Li chiamano i "caschi blu della cultura", ma non sono militari, bensì esperti di restauro. Avranno il compito di proteggere preziosi e antichi monumenti, e di formare esperti nei Paesi interessati. 1 gennaio 2004: sono trascorsi solo pochi giorni dal terrìbile terremoto che ha sconvolto la regione di Kerman, nel sudest dell'Iran, che ha tra l'altro distrutto quasi interamente quella meraviglia dell'umanità che è l'antica fortezza di Barn, la cittadella turrita d'argilla, già descritta da Marco Polo e immortalata nel film Il deserto dei tartari. E una delegazione interministeriale italiana è già in sopralluogo presso le rovine del sito. Ancora una volta gli italiani sono arrivati per primi al capezzale di un monumento ferito. Ancora una volta riceveranno l'incarico di studiare il modo di salvarlo. Tra i membri della spedizione c'è anche Giuseppe Proietti, in qualità di direttore generale per l'archeologia del ministero dei Beni culturali, uomo dall'esperienza internazionale enorme, accumulata in lustri di missioni all'estero: «Proprio a Barn è nata l'idea di creare una task-force tutta italiana che, su mandato dell'Unesco, intervenga rapidamente e si metta a disposizione delle autorità locali per progettare interventi di recupero». L'idea è divenuta atto formale a Parigi il 26 ottobre scorso con la firma della convenzione tra il ministero dei Beni culturali e l'Unesco. Così sono nati i "caschi blu della cultura", che avranno il compito di avviare i primi interventi di salvaguardia di siti e monumenti, Patrimonio dell'umanità, minacciati da conflitti o calamità naturali. D'altra parte, proprio alti funzionali deH'Unesco avevano lanciato l'allarme un anno fa: più del 30 per cento del patrimonio artistico protetto nel solo Medio Oriente è già stato danneggiato, senza rimedio, da eventi bellici e atti di fanatismo, come la distruzione delle statue di Buddha nella valle del Bamyan, in Afghanistan. «Un incarico prestigioso, che rappresenta per l'Italia un punto d'eccellenza in ambito internazionale e il miglior biglietto da visita del nostro Paese nel mondo», afferma Proietti, ora divenuto direttore del neonato Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del ministero dei Beni culturali, e coordinatore, appunto, dei "caschi blu della cultura". E la prima missione della neonata task-force italiana è già stata assegnata. «Dovremmo intervenire nella città-porto di Galle, nel Sudovest dello Sri Lanka, colpito dallo tsunami, dove sorge la città amica con le sue fortificazioni. Lì sono stati richiesti due nostri specialisti», spiega Proietti. L'Italia si è conquistata questo ruolo prestigioso in anni d'interventi di recupero e salvaguardia dei tesori artistici in giro per il mondo. Ma quali sono le missioni attualmente in corso? Tra quelle direttamente gestite dal ministero dei Beni culturali, le più importanti sono oltre una decina, alle quali partecipano anche esperti dell'Istituto centrale del restauro. A queste si aggiungono le missioni finanziate dal ministero degli Esteri. L'antica pittura indiana L'ultimo progetto che sarà coordinato da Proietti vedrà all'opera i restauratori italiani presso le grotte di Ajanta ed Ellora, due siti indiani, iscritti al Patrimonio dell'umanità, che conservano i più grandi monumenti dell'antica pittura indiana. Il 14 febbraio scorso il ministro della Cultura Giuliano Urbani ha firmato un accordo di cooperazione con l'India, che prevede il progetto di conservazione delle grotte: uno straordinario complesso di monasteri e templi scavati nella roccia che coprono un periodo di oltre 1.200 anni, dal II secolo a.C. al X d.C, testimonianze eccezionali dell'arte buddhista. Ad Ajanta si trovano 28 grotte, molte delle quali decorate con cicli della vita di Buddha. A Ellora, oltre alle grotte c'è l'imponente tempio di Shiva, il Kailasanatha, anch'esso scavato nella roccia e decorato con magnifiche statue. «Tutti i cicli dipinti, che coprono centinaia di metri quadrati, sono in uno stato di grave degrado causato da infiltrazioni d'acqua, deiezioni dei pipistrelli e dall'enorme afflusso dei visitatori», precisa il direttore. Tornando al bacino del Mediterraneo, il dipartimento è presente con i suoi specialisti in Tunisia, dove sta lavorando assieme ai colleghi tunisini per la redazione del Parco archeologico di Cartagine, l'antica capitale fenicia, anch'essa iscritta al Patrimonio dell'umanità. In Libia, invece, i restauratori italiani operano nella romana Leptis Magna, città natale di Settimio Severo, che conserva capolavori dell'arte tardo-romana, a iniziare dall'Arco dei Severi, e nella vicina Sabratha. E in Egitto? «A fine dicembre abbiamo stipulato un accordo per la formazione di un comitato paritetico italo-egiziano che si occuperà del nuovo allestimento di uno dei musei più affascinanti del mondo, quello del Cairo», ricorda Proietti. «In Irak, si sa, siamo rimasti solo noi. E ci stiamo occupando del Museo di Baghdad: un progetto riguarda la riattivazione dei suoi laboratori di restauro, che l'Italia ha donato all'Irak dopo il saccheggio dei primi giorni del conflitto. Formiamo il personale locale con corsi di restauro che fino a giugno abbiamo svolto nella capitale irachena, e ora nella più sicura Ammali. E poi stiamo lavorando alla riapertura del museo, con un primo nucleo di sale imperniate sulla galleria assira». A Barn, in Iran, gli italiani stanno lavorando su un tratto di mura e su una delle 28 torri della fortezza, mentre in Afghanistan si è concluso il primo corso di formazione per sette restauratori iraniani del museo di Kabul, che versa in condizioni critiche a causa dei bombardamenti del recente conflitto. E infine la Cina. «Due anni fa», spiega Proietti, «siamo stati chiamati per collaborare a un progetto davvero importante: i lavori di restauro della Città Proibita, uno dei simboli della civiltà orientale, e in particolare della Sala del Trono nel padiglione della Suprema Armonia, ovvero il luogo più sacro che un cinese possa avere. Già è di enorme valore la documentazione del monumento effettuata usando le più moderne tecnologie; ora lavoreremo a fianco dei restauratori cinesi, appositamente formati a Pechino dal nostro Centro nazionale del restauro». Ma non basta: la Cina ha chiesto agli italiani un apporto anche per il restauro della Grande Muraglia, che versa in condizioni di avanzato degrado. Gli specialisti italiani si occuperanno di una parte delle mura che non conosce restauri dal 1600, all'altezza di Bada Ling, 80 chilometri a nord di Pechino. Qualcuno si è chiesto: chissà cosa costano all'Italia interventi del genere? «Per due interi anni di missioni in Cina abbiamo speso soltanto 130 mila euro», risponde secco Giuseppe Proietti. E anche questo è macie in Italy. Per "Patrimonio dell'umanità" dell'Unesco si intende un luogo specifico (come una foresta, montagna, lago, deserto, città, edificio o complesso) che sia stato nominato per il programma intemazionale dei patrimoni dell'umanità (World Heritage Fund), II programma ha lo scopo di catalogare e preservare siti di eccezionale importanza, sia naturale sia culturale, per il patrimonio comune dell'umanità. Per questo i siti in elenco possono ottenere finanziamenti dal World Heritage Fund. Dal 1972 al 2004 sono stati iscritti 788 siti (611 beni culturali, 154 naturali e 23 misti) in 134 Stati. L'Italia è al primo posto nel mondo, con 39 siti (tra città, isole, aree naturali e singoli monumenti). Il primo iscritto è stato l'arte rupestre della Val Camonica (1979) e gli ultimi, nel 2004, la Val d'Orcia, e le necropoli etrusche di Cerveteri e di Tarquinia. Il nostro Paese è il quinto contribuente dell'Unesco, ed è al primo posto come "donatore bilaterale", cioè partner di accordi con i singoli Paesi per interventi di salvaguardia di beni culturali.