Il progetto per inserire il complesso monumentale nel Polo Museale della città Il sovrintendente delinea il piano per il recupero dopo anni di abbandono I Girolamini stanno diventando un simbolo positivo per Napoli. Prima abbandonati e depredati e ora, finiti sotto i riflettori, possono avere una nuova occasione nella loro secolare storia artistica. La visita del presidente Giorgio Napolitano lo ha sottolineato con la forza della sua presenza. Ad accompagnarlo c'era anche Fabrizio Vona, il sovrintendente al Polo Museale che ha fatto da cicerone nella parte di sua competenza («Ma non ce ne sarebbe stato bisogno: Napolitano conosceva benissimo la storia e il valore del complesso monumentale»). Sovrintendente, allora i Girolamini entreranno a far parte del Polo Museale? «Non corriamo è un progetto, anche ambizioso, sul quale bisogna lavorare». Ma ci state lavorando? «Per ora è prematuro parlarne. Quando ci saranno delle certezze potremo scendere nei dettagli. I Girolamini sono demaniali, renderli organici al Polo Museale aprirebbe possibilità davvero interessanti». Sarebbe il primo museo del Polo nel cuore dei Decumani. Come lo sfruttereste? «I Girolamini sono un complesso infinito con straordinarie possibilità. Hanno una Quadreria unica e spazi molto versatili». Intanto sono arrivati i primi finanziamenti. «Sì. Dai fondi dell'Unesco sono stati assegnati quasi 8 milioni e altri 3 sono venuti dalla Regione Campania che servono essenzialmente per il recupero delle facciate, quella della chiesa su via Tribunali e quelle del resto del complesso su via Duomo». E all'interno? «Umberto Bile, conservatore per conto del ministero, ha già fatto tanto e molto bene». Oltre l'apertura? «Naturalmente. Sono state risistemate le tele della navata sinistra. E sono arrivate anche le prime proposte di restauro delle opere». I soldi dell'Unesco, che, come è noto, ha da anni inserito il centro storico di Napoli nel patrimonio dell'umanità, serviranno per risistemare molti edifici e chiese. Su quali puntate? «Ci sono le maggiori strutture dei Decumani, ma non abbiamo trascurato le opere architettoniche minori. Per esempio recupereremo anche la chiesetta di Santa Maria della Colonna che si trova proprio di fronte ai Girolamini, chiusa da molto tempo...». Della quale tantissimi napoletani hanno perso la memoria. «... e che risale alla fine del Cinquecento e che ha una facciata molto interessante. Ma quello che conta sono le linee-guida che ci siamo dati. Vogliamo puntare sulla manutenzione ordinaria». Una necessità mai abbastanza praticata a Napoli. «Ma che è indispensabile. E vogliamo insistere quindi sul restauro delle chiese considerate minori». Una sorta di recupero diffuso? «Esattamente. In questo modo si può restituire il senso complessivo del centro storico». Come è andato l'incontro con Napolitano. Dopo Mario Monti, che visitando Capodimonte, disse che è il museo più bello del mondo, Napoli porta a casa un altro grande complimento. «Ma il presidente Napolitano conosce la sua città come pochi altri. Certo, ha mostrato grande interesse per i Girolamini, ma era già documentatissimo sugli Oratoriani, su san Filippo Neri, sui guai passati dalla Biblioteca. Si è informato dettagliatamente sulla condizione dei libri. L'ho invitato a visitare altre importanti chiese. Mi ha promesso che lo farà».