«Se proprio dovessi sintetizzare in un obiettivo il mio mandato, ecco mi piacerebbe aprire le porte di Capodimonte a una persona senza particolare cultura, un neofita del museo, uno che in vita sua non si è mai interessato né di storia e né di arte. Staccare un biglietto così avrebbe per me il valore di altri cento acquistati regolarmente dagli habitué di questo o di altri musei». Fabrizio Vona, sovrintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli, ad un anno dal suo insediamento traccia il bilancio dei suoi primi dodici mesi di lavoro indicando anche alcuni degli obiettivi futuri, immediati e a lungo termine. Di origine ciociara, 59 anni, Vona ha sin qui legato il suo nome soprattutto a Bari e alla Puglia, realtà in cui ha lavorato prima di essere trasferito a Napoli nel novembre del 2011. «Un evento di cui sono stato ovviamente felicissimo, un traguardo raggiunto, per uno come me nato ai confini del Regno delle due Sicilie, che aveva sempre guardato a Napoli come grande capitale, l'unica vera città metropolitana presente in Italia. Bellezza, quindi, e tanta ricchezza, riferendomi ovviamente solo al campo di mia competenza, ma anche tantissimi problemi, in una realtà di straordinaria complessità. Ma mi sento erede di un importantissimo passato legato ai nomi di Raffaello Causa e Nicola Spinosa, figure con le quali mi sento in sintonia e il cui operato mi sprona a fare sempre meglio e di più». Paragoni con l'esperienza pugliese? «Si tratta ovviamente di realtà incommensurabili, il centro del sud era storicamente a Napoli e questo si riflette anche sul patrimonio artistico, diciamo che un confronto può essere abbozzato solo nel rapporto fra Napoli e l'intera regione Puglia di cui pure mi continuo ad occupare ad interim, soprattutto considerando la grande presenza romanica o il barocco leccese. La principale differenza sta però nel fatto che lì viaggiavo continuamente per chilometri e chilometri. Di mattina sul Gargano, ad esempio, e la sera in Salento. Qui invece è tutto più concentrato ma la densità è folle». Al punto che il suo primo atto da sovrintendente è stato quello di iniziare a riaprire le chiese cittadine chiuse o malmesse. A che punto siamo? «Abbiamo di fronte un patrimonio vastissimo che va integralmente recuperato, ci saranno circa zoo chiese da riaprire o da restaurare e l'impresa non è facile. Ma abbiamo iniziato, penso al complesso del Gesù e Maria, alla chiesa delle Scalze, a Sant'Agostino alla Zecca, alla chiesa dei Girolamini, allo stesso museo Filangieri riaperto in via definitiva. Ed altre seguiranno a breve. Vede, se c'è un limite che ho riscontrato a Napoli, questo riguarda soprattutto una diffusa tendenza all'effimero, all'evento che non lascia tracce, mentre è arrivato il momento di lavorare soprattutto sull'aspetto strutturale». Prossime aperture, quindi? «Per esempio la Disciplina della Croce, che si trova accanto a Sant'Agostino, o cambiando zona e tipologia di edificio, l'attesa riapertura nell'arco del 2013 dei sotterranei gotici della Certosa di San Martino, dove è conservata un'importante collezione di sculture, che tornerà così finalmente visitabile, con guide che accompagneranno il pubblico a determinati orari. Un'esigenza didattica, ma legata anche alla carenza di personale, che va quindi ottimizzato». Costruzioni gotiche e quindi medievali. Un periodo a lei particolarmente caro e a Napoli presentissimo, per quanto spesso nascosto dai successivi interventi specie barocchi. «E' vero, c'è tantissimo da svelare, certo non distruggendo le superfetazioni seicentesche e settecentesche, ma aiutando la gente a leggere attentamente le preesistenze. Per esempio restando a San Martino, provando a capire l'intelaiatura ad ogive della certosa, e quindi medievale, poi ricoperta di stucchi ed affreschi. Anzi in tal senso un altro dei progetti per il 2013 è legato ad una convenzione con il Suor Orsola e con la facoltà di Architettura, insieme all'Istituito Centrale del Restauro di Roma, per una campagna di catalogazione di tutto il patrimonio artistico preangioino, che riguarda quindi il periodo bizantino, quello svevo e quello normanno, generalmente meno conosciuti, anche dagli stessi napoletani. Penso a Sant'Aspreno, una piccola chiesa sorta in una terma romana e poi successivamente inglobata dal Risanamento nella struttura del palazzo della Borsa». Ma non era prevista una mostra legata al Forum delle Culture del 2013? «Sì ne abbiamo discusso, quando il Forum sembrava che prendesse una piega importante, un evento sulla Napoli medievale, poi tramontata con l'oggettivo declino di questa manifestazione. Eppure una piccola mostra medievale ci sarà. La organizzeremo noi come sovrintendenza a Capodimonte e vedrà l'esposizione di un affresco staccato di Pietro Cavallini, il pittore romano pregiottesco, la cui opera appartiene al complesso di Castel Nuovo, dove ritornerà dopo l'esposizione. Intendiamo inoltre procedere nella restituzione delle opere alle rispettive sedi di appartenenza, quando possibile per motivi di integrità ambientale o di sicurezza. Ce n'è una quantità enorme ancora stipata nei depositi della Curia o di Palazzo Reale, tutta da ricollocare, così come faremo con i due grandi Angeli ora da noi nella sala di Luca Giordano che torneranno ai Girolamini». E Raffaello? «Si farà, nel dicembre del 2013. Abbiamo già richiesto i prestiti, e quanto prima disporremo anche dei fondi, per lo più privati». Dal passato al presente. Cosa pensa di questa continua osmosi fra arte contemporanea e arte antica, tipicamente napoletana? «La condivido, a partire dalle opere della nostra collezione a Capodimonte, che in gennaio si arricchirà anche di un arazzo di Kentridge. Ma valuto il fenomeno soprattutto dal punto di vista di chi deve sovrintendere l'arte già storicizzata. In questa chiave il contemporaneo, che qui è molto più popolare, può essere utile a far scoprire anche i tesori del passato. Altro discorso riguarda invece una mostra come quella di Errico Ruotolo che abbiamo organizzato a Sant'Elmo, e che a mio avviso è già storia, quella di un eccellente artista esploso negli anni 70 e poi ingiustamente trascurato». Parliamo ora un po' di presenze. A che punto siamo? «Sono dati ancora in fase di aggiornamento, ma in linea di massima possiamo parlare di circa 180mila visitatori nel 2012 a Capodimonte. Un buon risultato, soprattutto se consideriamo le difficoltà logistiche per raggiungerci. Pochi autobus e piuttosto rari. In tal senso abbiamo deciso di creare un biglietto integrato che valorizzi le realtà museali della zona con tanto di navetta per gli spostamenti. Un progetto che ci lega al Museo Archeologico, alle Catacombe di San Gennaro e all'Osservatorio astronomico. Voglio poi far notare che a volte anche strumenti semplici possono rivelarsi efficaci. Penso a Facebook e alle migliaia di "mi piace" che ci lasciano i nostri amici. Gli incontri sul restauro per esempio accoglievano in passato un centinaio di persone a volta e per di più adulte. Dopo l'iscrizione al social network ne sono diventate 400 e con tantissimi giovani». Infine il futuro. La Mochi Onori, che l'ha preceduta, è rimasta a Napoli solo due anni e poco più, per caso anche lei ha la valigia pronta? «Ho un contratto di tre anni e se me ne daranno l'occasione mi piacerebbe restare qui fino a termine carriera. Non scherziamo, non c'è sede in Italia più importante e appetibile di Napoli, forse la sola Roma, ma non ci sarebbero gli stimoli che ci sono qui. E poi io ho sempre frequentato questa città, almeno quattro volte all'anno, ho tantissimi amici e sono stato abbonato al San Carlo per sette anni, pur vivendo altrove. Vuoi mettere a tenerlo sotto casa?». Nel novembre 2011, Fabrizio Vona arriva a Napoli in qualità di Sovrintendente al patrimonio storico e artistico Fabrizio Vona, 59 anni, pugliese, Sovrintendente del patrimonio storico di Napoli, è laureato in Lettere con indirizzo storico artistico; specializzato in Storia dell'Arte medievale e moderna presso l'università La Sapienza di Roma; ha conseguito, inoltre, la specializzazione in Storia dell'Arte medievale e moderna. Nel suo ricco curriculum c'è la collaborazione con la Galleria Borghese di Roma, con la Soprintendenza ai Beni artistici e storici di Roma e con quella della Puglia.