Una coincidenza, cioè il verificarsi contemporaneo e casuale di due o più fatti, può generare una storia, quando qualcuno sostituisce la casualità con un'idea, che dia un senso compiuto al coincidere. Del tutto casualmente, l'avarissima provvidenza che soccorre i nostri cosiddetti beni culturali ha disposto che, a cavallo tra il 2012 e il 2013, Venezia potesse riscoprire (o scoprire?) tre immensi capolavori di Tiziano: sono giunti a termine, quasi contemporaneamente, gli interventi di restauro della "Presentazione di Maria al Tempio" alle Gallerie dell'Accademia, de "L'Assunta" ai Frari e del "Martirio di San Lorenzo" della chiesa dei Gesuiti. Un simile coincidere di straordinari eventi tizianeschi in qualunque capitale culturale d'Europa avrebbe spinto non so chi (il non so chi, per la verità, è circoscritto a quanto accade o non accade nella presente incomprensibile Venezia) ad allestire un racconto che unisse tra loro tre momenti veramente determinanti lungo l'intera, incredibile epopea pittorica di Tiziano. Se si fosse colta l'occasione Venezia avrebbe potuto esibire cosa significa, una volta tanto, predisporre un fatto culturale che divenisse sintesi stimolante sia per spettacolarità espositiva, sia per serietà di studi, ricerche, interventi di restauro, compresa la civica serietà dei soggetti privati che si sono spesi per il bene di quei tre capolavori. Innanzitutto Save Venice attiva rispettivamente ai Frari e alle Gallerie dell'Accademia, e poi la Banca d'Alba (Piemonte) per la sconvolgente, ignea, irrespirabile aria che si fonde attorno ai fuochi di una notte-fornace, dove fiamme e carboni roventi abbruciano il santo corpo di Lorenzo e le sepolcrali architetture della Città degli idoli, fino alla consumazione di tutta la vecchia storia dell'umanità. Qualcuno ha deciso che proprio questo capolavoro (provvisoriamente esposto all'Accademia), dopo essere stato a lungo lontano da Venezia perché sottoposto a uno splendido restauro, debba di nuovo essere rispedito via. Precisamente a Roma, visto che a marzo si aprirà la mostra su Tiziano nelle Scuderie del Quirinale. L'improvviso e del tutto imprevisto trasferimento a Roma del "Martirio" ha impresso, o meglio, ha pericolosamente interrotto un percorso che prevedeva una più lunga permanenza ad Alba, così da consentire un rientro "pilotato" a Venezia, dato che a monte c'è un serissimo problema. Lionello Puppi, tra i maggiori studiosi di Tiziano, da tempo auspica il restauro dell'altare che da secoli accoglie quell'opera nella chiesa veneziana: "Il ritorno nella sede originaria potrà avvenire - osserva Puppi - solo quando questa sarà bonificata, perché nelle attuali condizioni provocherebbe un rapido e rischiosissimo processo di degrado". Ora, a parte il ruvido sgarbo nei riguardi dei magnifici piemontesi di Alba, che si sono visti sottrarre anzitempo il Tiziano, la domanda è: chi metterà a disposizione saperi e risorse finanziarie per porre in sicurezza l'altare orbo del "Martirio"? La speranza è che i Gesuiti sappiano destreggiarsi tra le burocrazie ministeriali e le promesse e le mezze verità di coloro che hanno preteso il trasferimento a Roma offrendo, forse, in cambio i soldi necessari alla bisogna. Per concludere, Venezia, qui intesa come amministrazione dello Stato, non solo ha sprecato l'occasione di mettere a progetto sensato l'esaltante coincidenza dei tre Tiziano effettivamente riscoperti, ma ha dimostrato anche di non avere idee in merito al ritorno in laguna del capolavoro. Volendo, il discorso potrebbe essere ripreso positivamente, sapendo che verso la fine della prossima estate all'Accademia è prevista una raffinatezza tizianesca in collaborazione col Prado. Intanto però chi paga il restauro non semplice dell'altare da dove, per il momento, è doveroso tenere lontano il "Martirio"?