stampa di Leonhard Thurneysser, mago, astrologo e ciarlatano che condusse un esperimento rimasto celebre, la trasmutazione di un chiodo di ferro di cavallo in oro, citato da tutti i visitatori stranieri della Galleria nei secoli successivi. «Questa mostra all'incrocio fra arte e scienza, magia e tecnologia - sottolinea la sovrintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini - evoca un elegante fantasma mediceo, quello della Fonderia e ritrova il suo posto nella storiografia e nella storia delle arti della Firenze medicea uno straordinario insieme di percorsi investigativi e di processi produttivi, in cui s'impegnavano risorse ingenti a occuparsi di erboristeria, farmacologia, cosmetica, alchimia e altro ancora». Fra gli oggetti esposti c'è anche un raro cofanetto contenente rimedi della Fonderia degli Uffizi, che è attualmente conservato a Roma, al museo dell'Accadermia di storia dell'arte sanitaria; un codice plumbeo di alchimia proveniente dall'Archivio di Stato di Firenze e il sarcofago di una delle mummie della Fonderia che è stato riscoperto all'interno dei magazzini-deposito del museo archeologico fiorentino. La mostra, ideata dalla Galleria degli Uffizi, è organizzata dall'Associazione di amici dello stesso museo del quale, ogni anno, vengono presentati aspetti poco noti delle preziose collezioni da esso custodite.