VENEZIA - Il gruppo di Pierre Cardin ha offerto al Comune circa 800mila euro di caparra per i terreni del Palais Lumière, niente di più. «Non so neanche se fosse vero, è una battuta che mi hanno fatto i rappresentanti del gruppo ma non mi è stata consegnata alcuna offerta formale», afferma il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni: «Devo dire, però, che sono rimasto un po' deluso, è un atteggiamento che non ci dà tranquillità, nettamente in contrasto con l'interesse che avevano dimostrato per realizzare l'opera». Da parte sua rivendica un operato «chiaro e senza sbavature» Pierre Cardin per la realizzazione del suo Palais Lumiere. In una nota cofirmata dal nipote architetto Rodrigo Basilicati, difende i passi della sua società, la "Concept Creatif Pierre Cardin spa", rimandando al mittente soprattutto le critiche del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. «'In questa situazione di totale incertezza - rileva lo stilista - ci viene addirittura addebitata la colpa di non aver anticipato al Comune di Venezia, in pochissimi giorni e nel bel mezzo delle festività natalizie, un importo di decine e decine di milioni di euro, per evitare lo sforamento del patto di stabilità. Dopo aver già impegnato diversi milioni di euro in questa iniziativa, esclusivamente sulla fiducia e sulle parole degli interlocutori pubblici riteniamo di meritare maggiore rispetto. Siamo sempre stati chiari e leali, dicendo in tutte le sedi che avremmo dato avvio agli investimenti non appena avuta la certezza di poter realizzare l'opera. E lo confermiamo. Noi continuiamo a credere che sia possibile riqualificare Marghera con investimenti privati internazionali ingenti e continuiamo a lavorare per questo obiettivo». Ma gli investimenti internazionali, a Venezia e in tutta Italia, ricorda, «non saranno certamente incoraggiati - prosegue la nota - dalla continua incertezza del diritto, né dalle imboscate burocratiche, né da oneri economici impropri. Ci rincresce se il Comune di Venezia non riuscirà a rispettare il patto di stabilità. Ma è del tutto evidente che non abbiamo alcuna responsabilità al riguardo; anzi il nostro impegno e le energie già profuse sono piuttosto un segno tangibile della nostra volontà di contribuire già nel 2013 all'inizio del 'Rinascimento' di Marghera». Il Comune chiedeva 40 milioni di euro, tra anticipi sui costi delle aree e sulle opere di urbanizzazione, e il nipote di Cardin, Rodrigo Basilicati, ha più volte detto che suo zio non è Babbo Natale e che avrebbe pagato solo il dovuto. «Lasciamo perdere le richieste, tra l'altro legittime, limitiamoci alla caparra per le aree: per un preliminare del genere il privato normalmente versa almeno un 20 della somma dovuta, nel nostro caso il gruppo Cardin dovrebbe versarci almeno 5 milioni di euro, sempre se è seriamente intenzionato a comperare. Noi comunque siamo disposti ad andare avanti in qualsiasi momento, se davvero ci dimostrano di voler realizzare la torre». E la prima dimostrazione, oltre ai soldi della caparra, dovrebbe essere il progetto. «Non c'è. Abbiamo visto solo dei rendering e alcuni conti di fattibilità, niente di più - aggiunge l'assessore comunale all'Ambiente, Gianfranco Bettin -. Forse non sono ancora convinti di fare l'intervento». Nel frattempo cosa farete voi? «Ragioneremo con molto rigore sull'impatto ambientale dell'opera, come già stiamo facendo. Tutti la prendono sottobanco, come fosse una cosa già risolta, come se si potesse fare allo stesso modo dell'Enac, che ha concesso una deroga ad una torre alta più del doppio del consentito per norma». Quali sono i problemi ambientali da risolvere? «Innanzitutto ci sono tre falde sotterranee da attraversare, evitando che entrino in comunicazione tra loro. In secondo luogo c'è un terreno inquinato da bonificare. Solo in un punto è incontaminato ma per usi industriali, mentre se parliamo di residenze, università, cinema e quant'altro, la bonifica va fatta in tutta l'area». Non c'è, allora, solo un ostacolo economico. «Già, dipenderà dalla disponibilità delle aree e anche dagli altri problemi che si incontreranno strada facendo». Compreso quello del vincolo opposto dalla Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici. «Già, anche se quello non ci riguarda. Noi siamo convinti che quel vincolo non ci sia ma non dipende da noi. Forse è questo che ha bloccato Cardin e lo ha convinto a proporre un chip così basso per la caparra». Un'offerta che non è neanche da prendere in considerazione, afferma l'assessore alla Mobilità, Ugo Bergamo: «L'accordo firmato con il gruppo Cardin, ad ogni modo, deve essere presto approvato dal Consiglio comunale dopodiché l'Amministrazione veneziana avrà fatto tutto ciò che deve fare e non ci saranno più alibi per nessuno». Basilicati, amministratore degelato del gruppo di Cardin, lo considera solo una bozza di preliminare. «Per noi è un accordo vero e proprio e quando il Consiglio lo avrà approvato, poi starà a Cardin fare tutti i passi che deve fare se davvero vuole costruire il Palais Lumière; e se davvero lo vuole pronto per il 2015 dovrà correre». Nelle file dell'opposizione, intanto, Marta Locatelli del Pdl interpella l'assessore competente perché verifichi la reale fattibilità dell'operazione: «Da mesi dico che il Comune si sta muovendo con eccessiva approssimazione. Il progetto da un punto di vista della sua "bancabilità" con gli istituti di credito non è stato mai analizzato, questione che in realtà avrebbe dovuto essere prioritaria. E nonostante le premesse poco rassicuranti già si annuncia che il tram arriverà al Palais Lumière. Non è serio».
VENEZIA - Palais Lumière, il Comune vuole 5 milioni di caparra, ma Cardin offre 800mila euro
Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha affermato che il gruppo di Pierre Cardin ha offerto al Comune circa 800mila euro di caparra per i terreni del Palais Lumière, ma non ha fornito alcuna offerta formale. Orsoni ha espresso delusione per l'atteggiamento del gruppo, che ha rivendicato un operato chiaro e senza sbavature. Il nipote di Cardin, Rodrigo Basilicati, ha difeso il gruppo, affermando che non ha anticipato al Comune un importo di decine e decine di milioni di euro, come richiesto, per evitare lo sforamento del patto di stabilità.
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