Save, il Comune vende e incassa cinquanta milioni Simionato: limitati i danni Alla fine non hanno potuto fare a meno che dare il via libera alla cessione delle quote Save e procedere alla vigilia di Natale all'aggiudicazione definitiva delle azioni. Il sindaco ha convocato tutta la giunta e la maggioranza, lunedì mattina, per spiegare che era l'unica possibilità per non subire ripercussioni troppo pesanti dall'uscita dal Patto di stabilità. Sia chiaro, per la prima volta nella sua storia, Ca' Farsetti non rispetta i parametri fissati dal governo, nonostante l'alienazione della società dall'aeroporto. Se ne esce di 70 milioni, mica bruscolini: colpa dei fondi (50) della Legge speciale che non sono arrivati, e dei soldi della vendita dei terreni a Pierre Cardin che lo stilista non ha. Il risultato è che nel 2013 Venezia avrà settanta milioni in meno di trasferimenti da parte dello Stato. «La vendita di Save ci permette di limitare i danni e le ripercussioni negative su chi non ha nessuna colpa come i nostri dipendenti, che altrimenti avrebbero visto ridursi la parte del salario legato alla produttività», spiega il vicesindaco Sandro Simionato. Venerdì Ca' Farsetti avrà già i 49.940.999 di euro in cassa, grazie alla alienazione dei 7,8 milioni di azioni a un prezzo unitario di 6,401 euro, meno dei 7,28 dell'ultima quotazione a Piazza Affari. E ben al di sotto degli 8 euro che il presidente di Save Enrico Marchi aveva messo sul piatto qualche mese fa nell'operazione (bocciata fortemente dal sindaco) della fusione inversa della Marco Polo Holding. Considerando poi che i target price della spa è di 9 euro, più di qualcuno comincia a nutrire qualche perplessità sull'operazione fatta in fretta e furia da Venezia. L'affare l'ha fatto la Società statunitense San Lazzaro, fondo gestito dalla Amber Capital (di cui fa parte anche Carlo De Benedetti e il cui fondatore è Joseph Oughourlian), che con la Amber Italia Equity possiede già lo 0,772 per cento di Save. In questo modo la società sale sfiorando il 15 per cento della spa dell'aeroporto, con l'obiettivo di pesare maggiormente sulla gestione dello scalo veneziano. Amber e sindaco Giorgio Orsoni sembrano essere sulla stessa linea, contro il presidente Enrico Marchi tanto che nei prossimi mesi, un piccola quota delle azioni potrebbero tornare al Comune, in vista di un futuro patto di sindacato che escluda il manager di Conegliano. Non è un caso infatti che l'altro giorno Marchi abbia chiamato il sindaco polemizzando per l'operazione che il Comune stava portando a termine. Del resto nei prossimi mesi scadrà l'attuale patto di sindacato e alcuni soci, ora alleati del manager, come le Generali, potrebbero decidere di rivedere azione e alleanze. Per ora le uniche certezze sono i 50 milioni dalle azioni e l'uscita dal Patto di stabilità. «E' la prima volta che il Comune ha i conti in ordine in cui le spese correnti sono coperte dalle entrateprecisa Simionato ma nonostante questo siamo costretti a non rispettare le regole». Venezia paga i vecchi incassi del Casinò (ormai rimasti solo un ricordo) e i fondi della Legge speciale (ora inesistenti), se i parametri riferiti al triennio 2007-2009 obbligano il Comune ad accantonare 64 milioni di euro. I problemi potrebbero essere risolti nel 2013 con la privatizzazione della casa da gioco che permetterebbe all'amministrazione veneziana di andare a ricomporre virtuosamente gli equilibri. Francesco Bottazzo
VENEZIA Niente fondi da Cardin, Venezia fuori dal Patto di stabilità.
Il Comune di Venezia ha venduto 50 milioni di azioni di Save, una società che gestisce l'aeroporto, per 6,401 euro l'azionc per un totale di 319 milioni. La vendita è stata necessaria per limitare i danni economici dovuti all'uscita dal Patto di stabilità. Il sindaco ha convocato la giunta e la maggioranza per spiegare la decisione. La società ha subito una perdita di 70 milioni di euro a causa della mancata ricezione dei fondi della Legge speciale e della vendita dei terreni a Pierre Cardin. La vendita di Save permette al Comune di limitare le ripercussioni negative su chi non ha colpa, come i dipendenti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo