Non doma, a una quarantina di giorni dalle elezioni la Regione Lazio farà dunque ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha bocciato il suo piano dei rifiuti. Non c'è il tempo per fare un altro piano: ne resta invece abbastanza per far girare ancora un bel po' di carte bollate. L'emergenza dei rifiuti è conclamata da più di due anni e il contributo che ha dato la classe dirigente regionale in così tanto tempo è stato prevalentemente questo. Ovvero, far girare carte. Documenti, piani e contropiani. E poi ricorsi e controricorsi. Per non parlare delle interviste, delle esternazioni, delle accuse reciproche. Non sapendo evidentemente affrontare e risolvere il problema, si è scelta la strada delle chiacchiere e delle finzioni burocratiche. Producendo anche il grave effetto collaterale di una figuraccia continentale, se è vero che Bruxelles sta valutando seriamente la possibilità di un deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Va riconosciuto che esistono anche notevoli responsabilità precedenti alle attuali maggioranze, le quali coinvolgono gestioni di segno politico opposto. A Roma il problema dei rifiuti ha infatti origini lontane. Per anni le stesse amministrazioni cui partecipavano gli ambientalisti l'hanno sempre considerato con colpevole sufficienza. Privilegiando la via della discarica rispetto a quella del riciclaggio intelligente per pura (e miope) convenienza economica. Resta il fatto che nemmeno negli ultimi due anni si è riusciti a trovare il minimo spiraglio per venir fuori da una situazione indecorosa. Esiste forse qualche altro Paese sviluppato la cui capitale è assediata dalla spazzatura? Come non bastasse questa clamorosa débacle politica, sta emergendo da più parti la sventurata tentazione di cavalcare durante la campagna elettorale l'onda della protesta suscitata dal decreto messo a punto dal ministro per l'Ambiente Corrado Clini imponendo agli altri impianti regionali di contribuire al trattamento dei rifiuti di Roma. L'europarlamentare del Partito democratico Francesco De Angelis ha definito il provvedimento «indecente». Il suo collega sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone, ha chiamato a raccolta i sindaci dei Comuni del Lazio meridionale contro «l'ennesimo attacco al nostro territorio». Il presidente della Provincia di Frosinone, il parlamentare del Pdl Antonello lannarilli, ha arringato un centinaio di politici ciociari perché blocchino l'arrivo dell'immondizia dalla Capitale. Mentre il consiglio provinciale di Viterbo, a maggioranza di centrodestra, ha dato mandato al presidente della Giunta Marcello Meroi, ex deputato di Alleanza nazionale, di saldare una santa alleanza con Frosinone e Latina in grado di sbarrare la strada all'applicazione del decreto. Scene purtroppo già viste. Nel Lazio e altrove: in Campania, per esempio. Ed è semplicemente incredibile constatare come la drammatica esperienza dell'emergenza rifiuti in quella Regione non abbia insegnato davvero nulla.
ROMA Chiacchiere e carte bollate (ermergenza rifiuti)
La Regione Lazio sta per ricorrere al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tar che ha bocciato il suo piano dei rifiuti. L'emergenza dei rifiuti è stata conclamata da più di due anni e il contributo della classe dirigente regionale è stato prevalentemente quello di far girare carte burocratiche. Il problema dei rifiuti ha origini lontane e le stesse amministrazioni che partecipavano agli ambientalisti hanno sempre considerato la discarica come la via più conveniente. Non è stato possibile trovare un minimo spiraglio per uscire dalla situazione indecorosa. Il decreto del ministro per l'Ambiente Corrado Clini è stato criticato e alcuni politici hanno chiesto di bloccare l'applicazione del decreto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo