Sul web l'iniziativa del Fai: più punti da votare per tentare di vincolare i programmi elettorali Primarie anche per la cultura. Le lancia il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, che in vista delle elezioni del 24 e 25 febbraio scende in campo per ricordare ai partiti «un'emergenza da troppi anni dimenticata» e dare loro indicazioni concrete su come muoversi. Perché nei programmi elettorali, sottolinea la presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni, «nessun partito spiega come invertire una rotta che ha portato al disastro dei nostri beni culturali». E poi «basta Porcellum, bisogna ridare voce agli italiani», insiste il Fondo per l'ambiente, e «se i cittadini non possono scegliere i parlamentari - fa notare la presidente - possono però scegliere proposte concrete che poi i candidati possono fare proprie». Da qui l'idea, partita dai Gruppi Giovani del Fai, di coinvolgere gli italiani e farli votare sulle priorità per cultura, paesaggio, ambiente. Testimoniai i grandi della cultura italiana di ogni epoca, da Giotto a Dante, Leonardo, Verdi, Fellini. Quindici i temi su cui si può scegliere (ogni votante può indicarne tre): dalla necessità di garantire al settore almeno 1'1 per cento dei soldi pubblici (adesso è lo 0,19 contro l'1 della Francia e 1'1,20 dell'Inghilterra), alle politiche per lo sviluppo del turismo, alla revisione delle norme che regolano il consumo di suolo (in Italia il cemento si mangia 75 mila ettari al giorno). Da misure che fermino lo svuotamento dei centri storici, ovvero incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche per l'apertura di attività «adatte» alla vocazione architettonica del luogo, ma anche sgravi per chi restaura la propria abitazione nel centro storico, a «Piani certi» per contrastare i disastri ambientali e garantire la sicurezza del territorio. E ancora: incentivi per chi opera nei beni culturali ed una legge per il terzo settore; una riorganizzazione di archivi e biblioteche, per salvare la memoria di tutti, e l'aumento di ore di storia dell'arte nei programmi scolastici. Tra le proposte, anche quella di una programmazione triennale per musica, cinema, danza, teatro e di una agricoltura a «chilometro zero». Oltre ad una nuova riforma per il ministero dei beni culturali (Mibac 2.0), vere agevolazioni per i giovani, un potenziamento degli investimenti nel restauro e nella formazione delle competenze per la conservazione dei beni d'arte, nonché un autentico sostegno allo studio e alla ricerca. Il voto è aperto a tutti (si vota online, basta registrarsi su www.primariedellacultura.it), c'è tempo tre settimane fino al 28 gennaio e i risultati delle votazioni si possono seguire «in diretta» sul sito. Ieri pomeriggio il più cliccato è il primo punto della lista, quello che chiede una quota minima dell'1 dei soldi pubblici per la cultura, preferito dal 17 dei votanti. E anche dalla politica qualche risposta è già arrivata, almeno dal Partito Democratico, che con il responsabile della green economy Ermete Realacci e la presidente della commissione Cultura Manuela Ghizzoni si schiera con il Fondo per l'Ambiente: «L'impegno del Pd, che ha sempre lavorato e per rilanciare quello che in Italia dovrebbe a pieno titolo essere considerata un'industria culturale e della creatività - assicura Ghizzoni - è di recepire anche le indicazioni che giungeranno dalle primarie per la cultura».