Parco di Veio distrutta necropoli DANNEGGIAMENTO di sito archeologico, lottizzazione, deturpamento di bellezze naturali. Sono alcuni dei reati accertati dagli agenti del Corpo Forestale alla base del sequestro di unareadicinqueettari. L'area, ricadente nel Parco di Veio, ospitava otto ville di grandi dimensioni. Era stata anche costruita una strada lunga 470 metri e larga 4 che ha distrutto un sito archeologico, che ha contenuto la più estesa necropoli della zona. LA COSTITUZIONE di un ampio comprensorio protetto sull'asse della via Appia, al fine di assicurare lamigliore conservazione dei caratteri storici e del paesaggio in quellaparte del suburbio romano tanto amata e celebrata dalla cultura europea nel corso degli ultimi tre secoli, è stata un'impresa non facile e tuttora assai lontana dall'essere conclusa. Attraverso un processo sviluppatosi non sempre linearmente negli ultimi quarant'anni verso l'obiettivo di sottrarre il territorio dell'Appia alle mire della speculazione immobiliare, dapprima lo Stato e il Comune di Roma e poi anche la Regione avevano instaurato una serie di norme di tutela, con il piano regolatore, con vincoli archeologici e di paesaggio, con leggi regionali, I che lasciavano sperare in un progressivo rafforzamento delle capacità di controllo su aspetti di pubblico interesse, quali sono appunto il paesaggio ed i monumenti antichi. E di quale paesaggio e di quali monumenti si tratti quando si parla della via Appia sanno bene tutti coloro che hanno a cuore le bellezze e la storia della nostra terra. Mai speranza è stata così mal riposta. La nobile e plurisecolare tradizione giuridica di tutela delle opere d'arte e delle bellezze naturali elaborata in Italia è ora vanificata da norme per-ìmissive nei confronti di ogni forma di abuso, già introdotte nel nostro ordinamento, ed è inoltre minacciata da incalzanti proposte di legge intese a scardinare quanto resta del sistema di difesa del patrimonio storico artistico e del paesaggio; sistema tuttora preso ad esempio in quei paesi che intendono dotarsi di strumenti di tutela. Ancora più sconcertante è la posizione assunta di recente dagli uffici centrali e regionali del Ministero per i beni e le attività culturali che hanno chiaramente adottato un nuovo orientamento, non si comprende se in attuazione di direttive politiche o per spontanea inclinazione al disarmo. E stato abbandonato il programma, perse guito da oltre venticinque anni, di proteggere gradualmente l'intero comprensorio dell'Appia con vincoli archeologici, secondo le attese della cultura universale. Circa la metà del territorio gravitante sulla via Appia, infatti, richiede ancora l'adozione di provvedimenti di tutela. Dal momento in cui sono state istituite le direzioni 'regionali', in realtà uffici ministeriali spesso diretti da funzionari privi di qualunque specifica competenza culturale necessaria per valutazioni di natura scientifica, nella nostra regione è stato inficiato ogni intento di tutela archeologica di ampia portata, come è nel caso della via Àppia. Per non parlare dell'irregolare condono di abusi edilizi macroscopici, anche direttamente a ridosso della via Appia ,favorito mediante l'inos-servanza delle norme che rendono obbligatorio il parere dell'ufficio preposto alla tutela archeologica. Tutto questo avviene stranamente mentre si diffonde una sensibilità sempre più attenta da parte dei cittadini nei confronti delle qualità fondamentali del nostro ambiente. Ne è un esempio un progetto di iniziativa popolare inteso a is tituire un parco nella zona del Colle dela Strega presso la Cecchignola, ossia su una porzione di territorio ubicato tra l'Eur e la via Ardeatina, assai pregiato per i suoi caratteri naturalistici, ricco di resti archeologici e già riconosciuto di notevole interesse per il paesaggio. Proprio in virtù di queste sue qualitàl'area è stata finora risparmiata dalla disordinata trasformazione che ha menomato il territorio circostante. Tale fortunata circostanza non sembra però destinata a durare. Vi sono infatti propositi di pesante edificazione che, se realizzata, risulterà devastante perl'intera zona. In effetti l'area del Colle della Strega e del fosso della Cecchignola possiede i requisiti necessari per entrare a far parte del Parco regionale dell'Appia. otrebbero infatti esservi inseriti il corridoio costituito dal fosso, con le sue fasce di rispetto, ed i terreni ancora non edificati ad esso adiacenti nelle tenute della Cecchignola e di Tor Pagnotta. L'e-stensione ramificata del territorio del Parco su suoli ancora liberi all'interno del tessuto edilizio, anche su ambiti territoriali non particolarmente estesi, potrebbe costituire una strategia vincente per la riqualificazione del suburbio romano sul versante meridionale.