Duemila volumi in edizioni antiche, dal XV al XIX secolo, digitalizzati e disponibili a tutti in rete: è il primo importante traguardo della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, raggiunto lo scorso novembre con l'inaugurazione del portale www.beic.it. «il progetto di una nuova biblioteca multimediale», spiega Antonio Padoa-Schioppa, presidente della Fondazione Beic, «è nato 15 anni fa, su ispirazione di modelli bibliotecari all'avanguardia e con l'obiettivo di far convivere e convergere carta, documenti digitali e web: la digitalizzazione delle opere a stampa sta procedendo nel mondo con un ritmo impressionante, da Google all'iniziativa di Robert Darnton, da Gallica ad American Memory. Nuove grandi biblioteche multimediali sono nate o stanno nascendo in tutti i paesi avanzati; solo l'Italia manca tuttora di una grande biblioteca del XXI secolo. Per questo, oltre al digitale, abbiamo in programma la realizzazione di una articolata infrastruttura, dove raccogliere e poter consultare tutti i materiali. Stiamo aspettando i finanziamenti dal ministero per le Infrastrutture. Il complesso dovrebbe sorgere nella zona di Porta Vittoria a Milano, assegnata dal Comune»; l'hardware si trova, invece, presso il Politecnico cittadino. I volumi digitalizzati e in corso di digitalizzazione sono sino a questo momento circa 8.000, tutti espressione della cultura umanistica e scientifica europea, dal mondo antico all'età contemporanea, in lingua originale e in traduzione, raggruppati in 18 Collezioni: Atti di Accademie italiane, Autori greci e latini, Biblioteca idraulica italiana, Classici della cultura, Cronisti e documenti medievali italiani, Diritto europeo medievale e moderno, Economia (sec. XVI-XIX), Filosofia, Incunaboli in lingua italiana, Letteratura italiana, Opere di riferimento, Storia, Storia della Matematica, Storia della Medicina, Storia delle Scienze naturali, fisiche e chimiche, Testi religiosi, Viaggi in Italia e nel mondo, Sitografia, che rimanda ad altre fonti, strumenti e siti di informazione e ulteriore approfondimento. «Sinora prudenzialmente non abbiamo acquistato libri né documenti, con le sole due eccezioni del Fondo Giuseppe Pontiggia e dell'Archivio fotografico di Paolo Monti, entrambi altrimenti destinati a emigrare e oggi assicurati all'Italia e a Milano, dove sono custoditi, già catalogati e accessibili». Beic ha, inoltre, messo a punto un censimento delle collezioni digitali delle università italiane, in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attività Culturali e cura e aggiorna costantemente il catalogo dell'Archivio Regionale delle pubblicazioni edite in Lombardia dal 2006. «La Beic digitale è un'interfaccia della biblioteca fisica, ma possiede una propria autonomia ed è facilmente consultabile da chiunque. Non aspiriamo a essere una nuova Google, trasferendo online tutti i libri possibili e immaginabili, ma piuttosto un centro di ricerca, di pubblica lettura e di confronto con altre realtà come le biblioteche pubbliche, le università e i centri di ricerca. Ci siamo ispirati a quattro criteri: selettività, interconnessione, interdisciplinarietà, multimedialità. In questo, Beic è un prodotto originale, che si distingue dai modelli altrove adottati di collezioni digitali, pubbliche o private, gratuite o a pagamento». La Beic ha, infatti, un proprio "canone": in primis i classici della cultura europea, in tutto mille grandi autori, «con particolare attenzione alle opere scientifiche, meno note e digitalizzate»; poi, collezioni esaustive, «come ad esempio, gli incunaboli in italiano, circa 1.600 rarissime edizioni pubblicate dalle origini della stampa all'anno 1500», di cui 200 già in rete. Sono 902 gli autori finora online. È un'impostazione certo innovativa, specie in un'Italia ancora poco sensibile e attenta al web: «Il lavoro più complesso è stato quello di selezione, catalogazione e raccolta dei metadati per facilitare percorsi di lettura all'interno di aree tematiche, per creare moduli didattici interattivi, digressioni organizzate, mostre virtuali. La Beic non vuole essere un tesoro destinato a pochi studenti e studiosi, ma una biblioteca aperta a tutti, compresi i non specialisti, accessibile e navigabile. Qualora andasse a buon fine il progetto infrastrutturale, in futuro sarà possibile consultare in loco i volumi cartacei, a libero accesso e a scaffale aperto». Ci sarà spazio anche per alcuni titoli novecenteschi, acquisibili al di fuori del copyright, e particolare rilievo avrà la sezione musicale e cinematografica, con musiche, foto e film che impreziosiranno i contenuti editoriali: «Sfogliare anche solo la galleria delle immagini sul sito acuisce il desiderio di inoltrarsi in una foresta così ricca di piante rare, senza contare le miniature, gli erbari, i bozzetti di anatomia, i commenti autografi dei primi lettori, i disegni di artisti celebri come Dürer a corredo iconografico... Il tutto gratuitamente, secondo la tradizione delle biblioteche di pubblica lettura». «Naturalmente per costruire la Beic fisica, l'edificio nuovo, occorrono risorse», si sbilancia Padoa-Schioppa, e spende qualche parola sul delicato compito di digitalizzazione: «È stato necessario formare un piccolo gruppo di collaboratori particolarmente competenti, quasi tutti giovani, che stanno lavorando con entusiasmo e professionalità». La speranza è che l'iniziativa ormai lanciata prosegua con lo stesso ritmo e che tra non molto si possa raggiungere, sia perla Beic digitale sia perla biblioteca fisica, il punto di non ritorno. www.beic.it