Scrivo ai candidati e alle candidate per il Parlamento scelti con le primarie. Chiedo di prendere impegni. Infatti quello che serve ad un Programma di legislatura credibile è un "patto" offerto direttamente ai cittadini, che vincoli in piena trasparenza e prima delle elezioni chi sarà eletto. Primo obiettivo, una grande riforma costituzionale, vitale, che c'interessa. Proprio quella del Parlamento, in una legislatura costituente. Regioni e comuni vogliono che il Senato attuale sia trasformato in camera delle autonomie, con i rappresentanti che siano espressione diretta delle istituzioni che li esprimono. Questa riforma, graditissima ai cittadini, potrebbe davvero portare a una forte diminuzione del numero dei parlamentari eletti, ma soprattutto darebbe maggiore capacità legislativa e di controllo alla Camera, l'unica che domani esprimerebbe la fiducia ai governi. E creerebbe l'altra camera federale, quella della responsabilità nazionale condivisa, che consentirà di attuare davvero l'articolo 5 della Costituzione: "La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali". Senza l'impegno chiaro per questa riforma parlare ancora di federalismo nel Programma non sarà credibile. In questi mesi abbiamo subito un'offensiva neocentralista. L'"Agenda Monti" è reticente su questi obiettivi perché rispecchia conservatorismi da Prima Repubblica e una vecchia cultura "ministerialista". Le altre due riforme essenziali riguardano la legge elettorale nazionale e quella sui partiti politici, che interpreti l'articolo 49 della Costituzione. Il doppio turno in vigore per i comuni ha dato buoni risultati, responsabilizzando gli elettori e dando stabilità ai governi. Mentre il collegio è senza dubbio migliore della preferenza, potendo i partiti selezionare i candidati con le primarie. Una larghissima, e anche trasversale, maggioranza dei sindaci chiede su questa grande riforma un "patto" con gli elettori, da accettare e poi rispettare. Dopo il voto non sarà giustificata nessuna difesa di prerogative e posizioni: le furbizie da "casta" e le false promesse degli imbonitori hanno portato la politica al punto più basso di affidabilità. La svolta dev'essere concreta. Venendo alle politiche: le città devono essere un punto focale del cambiamento. Lo sostengo pensando proprio al futuro della Toscana. La riforma delle province, affossata dal Pdl, va portata fino in fondo. Con una revisione organica della Carta delle Autonomie Locali, ma senza perdere tempo. Razionalizzare e mettere in capo alle città competenze essenziali - penso alla promozione del turismo, per esempio - è necessario. Si deve investire sulle città. C'è un enorme campo di modernizzazione da coltivare. Le due rivoluzioni fondamentali, quella digitale e quella delle energie, consentono oggi di ripensare le città in modo radicalmente nuovo. Dare obiettivi per l'economia basata sull'Ict e sulle reti digitali. Mobilità urbana sostenibile ed elettrica; esaltazione della centralità logistica; recupero energetico e autoproduzione; valorizzazione dei beni culturali anche per lo sviluppo di un turismo nuovo; interventi di tutela ambientale e di difesa del suolo. C'è da riscrivere tutto un capitolo. Il dissesto idrogeologico ci dice drammaticamente che per le politiche urbanistiche servono un'impostazione nuova e regole a tutela dell'interesse pubblico che diano, insieme, indirizzi rigorosi e fluidità. Prendiamo ad esempio la legislazione europea più avanzata, quella che dà ai comuni effettivi poteri di programmazione. Recupero, riuso, pianificazione metropolitana, di area vasta, investimento sui parchi naturali, contro il consumo scriteriato di suolo e gli scempi compiuti che ora paghiamo a carissimo prezzo. Poi il diritto alla salute: per esso, come per la formazione, la ricerca e la cultura, l'Italia investe assai meno degli altri paesi europei più avanzati. Il superamento di questo dislivello è l'obiettivo politico fondamentale di un centrosinistra di governo e per un'Europa dinamica e solidale. sindaco di Pisa e presidente nazionale di Legautonomie