Italia Nostra chiede di procedere contro lo Stato - per danni erariali e penali - per la cattiva manutenzione della storica ex caserma Garibaldi di viale della Rimembranza. L'associazione di tutela che nel 1958 opera, con rilevanza pubblica, a favore dei beni culturali nello scorso dicembre ha depositato presso la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti di Bologna un esposto per denunciare, come si legge nell'atto, le «Condizioni di avanzato degrado, per omesse cure manutentive, dell'edificio monumentale Caserma Garibaldi». Ora difficilmente gli organi statali proprietari dell'ex Distretto militare abbandonato ai primi degli anni Novanta potranno fare finta di nulla. Che ci siano imminenti pericoli di crollo i lettori della Gazzetta lo sanno perché sono stati molti gli articoli che negli ultimi anni hanno segnalato la vicenda. E proprio sulla documentazione fotografica e video del nostro giornale si basa l'esposto a Procura e Corte dei Conti firmato dal modenese Giovanni Losavio, già presidente di sezione della Corte di Cassazione di Roma e presidente della sezione locale di Italia Nostra. L'ex giudice nell' esposto richiama la legislazione relativa ai beni culturali che dovrebbe impedire di avere queste migliaia di metri quadri in pieno centro storico nello stato di crollo imminente almeno parziale. «Lo Stato ha l'obbligo - si legge nell'esposto - di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di sua appartenenza. Lo prescrive l'art.30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. E i beni immobili di riconosciuto interesse storico - artistico appartenenti allo Stato (art.53) costituiscono il demanio culturale e sono protetti da speciali misure di salvaguardia che ne limitano la disponibilità. Premessa indispensabile, questa, per avvicinarci al drammatico tema di negata tutela a uno dei più importanti complessi monumentali della nostra città». E più oltre: «Lo Stato è scandalosamente inadempiente all'obbligo della conservazione dello storico edificio e l'abbandono di ogni cura manutentiva ha avviato un processo di progressivo deterioramento che già ha compromesso la sicurezza delle stesse strutture essenziali del fabbricato, neppure protetto, come sarebbe stato agevole provvedere e con ben poca spesa, da intrusioni degradanti e occupazioni abusive». E poi un accenno agli eventuali responsabili: «Ne risulta che il ministero dei beni culturali (suo il compito di provvedere alle esigenze di conservazione dei beni culturali di appartenenza statale) abbia assunto alcuna iniziativa per sollecitare l'amministrazione del Demanio dello Stato a intraprendere i necessari interventi di messa in sicurezza. Una simile condizione di incuria e abbandono (che già ha procurato gravi e forse irreversibili danni alla integrità fisica del bene) rimanda sicuramente a responsabilità personali pur se non agevolmente identificabili dentro il vasto anonimato burocratico della amministrazione dello Stato. Sicuramente responsabilità per danno erariale, per il quale si è chiamati a rispondere davanti alla Corte dei Conti. Ma crediamo pure che una simile incuria esponga alla responsabilità penale chi, titolare dell'ufficio cui lo Stato affida la consegna del proprio bene, non ha adempiuto ai doverosi compiti di custodia». E ora la magistratura potrebbe decidere di intervenire perché «Alla persona del custode è imputabile, nel rapporto di causalità come definito dall'art.40 del codice penale, il grave danno che il bene abbia subito per difetto di ogni cura manutentiva. E del più grave reato previsto dall'art.635 del Codice penale: sussistono per certo nella specie tutti gli elementi integrativi, e pure l'elemento obbiettivo della altruità del bene (appartenente allo Stato), con riguardo alla persona fisica del pubblico funzionario custode del pubblico edificio di interesse storico-artistico, inadempiente consapevole agli obblighi della cura conservativa, la cui omissione abbia cagionato la lesione alla integrità fisica del bene abbandonato al degrado».