Pago l'area se si farà la torre Al sindaco di Venezia servono per il patto di stabilità Il Palais Lumière scricchiola, Venezia rischia di sfondare i Patti di stabilità, il sindaco s'indigna. A Porto Marghera, il progetto del sarto francoitaliano Pierre Cardin di costruire una grande torre direzionale per un investimento miliardario e la creazione di migliaia di posti di lavoro, ha segnato, negli ultimi giorni dello scorso anno, una clamorosa battuta d'arresto: la Maison non ha infatti corrisposto i 40 milioni pattuiti col comune di Venezia per l'acquisto dei terreni. Giorgio Orsoni, il sindaco, pacato professore d'economia all'ateneo cittadino, è una belva: quei soldi servivano a evitare appunto l'infrazione del Patto di stabilità. «Cardin mi ha deluso», ha detto al Corriere Veneto il primo cittadino, «è un interlocutore poco affidabile» aggiungendo che «a fronte di un investimento di un miliardo e mezzo di euro, rimango perplesso nel constatare che monsieur Cardin non ha i soldi per comprare le aree che servono per la costruzione». Ora non è che al 59 di Faubourg Saint Honoré, quartier generale parigino dell'anziano maestro couturier d'origine veneta, manchino i soldi. È che sotto la Tour Eiffel, prima di cominciare a pagare, vogliono vederci chiaro e sul progetto del Palazzo della Luce, malgrado il pubblico endorsement del ministro dell'Ambiente uscente, Corrado Clini, del goveranatore veneto Luca Zaia e del sindaco Orsoni, qualche nube s'addensa ancora. «Constatiamo con amarezza che veniamo attaccati da più parti sui mass media, con affermazioni denigratorie», ha fatto sapere Cardin con una nota, «apprendiamo poi che la nostra iniziativa sarebbe soggetta anche al giudizio discrezionale della soprintendenza ai Beni culturali, sulla base di un presunto vincolo finora ignoto a tutto e perciò l'accordo di programma in corso, non ancora definitivo, non ci darebbe nessuna certezza di poter realizzare l'opera». Il grande stilista non lo dice apertamente ma ad averlo indotto a frenare potentemente potrebbe essere stata l'accorata missiva spedita, da un gruppo di intellettuali sotto l'egida di ItaliaNostra, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai primi di dicembre. La torre in cemento vetro dello stilista era stata definita, con scarsa sobrietà invero, «una grave offesa alla Costituzione» in quanto minaccerebbe l'integrità ambientale di Venezia. Toni furenti con le firme in calce di Dario Fo, Franca Rame, Salvatore Settis, Stefano Rodotà, Vittorio Gregotti, Paolo Portoghesi. Questa levata di scudi, unita all'imminenza della elezioni politiche e alla probabile affermazione di Pier Luigi Bersani, potrebbero aver indotto lo stilista a pigiare il freno. Qualcuno potrebbe avergli fatto notare che «le professeur Settis», uno degli intransigenti avversari del suo progetto, potrebbe, a marzo, essere il nuovo ministro dei Beni culturali e che lo stesso esecutivo sarebbe sicuramente in linea con lo spirito di quella durissima missiva contro il Palais. L'idea di sborsare 40 milioni per una distesa di capannoni industriali diroccati e con poca certezza sul futuro potrebbe aver fatto saltare la mosca al naso dell'ottuagenario emigrante. E pazienza se il 21 dicembre scorso il Consiglio regionale veneto gli ha conferito, al Teatro La Fenice di Venezia, il Leone veneto 2012: i milioni non sono statuette, parbleu!
VENEZIA - Cardin non scuce i 40 mln per i terreni senza il via libera
Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha espresso la sua delusione per il fatto che Pierre Cardin, il sarto francoitaliano, non abbia corrisposto i 40 milioni di euro pattuiti per l'acquisto dei terreni per la costruzione della torre Al. Il progetto, che prevede l'investimento di un miliardo e mezzo di euro, è stato fermato a causa della mancanza di fondi. Orsoni ha affermato che i soldi servivano per evitare l'infrazione del Patto di stabilità. Cardin ha affermato di essere un interlocutore poco affidabile e di non avere i soldi per comprare le aree necessarie per la costruzione.
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