Dopo nove anni, il ministero dell'Ambiente richiede una nuova Via per il rigassificatore di Trieste. I concessionari spagnoli: se il progetto salta chiederemo i danni all'Italia. L'ITER. La prima certificazione era stata concessa nel 2009: adesso la nuova verifica dopo le proteste degli ambientalisti Quarantacinque giorni di tempo per concludere il supplemento istruttorio avviato dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio per il rigassificatore di Trieste. Si tratta di un approfondimento in relazione al decreto di Via per l'impianto progettato nell'area industriale di Zaule dalla multinazionale spagnola Gas Natural, che prevede un investimento di 500 milioni. La notizia è arrivata nella serata di venerdì, e ha colto di sorpresa un po' tutti. La lettera raccomandata, datata 3 gennaio 2013, è indirizzata ai ministeri dello Sviluppo economico e dei Beni culturali, a Regione Friuli-Venezia Giulia, Provincia e Comune di Trieste, Autorità portuale di Trieste. La Commissione dovrà provvedere, tra l'altro - è riportato nella lettera ministeriale - «all'analisi di ipotizzabili alternative localizzative», e dovrà considerare «i dati attualmente indicati» dall'Autorità portuale, vale a dire l'incremento dei traffici nel porto, la progettata realizzazione della Piattaforma logistica e altro ancora. Uno stop che segue l'accelerazione registrata dal progetto nei mesi scorsi: l'iter autorizzativo era iniziato nel 2004, la conclusione del procedimento di Valutazione di impatto ambientale è del 2009. A metà novembre scorso era arrivato il via libera da parte del comitato tecnico regionale per la sicurezza in composizione allargata, seguito dal rilascio dell'Aia, autorizzazione integrata ambientale; un sì quest'ultimo fra le polemiche, con la presa di posizione fra le altre della presidente dell'Autorità portuale Marina Monassi. A far discutere in particolare la compatibilità del rigassificatore con il terminal traghetti e la costruenda piattaforma logistica. Proprio nei primi giorni di dicembre Siot (società del Gruppo Tal che gestisce il tratto italiano dell'oleodotto transalpino) aveva annunciato di prevedere per il 2013 «un incremento del trasporto di greggio dal terminal triestino alle raffinerie del centro Europa che potrebbe superare i 4o milioni di tonnellate, pari a un 20». Presentando i dati nella sede dell'Autorità portuale, Ulrike Andres, presidente del Gruppo Tal, aveva detto che il superamento delle 500 petroliere nel golfo di Trieste nell'arco del 2013 stabilendo rappresenta «un record assoluto per un oleodotto europeo». Sempre nel mese di dicembre si erano vissute le proteste di piazza, le dichiarazioni del presidente della Regione Tondo sulla necessità di ascoltare il territorio e quelle del ministro Passera, per il quale «Trieste è un luogo adatto a un rigassificatore: si può discutere di dove esattamente collocarlo, ma credo che vada realizzato nei tempi più brevi pissibili». Una risposta indiretta alla compatibilità fra impianto e sviluppo portuale viene dal sito internet che illustra il progetto (www.rigassificatoretrieste.gasnatural.com): Gas Natural Rigassificazione Italia ha commissionato nel 2012 al Rina (gruppo italiano che opera nel settore della certificazione da11861), un nuovo studio volto a fornire l'analisi del traffico attualmente in arrivo alla baia di Muggia e la valutazione dell'impatto che il traffico delle metaniere avrà. «Tra gli aspetti più significativi - si legge nel report - si sottolinea che l'indice di utilizzo del Canale Sud relativo ai traffici del 2011 è pari al 21: valore molto al di sotto dei normali indici di saturazione logistica. Il traffico aggiuntivo originato delle 109 metaniereanno porta a un incremento dell'indice di utilizzo del Canale Sud dal 21 al 26; nell'ipotesi di un aumento futuro del traffico, la quota parte relativa al traffico delle metaniere risulta sostanzialmente invariata e pari a circa il 6». Un approccio basato sui dati e sulla spiegazione dell'impatto del progetto, ma sullo sfondo rimane la dura presa di posizione di Gas Natural alle prime voci di una riapertura della procedura di valutazione: «La società non potrà esimersi dal censurare in tutte le sedi amministrative, civili, penali competenti le contestazioni parziali e preconcette portate avanti dagli oppositori del progetto del rigassificatore da realizzare a Trieste, chiedendo il risarcimento dei danni». IL PROGETTO 500 Milioni. L'investimento della multinazionale spagnola per il rigassificatore di Trieste. Una volta ultimato l'iter autorizzativo, i lavori di costruzione dovrebbero concludersi in tre anni. Il progetto on-shore, della capacità di 8 miliardi di metri cubi all'anno, è previsto nella zona portuale di Zaule 2004 Procedura al via La procedura autorizzativa è iniziata a luglio 2004, nello stesso mese del 2009 si è conclusa la Via nazionale. Ora è stato richiesto un supplemento di istruttoria
Trieste: il progetto del rigassificatore riparte da capo
Riassunto in 200 parole:
Il ministero dell'Ambiente richiede una nuova Via per il rigassificatore di Trieste, che è stato oggetto di proteste degli ambientalisti. La nuova verifica è stata richiesta dopo le proteste e si tratta di un approfondimento in relazione al decreto di Via per l'impianto progettato dalla multinazionale spagnola Gas Natural. Il progetto prevede un investimento di 500 milioni e dovrebbe concludersi in tre anni. La Commissione dovrà provvedere all'analisi di ipotizzabili alternative localizzative e considerare i dati attualmente indicati dall'Autorità portuale. Uno stop che segue l'accelerazione registrata dal progetto nei mesi scorsi.
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