L'artista sancataldese Giovanni Bartolozzi impegnato nella sperimentazione del libro d'autore che diventa digitale per «esprimere idee senza restrizione di spazio» Nuove frontiere dell'arte con il libro d'autore che diventa digitale: è stato questo un esperimento al quale si è volentieri prestato l'artista nisseno Giovanni Bartolozzi, docente di storia dell'arte al liceo scientifico "Alessandro Volta" di Caltanissetta. Bartolozzi ha preso parte nelle scorse settimane al vernissage promosso a Milano dall'associazione culturale Circuiti Dinamici con "MicroBoook", 150 libri d'artista ridefiniti secondo i più moderni linguaggi della comunicazione (forniti ciascuno del proprio QR Code da leggere con gli smartphone per poter visionare la versione digitale dell'opera d'arte) e alla seconda edizione della Biennale del libro d'artista organizzata a Napoli da Lineadarte Officina Creativa ed aperta ad oltre 100 artisti provenienti da tutto il mondo. Il libro d'artista, opera d'arte realizzata in forma di libro con tecniche miste e materiali diversi nasce, come idea ispiratrice, dal lavoro di ricerca delle avanguardie parigine tra XIX e XX secolo ma fu Marinetti a teorizzare, già nel 1922, la "smaterializzazione" del libro così come lo conosciamo per trasfigurarlo con forme e materiali atti ad esaltarne il contenuto. Come si sta evolvendo oggi questo percorso di sperimentazione? «Allo stato attuale - dice Giovanni Bartolozzi - non esiste una definizione univoca del libro d'artista né un modello rigido da seguire, perciò la sperimentazione è aperta». «E' un oggetto estetico con un senso inusuale rispetto al libro tradizionale ma che allo stesso tempo tende ad esaltare il valore culturale, formativo e creativo che un libro può avere». «Può presentarsi - specifica ancora l'artista - sotto diverse forme, fare riferimento a tanti media, aprire la strada ad esperienze extralinguistiche che attualmente diventano sempre più interessanti per le possibilità che il Web ci mette a disposizione». «I confini tra produttore e fruitore sono superati grazie alle nuove tecnologie ed oggi è possibile tenere un libro d'artista nelle nostre mani in versione elettronica». Ma quali sono i limiti e le potenzialità di un'opera d'arte non solo riproducibile ma addirittura moltiplicabile, seppure in copie digitali, all'infinito? «L'attuale produzione di opere d'arte - sottolinea a tal proposito Bartolozzi - è molto eterogenea e in continuo sviluppo, sono tantissimi gli atteggiamenti, gli obiettivi e le contaminazioni dei linguaggi soprattutto in relazione allo sviluppo dei nuovi media». «Nascono nuove tipologie di opere d'arte e si possono esprimere le proprie idee senza restrizioni di spazio, reale e virtuale». «È enormemente aumentata la capacità di comunicare, di far circolare contenuti ed innovazioni culturali, si può arrivare contemporaneamente ad un pubblico molto più vasto, navigare in un cyberspazio infinito. Non riesco a vedere limiti in tutto questo». L'artista sancataldese ha iniziato ad occuparsi di "libri-oggetto" durante gli studi universitari a Firenze, dove ha incontrato docenti come i poeti visivi Lamberto Pignotti ed Eugenio Miccini e lo studioso di semiotica Omar Calabrese, che lo hanno orientato, a partire dagli ultimi anni '70, verso la sperimentazione di nuove forme di ricerca artistica. «L'ambiente artistico fiorentino, assai vivace in quegli anni - ricorda ancora Bartolozzi - grazie anche all'apporto di artisti di diversa nazionalità, mi fornì l'occasione di partecipare alla creazione di un libro d'arte collettivo pubblicato in un numero limitato di copie». «Ma è stato soprattutto l'esempio di Bruno Munari, artista nel senso "leonardesco" del termine, a farmi considerare il libro-oggetto come qualcosa di necessario allo sviluppo della creatività e della fantasia». «Nei suoi "libri illeggibili" le parole sparivano per lasciare spazio alla fantasia del fruitore che imparava ad immaginare altri discorsi leggendo carte colorate, fori, strappi e fili che attraversavano le pagine: la comunicazione diventava visiva e tattile, più estetica che testuale». Giovanni Bartolozzi, vista la sua lunga esperienza di insegnamento, traccia anche un quadro della situazione sul rapporto tra studenti, arte e cultura oggi. «Entriamo - dice a tal merito -in un campo minato. Nonostante la presenza nel nostro territorio di un patrimonio di tutto rispetto, che va da quell'immenso giacimento culturale costituito dal nostro Museo Archeologico alle recenti sperimentazioni degli artisti della "Scuola nissena", l'arte nella cultura dei nostri giovani ha troppo spesso un ruolo marginale». «Mancano occasioni ed eventi di promozione e diffusione, mancano opportunità di coinvolgimento di un pubblico che sia il più vasto possibile. Da alcuni anni si assiste ad "una perdita di interesse da parte degli italiani e un declino di coscienza culturale e politica" come sottolinea Settis, direttore della Scuola Nazionale Superiore di Pisa e collaboratore di Repubblica e del Sole24 ore». «Alla ricchezza del nostro patrimonio non corrisponde un'adeguata politica culturale, c'è molta difficoltà ad investire nella formazione culturale dei giovani e a proporre investimenti per valorizzare e dare un senso alle cose e alla realtà che ci circondano». «Eppure l'art. 9 della nostra Costituzione è chiaro, l'Amministrazione pubblica ha il dovere di assicurare il progresso culturale della comunità civile e la scuola pubblica dovrebbe avere un ruolo importante in questo ambito ma i continui tagli parlano da soli». A questo proposito Bartolozzi riporta un esempio: «Le ore di insegnamento della Storia dell'arte sono state ridotte in molti licei grazie alla riforma Gelmini, proprio in un momento di crisi in cui occorrerebbe ridare risorse, energie, slancio al sistema formativo e culturale italiano per tradurre le immense potenzialità di questi settori in sviluppo umano ed economico e migliorare la qualità della vita». 06012013