Nelle regioni meridionali vive il più gran numero di giovani. Una risorsa strategica per il Paese Un programma ambizioso che ha il vantaggio di cadere su un terreno fertile perché la ricerca italiana è di qualità elevata; è internazionalmente competitiva; ha credito presso il sistema produttivo più avanzato e innovativo; attrae numerosi giovani. Inoltre, la ricerca ha il vantaggio di conseguire risultati importanti anche laddove le attività vengono svolte in realtà difficili per condizioni socio-economiche e bassa presenza di insediamenti industriali hi-tech come, purtroppo, le regioni meridionali. Qui i centri di ricerca, così come le università, rappresentano per dimensioni, numeri, attività, valori, le infrastrutture post industriali più dinamiche e attive, capaci di proporre risposte originali e positive con cui affrontare le attuali crisi delleconomia finanziaria e manifatturiera. Per restare nel solo ambito Cnr è sufficiente ricordare i contributi degli istituti meridionali allo sviluppo dei settori scientifici a più alto potenziale applicativo - dalla biochimica ai nuovi materiali; dallenergia allambiente; dal mare alle nanotecnologie, dai beni culturali allagroalimentare, dalle scienze della vita a quelle mediche; dai beni culturali alle nuove tecnologie della comunicazione - fino allimpegno nellavanzamento delle frontiere della conoscenza in ogni settore disciplinare. O ancora, alla occupazione in essi di oltre 1.500 giovani ricercatori al di sotto dei 35 anni. Ed è in queste regioni, che le fabbriche della conoscenza concorrono a creare e a diffondere, più che altrove e con maggiore pervasività, innovazione culturale, organizzativa, sociale. Lo fanno a volte inconsapevolmente, in modo episodico. Ma sempre con grande energia, coinvolgimento, entusiasmo. Così è soprattutto in queste regioni che, ad esempio, i centri di ricerca e le università, in aggiunta ai compiti istituzionali, mostrano con maggior efficacia la capacità creativa, la dimensione sociale ed economica del sapere, del saper fare e del saper far fare. È in questi luoghi che la conoscenza esprime con maggior evidenza il potenziale di crescita, anzi essa stessa si fa sviluppo senza però sostituirsi agli interventi industriali ed economici, ma di essi diviene collante, leva, facilitatore, amplificatore. In queste aree, le fabbriche dei saperi difendono e tutelano il patrimonio storico artistico ambientale occupando luoghi prestigiosi della cui manutenzione si fanno carico pur nella ristrettezza dei propri bilanci. Spingono le imprese a innovare e se possibile a diventare più grandi e competitive. E sono sempre queste fabbriche della conoscenza ad arginare lindebolimento sociale assicurando offerte culturali e formazione continua di qualità e di largo respiro. Nellultimo decennio, poi, tali realtà sono state al centro di politiche locali sullinnovazione, le quali, utilizzando le risorse comunitarie, hanno svolto una duplice azione. Da un lato, hanno favorito laggregazione per masse critiche nei settori a più elevata capacità di sviluppo tecnologico e il decollo di modelli misti, pubblico-privato, di crescita competitiva. Dallaltro hanno permesso a queste realtà di contenere gli effetti dei tagli lineari nazionali e tenere alto il livello di produttività e relazioni internazionali. In queste regioni, poi, vive il più gran numero di giovani. Una risorsa strategica per il Paese da formare, tutelare, valorizzare e attrarre alle attività di studio e ricerca. Attività che, per lentusiasmo, la creatività e lintraprendenza dei giovani, potranno compiere balzi in avanti, innovare il tessuto sociale e produttivo, fare uscire il Paese dal cono dombra della crisi. Il 2013 va, quindi, salutato riconoscendo fiducia al ruolo positivo della ricerca, ricordando ai giovani la storia del Cnr e il lascito morale di autorevoli testimoni, come ad esempio Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, due campioni di ottimismo e volontà, scomparsi nel 2012. Da qui, linvito a investire con coraggio e convinzione. Lautoreferenzialità, limmobilismo, le miopie di bottega, che impantanano e oscurano il lavoro di tanti, si sconfiggono attraverso la denuncia civile, ma ancor più sottraendo terreno, smontando alibi, lanciando sfide sul piano della responsabilizzazione, della trasparenza, dellinteresse generale e dellefficacia. Abbiamo innanzi a noi urgenze cogenti e prime tra queste il futuro dei ricercatori precari e quello di una crescita complessiva del sistema ricerca. Le soluzioni possibili presuppongono che le risorse necessarie per tali obiettivi vengano assunte, da subito, come investimenti piuttosto che essere rubricate come voci di spesa. Vanno poi utilizzati tutti gli strumenti disponibili per favorire la creazione e laffermazione di un sistema unico della ricerca nazionale che superi le attuali distinzioni e riconosca anche agli enti di ricerca autonomie analoghe a quelle universitarie, nella consapevolezza che un ente di ricerca non può essere governato con le stesse regole di un ministero o di un Comune e che, pertanto, è prioritario incentivare la valutazione dei risultati e valorizzare il merito invece di impaludarsi in controlli e burocrazia. Anche per questo vanno, da subito, esperite le opportunità del decreto ministeriale dello scorso novembre che consentono a professori e ricercatori universitari di svolgere attività di ricerca presso un ente pubblico e ai ricercatori degli enti pubblici di ricerca di svolgere attività didattica e di ricerca presso ununiversità. Così come va riportato, nel settore delluniversità e della ricerca, il turnover al 100 delle risorse liberate dai pensionamenti, abbinandovi un piano straordinario di assunzioni garantendo continuità e qualità al lavoro delle decine di migliaia di giovani ricercatori attualmente precari. Nel 2012 la priorità è stata gestire la crisi finanziaria e di conseguenza il lancio di un modello di sviluppo basato sulla conoscenza è stato rinviato. Continuare però in tale direzione sarebbe un grave errore con effetti devastanti sul piano della competitività e della tenuta occupazionale in ogni settore. Se, nel 2013, su ricerca e innovazione il prossimo governo saprà assumere scelte decisive e lungimiranti, davvero sarà un bel modo di festeggiare e ricordare i novanta anni del Cnr. Lautore è presidente del Cnr