Un grande bene monumentale, l'Acquedotto carolino, un grande progetto di recupero e riutilizzo che già c'è, quello della Facoltà di Ingegneria della Seconda Università, un unico ente competente, la Soprintendenza ai beni artistici di Caserta e Benevento, una prospettiva di salvaguardia e di sviluppo concreta: eppure oggi si fa sempre più insistente la voce secondo cui la stessa Soprintendenza starebbe ideando di di-smettere la gestione del bene, per consegnarlo alle due Province interessate. L'allarme è stato lanciato da Italia Nostra, l'associazione che fin dal 1999 ha realizzato visite, convegni e manifestazioni finalizzate alla conoscenza e alla tutela dell'eccezionale opera di ingegneria idraulica ideata da Luigi Vanvitelli. «La nostra associazione - ricorda la presidente di Italia Nostra, Maria Carmela Caiola - espresse la propria soddisfazione per la consegna dell'Acquedotto Carolino al Ministero per i Beni Culturali, avvenuta nel febbraio zelo in coerenza con quanto deliberato dall'Unesco per l'intero acquedotto, eccezionale bene culturale che va conservato integralmente, garantendo la funzione originaria di grande via d'acqua. Italia nostra aveva auspicato che i nuovi organismi di gestione, in collaborazione con i vari Comuni interessati, potessero portare alla sua rivitalizzatone, al recupero delle aree abbandonate, all'eliminazione degli elementi di degrado, nonché alla richiesta dei fondi europei, in grado di realizzare il restauro dell'intero acquedotto e delle sue pertinenze). Invece, niente di tutto questo è avvenuto, anzi, oggi si teme per la sua integrità e la sua stessa salvaguardia. «L'eventuale dismissione di cui si parla preoccupa - spiega Caiola - per le gravi ricadute che potrebbe avere, per la frammentazione della gestione e anche per la mancanza di risorse finanziarie». Da qui l'intenzione della sezione provinciale di Italia Nostra di interpellare il Ministero dei Beni Culturali e la Direzione Regionale affinché si adoperino perla gestione unitaria in capo allo stesso Ministero e perché si avvii finalmente il progetto di recupero dello storico condotto con fondi europei, utilizzando lo Studio di Fattibilità che giace dal 2oo8 presso le due province interessate. «E poi urgente che si provveda anche a redigere il Piano di Gestione per il sito, avviando l'indispensabile interlocuzione con l'ente gestore dell'acquedotto dell'Alto Calore, il cui bacino idrico grava sulle sorgenti del Carolino. Oggi, infatti, in assenza di accordi - aggiunge l'architetto Caiola - la quantità di acqua che rimane alle stesse sorgenti è talmente esigua che, da diversi mesi, le fontane e la cascata del Parco Reale sono a secco, con grave danno anche per la nostra economia turistica».