- ROMA Cambiamenti «epocali». Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi definisce il varo del nuovo Codice dell'amministrazione digitale e le misure sul ricorso .generalizzato-al "silenzio-assenso" per le «istanze» agli uffici pubblici, che saranno contenute nel prossimo decreto sulla competitività. Il legame tra i due provvedimenti è indiretto. Il Codice, che è stato varato ieri definitivamente dal Consiglio dei ministri, prevede tempi certi per tutte le procedure gestite dalla pubblica amministrazione. Con il risultato di spianare di fatto la strada al meccanismo del silenzio assenso. Che, per effetto del prossimo action plan su sviluppo e competitività, scatterà una volta trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione di richiesta di autorizzazione alla Pa. Ad annunciarlo è lo stesso Berlusconi: «Per chi presenta la domanda per avere una autorizzazione per qualsiasi intrapresa attività economica o modifica architettonica, ci sarà un termine, per esempio 30 giorni, scaduto il quale l'autorizzazione si intende concessa». Una sorta di silenzio-assenso generalizzato, dunque. Contro il quale, però, si scagliano subito Verdi, Legambiente e il Wwf evocando nuove «ondate di abusi e scempi». E su cui il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini sembra voler marciare con maggiore cautela, precisando che «restano comunque esclùsi dal provvedimento alcuni settori particolarmente sensibili e alcune specifiche fattispecie di particolare delicatezza». In altre parole, il silenzio-assenso non scatterebbe per le procedure burocratiche riguardanti, oltre che la Difesa e la sicurezza, i beni culturali e ambientali. Baccini inoltre sottolinea che «sta alle Regioni la competenza in materia urbanistica». In questo caso, quindi, le decisioni sull'eventuale applicazione del silenzio-assenso spetterebbero agli enti territoriali. Il premier sembra péro prospettare un intervento diverso: il concetto del silenzio-assenso «è un passo importantissimo nella direzione di una piena libertà dei cittadini e di una non sottomissione dei cittadini alla burocrazia dello Stato. Questo vale per le istituzioni centrali, varrà anche per le istituzioni locali». Inoltre - ha aggiunto Berlusconi riferendosi anche al varo del Codice sull'amministrazione digitale lo Stato spenderà molto meno». Il Governo ha insomma deciso di puntare molto sul meccanismo del "silenzio-assenso", peraltro già previsto, seppure con modalità limitate, da una legge del 1990 (quella sulla trasparenza amministrativa) rimasta per lunghi anni in gran parte non attuata e osteggiata dalla burocrazia. Due gli interventi principali previsti dall'attuale bozza di decreto sulla competitività: il rafforzamento della Dia (denuncia inizio attività) per favorire l'avvio di nuove attività produttive e il silenzio-assenso per tutte le istanze alla Pa. In entrambi i casi sono previste alcune eccezioni. Ma la decisione del Governo non piace affatto agli ambientalisti. Tra i primi ad andare all'attacco è il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: le regole annunciate dal Governo sono «un ennesimo premio all'illegalità, chi c'è a Palazzo Chigi? La banda Bassotti?». Negativo anche il giudizio di Wwf e Lagambiente: «La generalizzazione del "silenzio-assenso" rischia di esporre il nostro Paese ad un ennesima sequenza di scempi ambientali, nel campo dell'abusivismo come in quello della vendita dei beni». Per Ermete Realac-ci (Margherita) queste misure rischiano di configurarsi «come un indiscriminato "tana libera tutti"».
Polemica sul silenzio-assenso generalizzato
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha definitivamente varato il Codice dell'amministrazione digitale, che prevede tempi certi per tutte le procedure gestite dalla pubblica amministrazione. Il provvedimento è stato accompagnato da misure sul ricorso "silenzio-assenso" per le istanze agli uffici pubblici, che saranno contenute nel prossimo decreto sulla competitività. Il silenzio-assenso sarà una sorta di autorizzazione implicita per le richieste presentate entro 30 giorni dalla presentazione, se non viene contestata. Il ministro della Funzione pubblica, Mario Baccini, ha precisato che alcuni settori, come la Difesa e la sicurezza, e alcune fattispecie di particolare delicatezza, restano esclusi dal provvedimento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo