Nell'Italia dei beni culturali da salvare Terra di Lavoro spicca per tre emergenze: la Reggia di Caserta, il Real sito di Carditello e le chiese rupestri di Cales. Un'inchiesta de «L'Espresso» mappa i tesori italiani da proteggere e dopo Napoli, quella di Caserta è la provincia campana con il maggior numero di urgenze. La presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, ha segnalato i due siti borbonici, Silvia Ronchey le chiese calene. «Come Cassandre - dice Maria Carmela Caiola, presidente di Italia Nostra Caserta - da anni annunciamo il degrado del territorio. La responsabilità, quasi inutile ricordarlo, è della classe dirigente. Paradossalmente neanche l'avvicinarsi delle elezioni spinge verso la difesa dei beni artistici e culturali. La domanda allora è: ma nessuno impara niente dall'esperienza? Sono cinquant'anni che si attendono segnali che mancano. Obama ha indicato nella cultura l'arma per combattere la crisi, fa così anche la Merkel in Germania. E noi? Lasciamo che cadano cornicioni, teniamo chiusi i monumenti, assistiamo inermi alle aste deserte per Carditello». Nel territorio dell'antica Cales le due chiese rupestri segnalate, chiamate Grotta dei Santi e Grotta delle Formelle, insistono su un terreno privato, complicato dunque raggiungerle. «Si tratta di costruzioni del X-XI secolo - dice Antonio Salerno, direttore dell'Ufficio Archeologico di Calvi Risorta - in cui sono conservati, soprattutto nella chiesa dei Santi, affreschi di pregiata fattura. Il primo grande problema è l'assenza di custodia. Le due grotte sono su suolo privato. Sono protette unicamente da un cancello ma questo, si capisce bene, non può essere un vero deterrente per i malintenzionati. Qualche tempo fa i carabinieri del nucleo tutela recuperarono in Grecia, in casa di un armatore, gli affreschi strappati dalla chiesa delle Formelle. Ritornati in Italia, grazie ai patti bilaterali tra le due nazioni, furono portati alla Reggia di Caserta. Giacciono, da allora, nei depositi del Palazzo». Dall'inchiesta emerge, come unico dato confortante, che negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza, da parte della cittadinanza, dell'importanza dei beni culturali e della necessità di intervenire con azioni costruttive, anche di protesta. Il caso delle associazioni pro Carditello assurge così a modello per l'Italia, l'impegno di centinaia di volontari per tenere alta l'attenzione sul degrado del sito ha fatto bene alla piccola reggia anche se non è ancora riuscita a salvarla. «I nostri amministratori - conclude Caiola - non vengono da altre galassie. Sono figli della nostra terra e delle nostre culture. E a loro che va indirizzata la protesta e se questa non viene intercettata c'è da chiedersi perché. Potremmo vivere, sempre lo stesso dire, solo di cultura».