VENEZIA. «Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora è lo Stato a dover capire. Considerarci fuori dal patto di stabilità, oltre che ingiusto, sarebbe poco etico da parte del governo che ora deve finanziare la Legge speciale come stabilito dalla delibera approvata dal Cipe lo scorso 21 dicembre». Dopo il concerto di Capodanno al teatro La Fenice, il sindaco Giorgio Orsoni tira un sospiro di sollievo. Il "Patto" è probabilmente salvo. «Il 31 dicembre», insiste Orsoni, «la giunta ha adottato una serie di provvedimenti che, sommati ai fondi che lo Stato deve a Venezia, ci consentiranno di rientrare nel Patto di Stabilità. Io ho la coscienza a posto, abbiamo fatto tutto il possibile». Poco prima la stessa soddisfazione l'aveva manifestata il vicesindaco Sandro Simionato in piazza Ferretto. «Per noi Venezia ha rispettato il patto di stabilità e lo certificheremo», dicono sindaco e vice. E Orsoni ne ha parlato, probabilmente, anche con il premier dimissionario Monti, in visita a Venezia. Una telefonata della signora Monti al sindaco per ringraziarlo di un omaggio floreale, ha portato poi ad un dialogo tra premier e primo cittadino. È servita una seduta di giunta anche la mattina di San Silvestro, spiega Simionato, per gli ultimi interventi sul bilancio. Obiettivo, coprire in particolare quei 24 milioni non entrati dalla vendita dei terreni a Cardin per realizzare a Marghera il suo Palais Lumiére. Una vicenda che rischia di incrinare i rapporti tra stilista e Comune di Venezia. «Alla fine si sfora per quella parte, circa 41 milioni, che è la quota che spetta a Venezia dei 50 milioni della Legge speciale. Fondi che sono iscritti nella legge di stabilità e sono stati confermati da una delibera Cipe del 21 dicembre scorso». Motivo che spinge il sindaco Orsoni a cambiare rotta. Dopo l'allarme dei giorni scorsi e la vendita, al centro di polemiche, delle quote Save, ( che alla fin fine sono diventate da un grande rammarico per Orsoni una sorta di "male necessario") i conti di Venezia sono a posto. E questo verrà certificato dal Comune al governo entro il termine del 31 marzo. Già entro gennaio si capirà se questa tesi sarà o meno accettata. Nella giunta di San Silvestro sono stati apportati altri correttivi, spiega Simionato. In particolare, un milione e 100 mila euro entrano nelle casse del Comune come anticipo della quota di vendita, per complessivi due milioni di euro, di altre quote societarie, quelle che Ca' Farsetti deteneva nelle società autostradali Venezia-Padova e Padova-Brescia. E poi l'anticipo dalla Venice Campus, società controllata dalla Mantovani di Baita di una parte sostanziosa dei 14 milioni di euro che dovevano essere versati nel 2014 come saldo dell'operazione sull'ex mercato ortofrutticolo di via Torino. Sono entrati dieci milioni. Previsti poi correttivi, riduzioni di spese e sospensioni di pagamenti. «Mancano anche all'appello dei finanziamenti regionali che non sono entrati ma a questo punto possiamo dire che tutto il possibile è stato fatto. I 41 milioni della Legge speciale devono arrivare tramite Banca d'Italia su trasferimento del ministero dell'Economia», dice Simionato. «Abbiamo operato con responsabilità , ora il problema è politico. Noi certificheremo di aver rispettato il patto. Se verremo contestati dal governo andremo al confronto».