Peter Mack dirige l'Istituto Warburg di Londra «Volevano trasferire la biblioteca per fare soldi» «Dopo anni di tensioni e di battaglie, posso dire, per il momento, che la biblioteca del Warburg è salva e non sarà separata dall'Istituto. Le trattative con l'Università di Londra sono in corso. Ma continueremo a vigilare per difendere la nostra identità e la nostra autonomia». Peter Mack - direttore del Warburg Institute di Londra, uno dei più importanti centri di ricerca del mondo sul Rinascimento - parla di tregua, senza però deporre le «armi» con cui ha tenacemente protetto la celebre biblioteca del suo Istituto. Esperto della fortuna della retorica e della dialettica tra Quattrocento e Seicento, Mack si è trovato immediatamente alla testa di un esercito, composto da autorevoli studiosi di vari Paesi, che ha resistito a un progetto di ristrutturazione delle scuole di specializzazione per ridurre i costi di gestione. I vertici dell'Università di Londra avrebbero voluto recuperare lo storico edificio di Woburn Square, che ospita gli oltre trecentocinquantamila volumi della biblioteca, per destinarlo ad attività più redditizie. Cioè, in buona sostanza, per farlo rendere economicamente. Creata da Aby Warburg (1866-1929), il geniale fondatore, la biblioteca è stata nel corso del Novecento un punto di riferimento per gli studi rinascimentali. Tra gli scaffali e la fototeca (circa quattrocentomila immagini raccolte per temi) sono passati maestri che hanno condizionato, con i loro lavori, le ricerche sui rapporti tra varie civiltà (cultura classica e umanesimo, saperi occidentali e orientali) e tra varie discipline (storia dell'arte, filosofia, letteratura, scienza): da Ernst Cassirer a Rudolph Wittkower, da Ernst Gombrich a Erwin Panofsky, da Frances Yates a Edgard Wind, da Paul Oskar Kristeller a Carlo Dionisotti, da Fritz Saxl a Michael Baxandall, da Giovanni Aquilecchia a Antonhy Grafton. Incontriamo Peter Mack a Parigi, in un'aula dell'Ecole normale supérieure. Nonostante le acque siano un po' meno agitate, il direttore non nasconde le sue preoccupazioni: «Non è certo un buon momento - dice - per le università e per le biblioteche non solo in Inghilterra, ma in tutta Europa. La gestione manageriale degli atenei e la crisi economica determinano una serie di tagli che mettono veramente in pericolo l'esistenza e l'autonomia della ricerca. La biblioteca e l'Istituto sono una cosa sola, come è detto con chiarezza nell'accordo che la famiglia Warburg firmò con l'Università di Londra quando nel 1944 decise di cedere il suo straordinario patrimonio librario. E noi ci batteremo per mantenere questo principio a qualsiasi costo». Mack sa bene che la vita della biblioteca del Warburg non riguarda solo i professori e i ricercatori dell'Istituto. «Ogni anno - aggiunge con soddisfazione - vengono a lavorare da noi tantissimi studiosi da diversi Paesi. Offriamo non solo la possibilità di consultare liberamente i volumi ma garantiamo, soprattutto, un criterio di collocazione dei libri secondo un progetto tematico ideato da Warburg stesso e dai suoi collaboratori. Chi cerca un saggio troverà accanto una serie di altri saggi che parlano di temi analoghi. Così il lettore sarà stimolato a confrontarsi con altri percorsi, secondo un disegno unitario e interdisciplinare dei saperi. Navigare tra gli scaffali, significa intraprendere un viaggio nella cultura e nella mente dell'uomo. È questa singolarità della nostra biblioteca che allarga la comunità dei lettori anche a studiosi esterni, che negli anni, frequentandola, hanno finito per far parte della nostra famiglia. I numerosi articoli su riviste e giornali testimoniano l'interesse e la solidarietà internazionale...».