La memoria ritorna alla luce nel Sulcis Iglesiente Uno spazio di 2400 metri quadrati con foto, lettere, carteggi, contratti per raccontare trecento anni di storia e lavoro in Sardegna LA «FOTO DI GRUPPO» CAMPEGGIA ALL'INGRESSO DELLA SALA. NELL'IMMAGINE DEL 1904 CI SONO GLI UOMINI, I BAMBINI E LE BAMBINE E IL CANEE la famiglia «allargata» di Laveria vecchia, nella miniera di San Giovanni alla periferia di Iglesias, nel Sulcis Iglesiente. Le miniere metallifere di piombo e zinco hanno smesso di funzionare da 8 anni ma il cuore dei minatori continua a battere. E quel mondo che oggi sembra lontano vive ancora. Lo animano le fotografie, di ogni formato, le lettere, i «libri matricola» che raccontano tre secoli di vita in miniera. E il risultato di una sfida quasi impossibile che parte da Monteponi, alla periferia di Iglesias. Qui, tra edifici in fase di ricostruzione e altri rimessi a nuovo c'è l'archivio minerario di interesse nazionale. L'ha messo in piedi l'Igea, azienda mineraria controllata dalla Regione. Dentro, distribuiti in 2.400 metri quadrati, ci sono trecento anni di storia. Un piccolo mondo fatto di uomini, donne, lavoro, sociologia, antropologia e tecnologia: in altre parole, sapere. A guidare questa cassaforte c'è Pietro Tocco, responsabile del progetto archivio e tecnico con una lunga esperienza professionale alle spalle. «Abbiamo iniziato in silenzio nel 1999 e dopo un lavoro costante e paziente siamo riusciti a costruire questo patrimonio che ha ottenuto anche il riconoscimento di progetto d'eccellenza dal Ministero dei Beni culturali». Visitare l'archivio vuol dire avventurarsi in un viaggio nel tempo e dove si possono leggere le lettere del 1859 prima e dopo la battaglia di Solferino, oppure il progetto della centrale elettrica di Portovesme e magari qualche documento su Crotone o sulle miniere del Friuli. Tra i numerosi carteggi anche il progetto firmato da Ettore Sottsass per la costruzione del villaggio operaio, oppure la sinfonia composta per l'inaugurazione di Villa Bellavista, la sede della direzione generale delle miniere. In una lettera l'appello di una giovane «fanciulla» che chiede aiuto perché il promesso sposo è morto poco prima del matrimonio. L'azienda risponde cancellando 10 lire di debito verso la cantina (lo spaccio aziendale). «Poter dare una dimensione al patrimonio culturale» chiarisce Pietro Tocco «significa allineare documenti per una lunghezza pari a sei chilometri». Roberto Caddeo, laurea in giurisprudenza e passione per l'archivistica è uno dei giovani che in questi anni ha contribuito alla costruzione di questo centro. «Per conoscere l'orientamento dei padroni verso i lavoratori, sardi ma anche toscani, friulani, piemontesi, basta scorrere i numerosi libri matricola» spiega «In una riga vengono descritti tutti gli aspetti della vita, famiglia compresa». L'aspetto più' curioso riguarda la fine del rapporto di lavoro. «Uno viene definito socialista, un altro agitatore, un altro ancora perché non ha ubbidito ai superiori». Un elenco lunghissimo che, giusto per fare un esempio, racconta «la vita di almeno 5000 lavoratori che sono passati nella sola miniera di Ingurtosu». Studio e ricerca, ma anche sperimentazione e manualità. Perché i pezzi di ricambio dei macchinari venivano ricostruiti dagli stessi operai specializzati dell'azienda mineraria attraverso un processo di progettazione che prevedeva il disegno, la costruzione del modello in legno e quindi il pezzo vero in ghisa, acciaio o rame. «Questa era una delle ricchezze delle miniere di allora - argomenta Sergio Bariosco, ingegnere e direttore generale dell'azienda mineraria - e che noi oggi cerchiamo di far rivivere in questo progetto che è anche una sfida per il futuro». Perché dopo l'età delle miniere c'è quella delle «bonifiche ambientali e della cultura». Una sfida tutta da giocare.
Sardegna. L'archivio delle miniere
L'archivio minerario di interesse nazionale è stato creato a Monteponi, in Sardegna, grazie a un progetto che ha iniziato nel 1999. Il progetto è stato guidato da Pietro Tocco e ha ottenuto il riconoscimento di progetto d'eccellenza dal Ministero dei Beni culturali. L'archivio contiene 2400 metri quadrati di documenti, foto e lettere che raccontano la storia e il lavoro delle miniere metallifere di piombo e zinco nel Sulcis Iglesiente. Gli archivi includono anche documenti sulla sociologia, l'antropologia e la tecnologia, come libri matricola e progetti di costruzione di centrali elettriche.
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