MILANO Più che i ritardi, a far risuonare l'allarme è la chiusura dei rubinetti dei fondi pubblici. «Da Roma i soldi per i restauri arrivano sempre più con il contagocce. Negli ultimi 15 anni, i finanziamenti sono stati tagliati dall'80 al 90», dice Alberto Artioli della Soprintendenza di Milano, che estende la sua giurisdizione anche su Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese. Una preoccupazione condivisa anche da Giovanna Paolozzi Strozzi, sopraintendente per Brescia, Cremona e Mantova. Certo, a salvaguardare edifici storici, quadri, affreschi, decorazioni, arredi e pavimenti ci sono sempre gli aiuti dei privati e della Chiesa: «Ma si preoccupano di tutelare i loro gioielli e capolavori continua Artioli. Quelli di proprietà pubblica invece restano indifesi».