Il 5 gennaio in programma l'inaugurazione: i disabili potranno accedere alle funzioni senza dover passare dal retro GROSSETO Dal cinque gennaio 2013 saremo tutti uguali. Sì, perché nel primo pomeriggio di quel sabato è prevista l'inaugurazione dell'attesissima rampa di accesso al Duomo. Da quel giorno non ci sarà più nessun accesso dal retro. Nessuna difficoltà o discriminazione. Si cambia registro. Era ora. L'opera è costata 150 mila euro, alcuni raccolti tramite l'8 per mille, altri donati dal Comune e dalla Provincia. La ditta Antonio Lauria che ha realizzato la salita - ha offerto parte della retribuzione dei propri addetti. Il progetto chiamato "PassoDuomo" - è stato studiato da quattro giovani architetti: Giulio Conti, Gesuè Anganello Bernardo Claus e Simone Rusci. Per capire cosa significhi davvero l'essere arrivati in fondo a questa faccenda basta osservare due volti. Il primo è quello di monsignor Franco Cencioni, l'uomo che ha accompagnato tutto l'iter burocratico che ha distinto l'avvento della rampa. Erano i primi anni del Duemila e don Franco era lì, pronto a mettere l'anima nel progetto. L'altro sguardo da fotografare nella mente è quello di Lorella Ronconi, un volto conosciuto in città. Lei, durante la conferenza organizzata dalla Curia per rendere nota la conclusione del lavori, guardava con occhi gonfi di gioia. Quasi increduli. Tempi biblici. Mettere in piedi una rampa accanto a una cattedrale non è uno scherzo. E infatti quella che sarà inaugurata il cinque gennaio è una delle ultime tra tutte quelle presenti nei luoghi sacri del capoluogo. Ma, da quel che si è potuto vedere sino a ora, l'attesa può essere tutto sommato digerita. Anche perché, dall'avvio dei lavori alla conclusione di tempo se ne è perso davvero poco. I tira e molla ci sono stati negli anni precedenti, nelle infinite discussioni con le soprintendenze e il ministero. «Il primo progetto risaliva al 2003» ha spiegato monsignor Cencioni. Sette anni dopo, nel maggio 2010, arriva il concorso di idee per trovare un disegno idoneo. Gli stop. Di semafori rossi ce ne sono stati molti: oltre alle soprintendenze - quella per i beni architettonici e paesaggistici, archeologica e alla salvaguardia artistica - in diversi si sono messi di traverso alla rampa. Soprattutto ci si è messa quella erroneamente chiamata colonna de' Bandi: spostarla di un metro e mezzo non è stato uno scherzo. Tanto che è stato necessario usare un'imbracatura ad hoc con particolari protezioni. Sotto di questa è stata anche rinvenuta una parte di pavimento cinquecentesco e cosa ancora più particolare alcune ossa umane. Una volta raccolte e ritenute di basso valore storico sono state riposte proprio sotto la rampa. Per l'occasione è stata tenuta una messa ed è stata fissata una targa. Il progetto. Ben 48 le proposte arrivate in appena due mesi. «Alcune addirittura dall'estero» come precisa il sindaco Bonifazi. Per realizzare l'idea "PassoDuomo" è stato utilizzato il travertino di Saturnia: un materiale locale molto simile a quello usato secoli fa per la cattedrale. Blocchi di oltre un quintale di peso, una semplice balaustra e una copertura adeguata completano il quadro dell'opera. «Non siamo andati a toccare il Duomo spiega Simone Rusci, uno dei progettisti preservandone i materiali». Dal cinque gennaio dunque saremo tutti uguali. «Un segno di grande civiltà ha concluso Bonifazi che dovrebbero seguire tutti. Edifici pubblici compresi».