Negli ultimi anni i musei, in Sardegna, sono spuntati un po' dappertutto, come funghi. Non c'è quasi assessore alla Cultura, neppure dei Comuni più piccoli, che non abbia accarezzato l'idea di mettere su la sua bella esposizione. Ci sono musei etnografici, musei delle tradizioni popolari, musei di strumenti musicali, musei del coltello, musei paleontologici. Un gran calderone. Ora la Regione prova a mettere un po' d'ordine. Gli interventi di razionalizzazione sono ancora allo studio, ma esistono già alcune linee generali stabilite da un gruppo di lavoro composto da esperti del settore; un progetto di massima che l'assessore alla Cultura, Elisabetta Pilia, illustrerà oggi a Sassari nell'incontro-dibattito su «Sassari, città della cultura» organizzato dai Democratici di sinistra nella sala Angioy del Palazzo della Provincia. «I musei dice Elisabetta Pilia sono una risorsa culturale di fondamentale importanza, sono uno dei mezzi attraverso i quali prende forma l'immagine di un territorio e si definisce e si trasmette la sua identità». Bisogna però capire che cos'è davvero un museo, visto che poi in Sardegna l'etichetta è stata applicata un po' a tutto. Dal lavoro dell'assessore, e del team di esperti consultati, una definizione è venuta fuori. Ed è questa: «Museo è un'istituzione permanente che raccoglie, conserva, ordina, espone beni culturali, salvaguardando e portando a conoscenza dei cittadini testimonianze di cultura materiali e immateriali, a fini di studio, di educazione e di diletto». E per non lasciare spazio ad equivoci, si fa anche una distinzione tra museo da una parte e raccolte museali e siti culturali dall'altra: «Per raccolta museale s'intende una struttura che svolge principalmente le funzioni di conservazione ed esposizione. I siti culturali (aree archeologiche, centri di documentazione, monumenti e complessi monumentali), pur essendo privi di caratteristiche museali, svolgono significative funzioni culturali nell'ambito locale». «Fino ad oggi spiega la Pilia la Regione è intervenuta nel settore solo per erogare finanziamenti; la solita logica dello sportello. Ora vogliamo definire, per l'amministrazione pubblica, un ruolo attivo d'indirizzo, di programmazione e di coordinamento». Dai dati si capisce quanto raggiungere questo obiettivo sia urgente e utile. In Sardegna ci sono 179 musei: 55 sono musei etnografici, 34 archeologici, 36 artistici,26 scientifico-naturalistici, 32 d'altro tipo. Solo 7 sono gestiti direttamente dalla Regione. Una realtà frammentata, che non fa sistema e che in molti casi ha evidenti limiti qualitativi. In tanti centri dell'isola c'è stata un vera e propria «corsa al museo», nella speranza di catturare qualche turista in più, magari strappandolo alle spiagge e al mare. «Una recente analisi degli economisti del Crenos spiega l'assessore Pilia condotta su un campione di 93 musei (comprensivo di alcuni musei statali e di spazi espositiyi senza collezioni e senza destinazione fissa), rileva come 10 strutture, visitate da almeno 30.000 persone all'anno, registrino da sole il 72 del totale delle presenze; gli altri musei, evidentemente, sopravvivono con un pubblico estremamente ridotto. La precisa correlazione del flusso delle visite all'andamento del turismo balneare è poi sintomo di un tendenziale disinteresse dei residenti, che è facile rapportare in primo luogo alla mancanza, nella maggior parte dei casi, di una programmazione stabile di iniziative culturali, espositive e didattiche». Insomma, crescita quantitativa e qualità dell'offerta non sempre vanno d'accordo. La Regione vuole intervenire per invertire la tendenza, puntando ad un miglioramento dei contenuti, dei servizi, delle modalità di gestione. Il primo passo sarà quello di definire l'adozione di una procedura di riconoscimento dei musei da parte della Regione, basata sull'esistenza dei requisiti minimi di qualità del servizio previsti dalla legislazione nazionale. Solo i musei riconosciuti potranno avere soldi dalla Regione. «Il riconoscimento dice la Pilia darà modo alla amministrazione regionale di cominciare a svolgere quel ruolo di coordinamento e di indirizzo delle realtà museali che finora è mancato; attraverso di esso sarà possibile offrire ai musei il necessario sostegno, promuoverne adeguatamente le attività, assicurare l'impiego ottimale delle risorse disponibili per il loro funzionamento». Il secondo passo in direzione della razionalizzazione e della definizione di un quadro di precisi indirizzi programmatici sarà la creazione di un sistema museale regionale. «Intediamo favorire spiega la Pilia l'associazione, su base territoriale o tematica, tra i musei, le raccolte museali e i siti culturali mediante associazioni temporanee di scopo. I musei associati potranno in tal modo avvalersi, in forma condivisa, di figure professionali, attrezzature e servizi ai quali non potrebbero accedere con i pro-pri mezzi». L'orientameno emerso durante il lavoro, ancora in corso, avviato dall'assessorato è quello di sostenere lo sviluppo di un sistema museale regionale integrato per mezzo dell'erogazione di contributi ai musei di maggiori dimensioni, destinati a funzionare come centri di rete. «Ogni provincia dice la Pilia potrebbe essere sede di un polo tematico. A Sassari, ad esempio, si potrebbe valorizzare una vocazione in qualche modo storica per l'arte contemporanea».