Venezia, danni a statue dell'Ottocento Nico Stringa (docente di storia dell'arte contemporanea all'università Ca' Foscari): «Siamo di fronte ad un vero e proprio spazio celebrativo della città. Insieme a San Michele, quello dei Giardini è il luogo civico della scultura veneziana tra 800 e 900, il luogo in cui la scultura ha trovato il suo posto e in cui i personaggi storici di Venezia sono ricordati» Vandali di notte nel parco di Castello, a ridosso della Biennale, armati di punteruolo. Oltraggio alla memoria VENEZIA E' rimasto lì, a fissare la laguna, con il volto sfregiato. Il busto di Richard Wagner nella scultura che lo ritrae nei Giardini di Castello a Venezia, è stato scalfito nella notte di domenica da un atto vandalico. Ad accorgersene per primo, ieri intorno a mezzogiorno, un cittadino veneziano. Stava passeggiando come tutte le mattine per i giardini, quando con la coda dell'occhio ha notato gli sfregi più evidenti: quelli di Wagner appunto. Ma sono nove le sculture che si trovano nello spazio dei Giardini napoleonici vicino all'ingresso della Biennale di Venezia, che nella notte di domenica sono state deturpate. Il naso di Wagner e quello di Giuseppe Verdi sono stati tranciati di netto, ma le scalfiture riguardano anche sculture più antiche, risalenti al 700 e trasportate all'ombra dei tigli sulla laguna, in un periodo successivo alla nascita dei giardini stessi. Forse è stato usato un punteruolo, forse qualche attrezzo più pesante, ma di certo qualcosa che ha comunque permesso di deturpare i volti di quello che potrebbe essere considerato il pantheon civile di Venezia. Sì, perché nel parco, tra tigli e platani, accanto alle allegorie generiche, ci sono i busti e i volti legati alla città e alla sua storia. Wagner e Verdi ma anche Giosuè Carducci, l'aviatore Pier Luigi Penzo, Francesco Querini e il basamento realizzato da Carlo Scarpa per la statua La Partigiana di Leoncillo (eretta nel 1957 e frantumata da un attentato dinamitardo fascista nel 1961, i cui resti sono stati ritrovati nel luglio 2006, sotto un cumulo di rovi e di rottami di legno nell'area della Serra ai Giardini di Castello). «Le sculture in sé non hanno un'importanza artistica rilevante ma siamo di fronte ad un vero e proprio spazio celebrativo della città - spiega Nico Stringa, professore di storia dell'arte contemporanea di Ca' Foscari - insieme a San Michele, quello dei Giardini è il luogo civico della scultura veneziana tra 800 e 900, il luogo in cui la scultura ha trovato il suo posto e in cui i personaggi storici di Venezia sono ricordati». A pochi passi da lì, c'è la Biennale. Nei giardini conosciuti come i giardini di Castello, e disegnati dall'architetto Gianantonio Selva (autore anche del nuovo Teatro La Fenice) spicca infatti anche la scultura dedicata a Riccardo Salvatico, sindaco di Venezia, nel momento della nascita della Biennale (1895). «Si tratta di una celebrazione diretta - spiega Stringa - il suo impegno fu fondamentale per la nascita della Biennale». Fu lui, a spingere per trasformare gli incontri serali degli artisti nelle salette del caffè Florian nella prestigiosa esposizione internazionale. Lui a far sì che tutto potesse cominciare. Ma l'atto vandalico, se di questo si è trattato, non ha fatto certo «selezione storica». Se Wagner infatti ora guarda alla laguna senza naso, fa altrettanto il busto settecentesco di un'allegoria maschile, mentre ad un'allegoria femminile sempre settecentesca, è stato tolto un capezzolo. Una bravata, cui però non è stato possibile dare un volto. I vigili urbani, intervenuti sul posto, hanno dato notizia di reato contro ignoti. Nei giardini non ci sono telecamere a circuito chiuso che potrebbero permettere l'individuazione dei colpevoli in modo diretto. «E' un peccato, si tratta di un danno molto ingente per Venezia - spiega Stringa che, come docente, ha portato più di una volta i suoi ragazzi a visitare i giardini, per mostrare loro dal vivo la scultura di fine 800 primi 900 - potremmo chiamarlo il pantheon degli eroi e dei personaggi illustri veneziani, un luogo di memoria, un luogo di lezione e di studio. Il valore? Inestimabile, anche a livello di impatto visivo. Bisognerà certamente fare qualcosa, prima della prossima Biennale in giugno...» I precedenti. I vandalismi lungo le calli Dal 2010, danni a tre opere Sior Rioba. Due anni fa ad accorgersene per primi erano stati alcuni turisti francesi. Nei primi giorni di maggio 2010, la testa marmorea della statua di «Sior Rioba», uno dei simboli dell'antica tradizione mercantile della Serenissima, venne rubata in Campo dei Mori. Un taglio netto, dalla base del collo della scultura nata come portafortuna (secondo la leggenda toccare il naso in ferro di quello che la tradizione indica come il fratello maggiore di un'antica famiglia di mercanti con l'Oriente, concilierebbe i traffici mercantili) che venne ritrovata solo qualche giorno più tardi in una calle a Cannaregio da un operatore ecologico che la riconsegnò poi ai carabinieri. Le statue dei santi. Nei primi giorni dello scorso dicembre sono state distrutte le statue di San Francesco e Santa Chiara nella chiesa del Santo Nome di Gesù di Santa Chiara, proprio accanto agli uffici della Caritas diocesana e della Casa «Giovanni XXIII» che accoglie le donne in uscita dal carcere.