UNA notte d'aprile del 2011 si è sbriciolato, nonostante appelli ed esposti alla Soprintendenza ai beni architettonici del Lazio e al Comune locale. Oggi le rovine giacciono ancora lì, tra rottami, copertoni e spazzatura. È la storia paradossale di un monumento firmato dal grande architetto barocco Girolamo Rainaldi. Eppure il portale, o quel che ne rimane, commissionato dalla famiglia Colonna per segnare l'ingresso maestoso al Barco, la tenuta di caccia, è sottoposto a vincolo dal 1935, ed è considerato da una relazione del 2008 della Direzione regionale del Lazio "di interesse particolarmente importante". «Dopo mesi in terra i frammenti di peperino rischiano di essere compromessi», denuncia l'archeologo Dario Rose, tra i portavoce della mobilitazione di cittadini che già nel 2008 avevano lanciato l'sos. «C'è stata una totale indifferenza della pubblica amministrazione che nemmeno ha provveduto alla rimozione dei pezzi di pregio lamenta Rose Perfino il 'concio di chiave' dell'arco, un elemento splendido con lo stemma dei Colonna spicca tra le macerie. Pensare che la cattedra di Restauro di Roma Tre si era offerta di progettare l'anastilosi ricostruttiva ». C'è anche l'incuria del proprietario, la Casa Bianca srl che gestisce il Palaghiaccio di Marino. La vicenda sarà al centro di un incontro il 17 gennaio nell'aula consiliare del Comune di Ciampino.