Pubblichiamo alcune risposte al Graffio di «Domenica» 30 dicembre, «Agenda Monti. E la cultura?», in cui si chiedeva ironicamente: «Se non è stato Ichino, chi ha ispirato la parte culturale dell'agenda Monti?» Durante il governo Berlusconi il programma culturale sembrava saldamente in mano a Lucignolo, che prometteva il Paese dei balocchi e la grande cuccagna e invece ha reso tutti un po' più asini. Significativi in questo senso gli ultimi dati rea, che segnalano per il quinquennio 2006-2011 un sensibile ridimensionamento delle competenze in lettura e in matematica degli alunni della scuola primaria italiana rispetto ai loro coetanei di altri Paesi europei. Nell'agenda Monti la parte culturale sembra invece curata dal Gatto e dalla Volpe che sotterrano il denaro dei cittadini nel Campo del miracolo dell'abbassamento dello spread, senza contare che una ritrovata centralità dell'istruzione porterebbe a miracoli altrettanto necessari nel nostro Paese. Ci resta da sperare nell'arrivo della Fata turchina o forse più seriamente dovremmo ascoltare il nostro Grillo parlante e avere più rispetto di chi, come Geppetto, lavora sodo tutto l'anno e almeno vorrebbe mandare i propri figli in una scuola che li aiuti a scoprire il mondo e se stessi. Roberto Marri, Verona In relazione a «Il Graffio» apparso nel domenicale del 30 dicembre, mi sembra superfluo sottolineare che la cultura è ampiamente negletta nell'agenda Monti, come da voi opportunamente ricordato e come è tradizione dei governi della Repubblica succedutisi negli ultimi decenni. Tuttavia questa verità non basta a spiegare la condizione attuale della cultura in Italia, almeno considerando le università come un'espressione fondamentale della cultura medesima. È mio fermo convincimento che i professori universitari (non tutti ovviamente, ma la maggioranza di essi sì) hanno gravissime responsabilità nell'aver portato progressivamente l'università italiana a così bassi livelli. L'aver truccato la grande maggioranza dei concorsi universitari, l'aver trasformato un gran numero di facoltà in succursali familiari (le cosiddette "parentopoli"), la cattiva abitudine assai diffusa in Italia di appiccicare il proprio cognome su lavori scientifici peri quali non si è fatto nulla (questo mal costume negli Stati Uniti è considerato un reato poiché è essenzialmente una frode scientifica), e la inveterata abitudine di ridistribuire i fondi perla ricerca sempre agli stessi gruppi rappresentano difetti perniciosi non addebitabili ai governi della Repubblica ma esclusivamente a quei professori che li hanno prima introdotti e poi pervicacemente ripetuti. Pertanto penso che nessun miglioramento culturale sarà possibile senza una severa autocritica da parte dei professori universitari italiani, con il conseguente abbandono delle suddette cattive abitudini. Del resto, la recente nomina da parte del ministro Ornaghi (anch'egli un professore universitario e per di più Magnifico Rettore) dei componenti del Consiglio superiore dei beni culturali supporta la mia tesi. È inutile qui ricordare la polemica che è apparsa su molti quotidiani in merito alla scarsissima rappresentanza di storici dell'arte tra i componenti del suddetto Consiglio superiore. Giuseppe Scalabrino Professore ordinario di Patologia generale; Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano Non so chi abbia ispirato a Monti la «parte culturale della sua agenda», so solo che da un premier fotografato, alla vigilia del suo incarico, mentre usciva da una mostra alle Scuderie del Quirinale mi sarei aspettato di più. l suo silenzio sui fatti (sui problemi) della cultura è assordante, condiviso peraltro dai programmi di tutti i partiti, che non ne fanno parola. Che in un governo dei tecnici Monti non si sia accorto dell'esistenza di "tecnici" nell'ambito dei Bb. Cc. È frustrante. Mi sarei aspettato che nominasse un Settis, o che a Settis (o a un qualche suo omologo) avesse pensato il Pd, o il Sei per una candidatura alle prossime elezioni. Niente. Viene quasi da rimpiangere De Michelis che, pur con i danni conseguenti alla pura economicità del suo progetto sui Bb. Cc., aveva almeno rivolto attenzione alla centralità della questione. Forse la risposta alla vostra domanda sta nella pura e semplice constatazione che chi pensa alle sorti economiche del Paese non pensa all'ovvietà, più volte ripetuta e da voi sottolineata con il Manifesto per la cultura, che il ritorno in termini di ricchezza del Paese sia conseguente a una sana gestione dei Bb. Cc., al funzionamento delle università, delle istituzioni di ricerca, delle biblioteche, delle soprintendenze e della necessità che qui si investa. Auguriamoci che i prossimi ministri, della Cultura e dell'Istruzione, siano scelti con attenzione. Dalla loro scelta si potrà capire altrettanto bene che da altri' espliciti" segnali politici, quale futuro immediato attende il nostro Paese. Mi permetto tuttavia di essere amaramente scettico. Valentino Pace Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali, Università di Udine
Agenda Monti. La cultura del Gatto e la Volpe
Il Graffio di Domenica 30 dicembre, Agenda Monti. E la cultura?, ha sollevato la questione della cultura nel governo Monti. La risposta è stata data da diversi professori universitari italiani, che hanno sottolineato la negligenza della cultura nell'agenda Monti e hanno criticato i professori universitari italiani per aver portato l'università italiana a bassi livelli. Alcuni hanno anche criticato il governo Monti per non aver nominato un Settis o un altro esperto per la cultura. Altri hanno sottolineato la necessità di una sana gestione dei beni culturali e di un investimento nella cultura. La questione della cultura è stata anche sollevata da Valentino Pace, che ha espresso scetticismo sul futuro della cultura nel governo Monti.
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