In questa tempestosa fine di governo e di legislatura vorrei esprimere, coinvolto come sono da sempre nei problemi dei Beni culturali, un modesto desiderio. Si tratta di una presenza silenziosa e importantissima : il patrimonio storico-artistico e paesistico, protagonista ignorato della nostra realtà nazionale. Comunque siano andate sinora le cose, quel patrimonio è stato sempre la Cenerentola d'Italia. Assorbe minime quote del bilancio dello Stato mentre è una delle fonti più importanti di entrate del Paese. Non inquina, non produce danni. Ha un valore smisurato, il più alto d'Europa, ma i Governi non lo valutano un soldo. Se ne ricordano soltanto quando, come nel caso dello della tomba del Gladiatore, recentemente scoperta a Roma e destinata ad essere ricoperta per mancanza di fondi, non interviene un divo del cinema americano a far chiasso e a salvarla. Il Ministero competente è a sua volta la Cenerentola dei ministeri. Il suo bilancio è risibile, le sue Sopraintendenze, composte di silenziosi eroi oberati e mal pagati, sono considerate dai più seccature, ostacoli al progresso. Bene, noi vorremmo tanto che il 2013, chiunque vincesse le gare politiche, ci portasse un ministro dei Beni e Attività Culturali che non fosse un degno, illustre accademico nè un grande archeologo o un insigne rettore universitario, bensì un politico scatenato che si mettesse in capo (fosse pure per motivazioni personali) di fare di quel cerimonioso e snobbato Ministero un dicastero potente e combattivo. Che strappasse al Tesoro finanziamenti consistenti, bloccando quelli troppo spesso concessi a manifestazioni e attività senza sugo né prestigio. Che contrastasse vivacemente iniziative parlamentari intese a salvare assurdi e costosi privilegi ; che aggredisse Parlamento e Governo sbattendo loro in faccia la vergogna di tante carenze, condivise spesso da burocrazie inette e ostili, e trattasse quest'ultime come meritano. Che persuadesse l'opinione pubblica della vitale importanza dei beni culturali e paesistici, scatenandola contro chi se ne fa beffe e li violenta in nome delle più strampalate idee politico-amministrative. E rinunciasse alle oleate maniere del galateo, politico e no, per adottare quelle aggressive e determinate di chi vuole vincere ad ogni costo. Un politico così, sgradevole e «cattivo», meriterebbe, alla fine, un monumento. Purtroppo, speranze del genere sono state troppe volte deluse. Eppure basterebbe che, senza un eccessivo sforzo di testa, qualcuno capisse quanta importanza hanno quei beni e quanto potere potrebbero dare a chi sapesse servirsene razionalmente, servendoli come meriterebbero in un paese che rivendica tanto spesso la popria antica civiltà.