VENEZIA Finisce l'idillio tra Cardin e il Comune di Venezia per Palais Lumière, ora lo stilista non avrà solo gli intellettuali contro. I toni si sono alzati per il mancato versamento della «caparra» da 40 milioni. Orsoni: «Cardin inaffidabile». E lui: «Cosa verso senza certezze? Più rispetto». VENEZIA L'idillio è finito, un anno dopo. Uno contro l'altro, dopo che avevano siglato una sorta di patto per realizzare la torre della luce sulla laguna, dando il via alla riqualificazione di Marghera. Oggi il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e monsieur Pierre Cardin sono distanti più che mai: non solo fisicamente (uno in Veneto e l'altro in Francia) ma anche concettualmente. Nel dicembre scorso avevano cominciato l'avventura assieme, adesso l'intesa scricchiola. «Cardin mi ha deluso, è un interlocutore poco affidabile», ha detto ieri pubblicamente Orsoni, dopo che lo stilista non è riuscito pagare già quest'anno i 40 milioni di euro per l'acquisto dei terreni del Comune indispensabili per realizzare il suo Palais Lumière. Quei soldi a Venezia servivano come il pane, non fosse altro perchè avrebbero di fatto impedito a Ca' Farsetti di uscire dal Patto di stabilità. «Ci rincresce se il Comune di Venezia non riuscirà a rispettare gli equilibri ma è del tutto evidente che non abbiamo alcuna responsabilità, anzi il nostro impegno e le energie già profuse sono piuttosto un segno tangibile della nostra di volontà di contribuire già nel 2013 all'inizio del "Rinascimento" di Marghera» replica a distanza Pierre Cardin. In realtà lo stilista non ce l'ha solo con Venezia, ma con l'Italia e gli italiani: critiche continue da una parte, lungaggini e intoppi burocratici che minano e allontano gli investimenti dall'altra. Il risultato e che ieri sia il sindaco che l'italo-francese hanno deciso che era arrivato il momento di alzare i toni. Precisa Orsoni: «A fronte di un investimento di un miliardo e mezzo di euro, rimango perplesso nel constatare che monsieur Cardin non ha i soldi per comprare le aree che servono perla costruzione, stiamo parlando di 40 milioni». In realtà quello del primo cittadino di Venezia è l'ennesimo attacco che arriva nelle ultime settimane allo stilista e al suo progetto, ma di certo è indicativo di quell'alleanza a 36o gradi che comincia a scricchiolare. Nell'ultimo anno ci avevano pensato a più riprese gli intellettuali a criticare la torre della luce, soprattutto per le sue dimensioni e per l'opportunità di realizzare una simile struttura davanti a Venezia. Si è anche scatenata una guerra di rendering e simulazioni sull'impatto che il Palais lumière avrebbe avuto. C'è stata la forte opposizione di Italia Nostra con tanto di petizione al presidente della Repubblica. «Constatiamo con amarezza che veniamo attaccati da più parti sui mass media, con affermazioni denigratorie - scrive Cardin -. Apprendiamo poi che la nostra iniziativa sarebbe soggetta anche al giudizio discrezionale della Soprintendenza ai Beni culturali, sulla base di un presunto vincolo finora ignoto a tutto e perciò l'Accordo di programma in corso, non ancora definitivo, non ci darebbe nessuna certezza di poter realizzare l'opera». Mancherebbero cioè quei tempi certi, che lo stilista ha più volte chiesto per poter andare avanti e costruire il Palais per l'Expo di Milano del 2015. Difficile a questo punto che possa avvenire, anche perché la strada spianata (sperata) ancora non c'è. «Dopo aver già impegnato diversi milioni di euro in questa iniziativa, esclusivamente sulla fiducia e sulle parole degli interlocutori pubblici, riteniamo di meritare maggiore rispetto - dicono lo stilista e il nipote Rodrigo Basilicati -. Siamo sempre stati chiari e leali, dicendo che avremmo dato avvio agli investimenti non appena avuta la certezza di poter realizzare l'opera. E lo confermiamo: noi continuiamo a credere che sia possibile riqualificare Marghera con investimenti C'eravamo tanto amati privati internazionali ingenti e continuiamo a lavorare per questo obiettivo». Il problema semmai sembra un altro, e non è solo veneziano o veneto: «Gli investimenti internazionali, a Venezia e in tutta Italia, non saranno certamente incoraggiati dalla continua incertezza del diritto, né dalle imboscate burocratiche, né da oneri economici impropri». La torre della luce rischia di restare al buio. Orsoni: deve investire un miliardo e mezzo e non anticipa quaranta milioni Cardin: scopro nuovi vincoli e imboscate burocratiche, non c'è ancora certezza per i lavori I numeri del palazzo della luce Un miliardo e mezzo di euro per più di 250 metri d'altezza L'opera al posto di 300 mila metri cubi di capannoni L'investimento. Il palazzo della Luce comporta un investimento da un miliardo e mezzo di euro interamente coperto dal patrimonio di Pierre Cardin dice lo stilista senza il ricorso alle banche e con l'ipotesi, pur di realizzarlo, di vendere uno dei suoi prestigiosi marchi. I numeri del progetto Il complesso di Cardin è fatto da tre torri di 250, 220 e 200 metri d'altezza e avrà 65 piani. Sorgerà tra Marghera e la stazione di Mestre al posto di trecentomila metri cubi di capannoni. Il progetto interessa più di trenta ettari e coinvolge l'intera viabilità dell'area tra Mestre e Marghera.