CALICI, OSTENSORI DIPINTI RINVENUTI DAI CARABINIERI FRUTTO DI 24 FURTI COMMESSI ANCHE IN ALCUNE CASE D'ASTA L'INDAGINE La sala dei carabinieri per la tutela culturale pare quasi una sacrestia: vi sono allineati 50 oggetti sacri. Sono calici, dipinti, ostensori, candelabri, crocifissi, reliquiari. «Tutti rubati e recuperati», spiega il capitano Gianpietro Romano, a capo della sezione antiquariato dei «carabinieri dell'arte» e, ad interim, anche comandante del reparto operativo: «Provengono da 24 furti, compiuti nell'ultimo decennio specie a Roma, ma anche nel Lazio; e un po' in Umbria e Basilicata». Valore stimato, di 600 mila euro: provengono da alcune tra le più importanti chiese della Capitale. Come Santa Maria in Via, dove ha la sede anche l'Associazione italiana Amici del Presepe, e ne è stato rubato uno napoletano del Settecento; Santa Francesca Romana, da cui viene la copia del Seicento d'un Guido Reni, una Madonna in preghiera; San Biagio e Carlo ai Catinari, dove si conservava, e si tornerà a conservare, un calice in argento dorato di Stefano Sciolet II, famoso orafo a Roma a metà Ottocento; San Lorenzo in Lucina, da dove era sparito un altro calice argenteo; Sant'Agnese in Agone; Santa Maria in Vallicella, dove due candelabri da parete in argento e pietre dure erano ai lati dell'altare di San Filippo Neri; Sant'Ignazio e San Francesco a Ripa, attigua proprio ai carabinieri per la Tutela, dove c'era un candelabro a tre fuochi del Seicento, intagliato in legno. EREDITÀ Da Sant'Agnese, chiesa già dei Doria Pamphili, derivano quattro candelieri in bronzo del Seicento, con lo stemma di famiglia (la colomba con un ramoscello d'ulivo in bocca); e altro ancora da Viterbo, Vetralla, Genazzano, Albano. Gli oggetti sono accomunati da una storia curiosa. Un celebre legale lucano, morto nel 2007, aveva lasciato parte di una collezione cui si era dedicato per tutta la vita, alle aste e sui mercatini, non alla moglie, ma a un'altra donna: pare solo legata a lui da motivi professionali. Da una passione irrefrenabile, nasce una causa civile, da cui deriva anche un inventario: erano migliaia di reperti, non acquistati dai ricettatori ma sempre in buona parte rubati. Parte di questi oggetti affiorano sul mercato; e i carabinieri li riconoscono nella loro formidabile banca-dati, che immagazzina quattro milioni di pezzi da ricercare. Le chiese sono i luoghi più violati di tutti, e Lazio e Lombardia, guarda caso, le regioni più colpite; ma ora, 24 furti si sono conclusi con un almeno parziale recupero. L'ANTIQUARIO «Per una volta tanto, indagini normali: senza usare dei metodi troppo sofisticati», dice il capitano. Perquisiti tutti i famigliari dell'erede; trovati magazzini e case che contenevano la refurtiva; sette persone denunciate: anche un antiquario romano compiacente (per carità, i carabinieri di nomi, in questi casi, non ne fanno; nemmeno quello di via del Babuino, da cui invece proviene una Natura morta con fiori di Giuseppe Recco, autore del Seicento, che gli era stata rubata nel 2004). «Ma il lavoro non è ancora finito», dicono i carabinieri; per esempio, hanno trovato una sola statuina del Presepe napoletano del Settecento, che aveva nove pastori di discreta misura: «Qualcosa può essere già stato venduto; adesso, cercheremo di capire a chi». BANCA-DATI Una volta tanto, i «carabinieri dell'arte» non hanno messo le mani (non le manette: la legge permette solo denunce a piede libero) direttamente su chi ruba gli oggetti, ma sono arrivati ai ricettatori, partendo dal defunto che li aveva comperati. Anzi, dall'erede di uno tra loro, e dalla causa civile che ne era seguita, perla suddivisione. E dal loro intuito, dalla capacità di identificare la refurtiva nella banca-dati. In quarant'anni, fino al 2010, i furti nelle chiese italiane sono stati 20.275, ad una media di ben 506 ogni anno: quasi due al giorno. Superati solo da quelli in danno dei privati (27.275). Ma i recuperi dei carabinieri viaggiano ormai su una percentuale non troppo lontana dalla metà di quanto viene sottratto: sempre in quarant'anni, soltanto i reperti archeologici rinvenuti sono stati poco meno d'un milione. Perché, purtroppo, in Italia l'arte va a ruba nel senso letterale del termine: ogni mese spariscono oltre cento oggetti, e le più colpite sono, appunto, le chiese. VENDITE ON-LINE «Gli oggetti ecclesiastici», dicono i carabinieri, «hanno sempre un buon mercato: è quello degli antiquari, diciamo così, fin troppo disinvolti, e dei mercatini. Da qualche tempo, è anche in notevole aumento la vendita on-line: attraverso gli acquisti compiuti in internet». Ma questi oggetti non hanno avuto bisogno di tecnologie sofisticate: per essere rubati, per essere commercializzati, per essere identificati, e, infine, per essere finalmente ritrovati.