Gent.mi Amici, la prossima settimana invierò all'Autorità Palestinese, al Governo di Israele, al Segretario Generale dell'UNESCO ed ai Governi degli Stati ratificanti la Convenzione de L'Aja del 1954 (l'Italia è fra questi) l'appello che Vi allego di seguito. Prego quanti fossero sensibili alle problematiche connesse alla salvaguardia del patrimonio culturale della Terra Santa di aderire all'Appello (inviando una e-mail, entro il 7-8 marzo, all'indirizzo di posta elettronica isformlibero.it oppure osservatoriobctin.it) e di divulgarlo. Grato per la collaborazione Vi saluto cordialmente. Fabio Maniscalco TESTO DELL'APPELLO To the President of the Palestinian Authority, H.E. Mahmoud ABBAS To the Palestinian Ministry of Tourism and Antiquities, H.E. Mitri ABU AITA To the President of Israel, H.E. Moshe KATZAV To the Prime Minister of Israel, H.E. Ariel SHARON To the General Secretary of UNESCO To the Heads of Government Parties to The Hague Convention of 1954 Copy to: U.N. General Secretary Appello (traduzione italiana) Il sottoscritto Fabio Maniscalco, in qualità di direttore dell'"International Observatory for the Protection of Cultural Heritage in Areas of Crisis" ed a nome di quanti vorranno aderire al seguente appello, Premesso che - a seguito dei molteplici conflitti armati dello scorso secolo, dopo un travagliato e talvolta contraddittorio iter, la Comunità Internazionale ha individuato alcuni strumenti giuridici finalizzati alla salvaguardia del patrimonio culturale nelle aree a rischio bellico. Ci si riferisce, nello specifico, alla Convenzione de L'Aja del 1954 ed ai due Protocolli del 1954 e del 1999; - la Convenzione de L'Aja del '54 a tutt'oggi è il principale strumento normativo multilaterale, dedicato alla protezione dei beni culturali in tempo di guerra; - i principi della Convenzione de L'Aja del '54 continuano ad essere disattesi; - dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si sono susseguiti oltre 100 conflitti, internazionali, misti e interni, che hanno prodotto la dissoluzione di una notevole quantità di beni culturali. Una dissoluzione che, in parte, dipende dalla mancanza, nell'ordinamento giuridico internazionale, di un Organo, con un ruolo codificato dal diritto internazionale, in grado di promuovere, far approvare, diffondere e applicare norme cogenti e con caratteristiche di generalità e di universalità e dall'assenza, nelle Convenzioni vigenti, di prescrizioni esplicite relative alle responsabilità penali individuali ed alle sanzioni da infliggere agli Stati inadempienti; - nella Premessa della Convenzione de L'Aja del '54, gli Stati ratificanti riconoscono che "i danni arrecati ai beni culturali, a qualsiasi popolo essi appartengano, costituiscono danno al patrimonio culturale dell'umanità intera, poiché ogni popolo contribuisce alla cultura mondiale" e che "la conservazione del patrimonio culturale ha grande importanza per tutti i popoli del mondo e che interessa assicurarne la protezione internazionale"; - affinché il diritto internazionale abbia un concreto valore per la salvaguardia del patrimonio culturale nelle aree a rischio bellico, sarebbe necessaria la ratifica dei trattati vigenti da parte del maggior numero possibile di Stati (soprattutto di quelli coinvolti o impegnati in conflitti armati); - nel corso della lunga ed interminabile crisi in Medio Oriente molti beni culturali e cultuali, delle contrapposte fazioni, sono stati distrutti, danneggiati o trafugati; - la Palestina non è riconosciuta come Stato e, quindi, non può ratificare trattati; - benché lo Stato di Israele, nel 1957, abbia ratificato la Convenzione de L'Aja del 1954, non è tenuto a rispettarne le norme dal momento che l'Autorità Palestinese non ha ratificato la Convenzione stessa. Chiede all'Autorità Palestinese - di sensibilizzare l'opinione pubblica locale in merito al rispetto della propria e dell'altrui identità storica e culturale e di adottare ogni provvedimento utile per tutelare l'intero patrimonio culturale, mobile ed immobile, materiale ed immateriale, della Palestina; - di promulgare norme nazionali, in materia di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, più idonee alle rinnovate esigenze della Palestina; - di presentare un'istanza all'UNESCO al fine di ottenere una "autorizzazione" a ratificare la Convenzione de L'Aja del 1954 ed i suoi Protocolli Addizionali del 1954 e del 1999. Chiede al Governo di Israele - di sensibilizzare l'opinione pubblica e le Forze Armate dello Stato di Israele in merito al rispetto della propria e dell'altrui identità storica e culturale e di adoperare ogni misura utile ad attuare i principi della Convenzione de L'Aja del 1954, sia nei propri territori, sia nei territori palestinesi. - di appoggiare, presso l'UNESCO, l'eventuale richiesta presentata dall'Autorità Palestinese di ratificare la Convenzione de L'Aja del 1954. Chiede all'Unesco ed ai Governi degli Stati Ratificanti la Convenzione de L'Aja del 1954 - Qualora l'Autorità Palestinese presentasse l'istanza di ratifica della Convenzione de L'Aja del 1954, di accoglierla e di favorirne l'implementazione nei territori palestinesi