Vendute le quote Save, perso un "asset" strategico. Venezia è una delle poche città a non rispettare i vincoli di stabilità Il Comune "sforerà" di circa 20 milioni di euro il Patto di Stabilità per il 2012, ma non ha voluto rinunciare comunque a uscire dalla Save - la società dell'aeroporto Marco Polo - e ha venduto il suo 14 per cento circa delle quote alla società statunitense San Lazzaro L.L.C, gestita dal Fondo Amber (già presente con circa il 2 per cento del capitale azionario nella società guidata da Enrico Marchi) incassando circa 50 milioni di euro (6,401 euro per azione). Un scelta che, come detto, non eviterà lo sforamento del Patto di Stabilità. ma comunque indispensabile, secondo il vicesindaco e assessore al Bilancio Sandro Simionato. I 20 milioni di Cardin - «Un conto è "sforarlo" di 20 milioni di euro - spiega Simionato - un conto di 120 milioni, come era all'inizio, visto che il Comune dovrà comunque poi recuperare nel 2013 per rispettare il Patto del prossimo anno e dovremo recuperare altri 100 milioni di euro, tra i 60 previsti per il prossimo, i 20 dello sforamento di quest'anno, più altri 20 relativi alla penalizzazione del 5 per cento relativi al conteggio dei fondi di Legge Speciale non pervenuti. Per questo era obbligatorio vendere le quote Save, anche per evitare maggiori penalizzazioni sulle retribuzioni per i dipendenti comunali. Sarebbe bastato che Pierre Cardin versasse almeno 20 dei 40 milioni di euro previsti per la cessione dei terreni comunali su cui costruire a Marghera il Palais Lumiére, a cui vanno aggiunti quelli per l'anticipo degli oneri di urbanizzazione, per rispettare anche quest'anno il Patto ed evitare qualsiasi penalizzazione. Ma è certo singolare che un signore che si propone di costruire un'opera da un miliardo e mezzo di euro, non riesca poi ad avere celermente dalle banche 20 milioni di euro. Per questo abbiamo fermato tutto e finché non verrà perfezionato l'acquisto delle aree comunali, il progetto Cardin non potrà andare avanti. Spiace che tutto questo accada - per colpa dei vincoli assurdi imposti dal Governo al Patto - nell'anno in cui il Comune ha tenuto controllo la spesa corrente, rinunciato all'uscio delle plusvalenze e risparmiato quattro milioni e mezzo di ratei di mutui, ben di più del milione e mezzo di dividendi assicurato dalla nostra partecipazione in Save». Molina: Save vendita sbagliata «Il Comune doveva piuttosto uscire dal Patto in maniera anche più onerosa per quest'anno - osserva a questo proposito un consigliere comunale del Pd come Jacopo Molina - ma non vendere le quote Save, perché così non solo ha perso un asset importante in una società che eroga anche cospicui dividendi, ma rinunciato a un ruolo di controllo su un aeroporto che è destinato secondo Enac a raggiungere i 20 milioni di passeggeri nel giro di vent'anni rispetto ai circa 8 milioni attuali su un'area centrale per lo sviluppo della città come quella di Tessera. Si possono fare alienazioni comunali anche importanti, purché ci sia una strategia di cambiamento, ma se si vende solo per chiudere i "buchi" di bilancio, non si fa molta strada». Ribatte Simionato: «Per il Comune non cambia molto, perché in Save avevamo già un ruolo di minoranza e manteniamo comunque il controllo urbanistico dell'area di Tessera. Inoltre la società che ha acquistato, il gruppo Amber, ha sempre svolto politiche di contrasto, come ha fatto il Comune, alle ambizioni egemoniche di Marchi». L'occasione persa con il Casinò - Resta il fatto che se il Comune - come farà nel 2013 - avesse portato a termine la cessione ai privati della gestione ventennale del Casinò, incassando subito circa 350 milioni di euro come anticipo, il Patto di Stabilità non si sarebbe sforato neanche quest'anno, oltre a mettersi al sicuro per quelli successivi. Ma i mesi persi tra trattative con sindacati e dipendenti approdate a nulla, in attesa di una proposta alternativa che non è mai arrivata e in mezzo a scioperi della casa da gioco e perplessità della maggioranza - a cominciare dal Pd - hanno fatto perdere mesi preziosi, impedendo di chiudere la gara per il Casinò entro l'anno in corso. «Il prossimo anno - riconosce Simionato - chiuderemo certamente la gara per la cessione della gestione del Casinò, creando le condizioni per rientrare agevolmente nei limiti del Patto. Abbiamo perso tempo prezioso? Forse sì, ma le responsabilità in questo caso vanno divise tra il Comune e i sindacati della casa da gioco, radicalmente contrari alla cessione. La linea di questa amministrazione è sempre stata quella di cercare il dialogo ed evitare forzature, senza mettere i dipendenti e i sindacati di fronte al fatto compiuto. Con il senno di poi è facile ragionare e dire che avremmo fatto bene, nell'interesse della città, ad accelerare i tempi sulla gara per la cessione della gestione del Casinò, ma la realtà è che usciamo dal Patto di Stabilità non per colpa nostra, nonostante tutti gli sforzi, in buona parte riusciti, per tenere in equilibrio il nostro bilancio». La Favorita resterà invenduta Domani intanto va in vendita - a trattativa privata, dopo che l'asta pubblica è andata deserta - l'area della Favorita al Lido, che partiva da una base d'asta, già ridotta, di 11 milioni di euro, ma le possibilità che l'operazione vada a buon fine sono praticamente nulla. «Non abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse - conferma il vicesindaco - e manca un giorno solo alla presentazione delle offerte, per cui non credo ci sia da farsi illusioni». Il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Lido aveva già messo in guardia l'amministrazione comunale dall'andare avanti nell'operazione, minacciando esposti alla Corte dei Conti.