Uno scrigno di proprietà della Curia che ogni due anni mostra i suoi tesori nel periodo natalizio ma che dovrebbe essere fruito in modo continuo come un museo Poco alla volta, il palazzo che fu dei Principi Alliata di Villafranca e che ora appartiene alla Curia e al Seminario arcivescovile a seguito di un contestato lascito ereditario, continua a svelare i suoi tesori. Due anni fa furono esposte le due grandi tele di Matthias Stom, sino a quel momento viste soltanto da pochi studiosi e conosciute da vecchie fotografie in bianco e nero; ora è la volta della "Crocifissione" di Van Dyck, citata da alcuni antichi inventari e su cui, nel recente passato, circolavano voci incontrollate su una sua possibile vendita o addirittura su un furto che l'avrebbe condotta fuori dalla Sicilia. Nulla di tutto questo per fortuna, e il dipinto di fatto inedito (misura 101 centimetri per 75), restaurato e recuperato quindi nella splendida cromia originaria che era offuscata da sporcizie e ridipinture è oggi visibile, tra gli arredi preziosi del salone dove da secoli è collocato, sino al 6 gennaio (dalle 10 alle 18) grazie alla iniziativa degli Amici dei musei siciliani in collaborazione con l'Arcidiocesi: in ordine di tempo è l'ultima delle tante sorprese che da alcuni anni a questa parte hanno animato la storiografia intorno alle opere siciliane del pittore, da quando cioè Giovanni Mendola, documenti alla mano, ha provato che il soggiorno palermitano del pittore non si era esaurito nei pochi, drammatici mesi della peste del 1624 ma si era protratto sino al settembre dell'anno successivo. A meno di clamorosi e sempre possibili rinvenimenti, il dipinto di Palazzo Alliata è l'unico ancora in collezione privata tra quelli, numerosi, che si trovavano nei palazzi della aristocrazia palermitana. Ragion di più per auspicare che il grande edificio che si affaccia su piazza Bologni, i cui arredi interni tra stucchi e decori in legno recano il sigillo di due esponenti di spicco del grande cantiere del rococò isolano quale Francesco Ferrigno e Bartolomeo Sanseverino possa in tempi certi diventare quello che dovrebbe, e che la stessa Curia aveva chiarito che sarebbe diventato dopo il controverso progetto di trasformazione in hotel presentato nel 2004 (di cui non si hanno più notizie) relativamente al piano cadetto: uno spazio museale, aperto al pubblico normalmente e non, come adesso, solo per alcune sale e per pochi giorni ogni due anni. Terminato l'inventario da parte della Soprintendenza, messi a punto vincoli e notifiche, possibilmente recuperata la spettacolare facciata (la stessa davanti a cui, in "Dimenticare Palermo" di Francesco Rosi, Mimsy Farmer mormorava sgomenta a Jim Belushi: "Sembra che questi palazzi abbiano la lebbra), palazzo Villafranca sarebbe il catalizzatore architettonico e museale di una piazza Bologni il cui restyling, in chiusura nei prossimi mesi, dovrebbe finalmente liberarla dalla funzione di parcheggio abusivo a cui era ridotta da decenni per restituirla alla sua spazialità originaria. Con la riscoperta del Van Dyck hanno trovato così una più coerente collocazione non soltanto diversi dipinti, che negli anni sono transitati dalla Sicilia in alcuni tra i maggiori musei del mondo, ma anche opere ritrovate, come il grande "Compianto sul Cristo morto" proveniente dalla collezione Airoldi e ricomparsa dopo sessant'anni in occasione di una mostra a Milano nel 2005, o identificati quali ritratti di esponenti del ceto mercantile palermitano come quello di Desiderio Segno, riconosciuto da Vincenzo Abbate in una tela custodita in una collezione dei Principi di Liechtenstein. Anche questa "Crocifissione" provvede ora a mettere a posto alcuni tasselli della produzione di Van Dyck durante il suo lungo viaggio in Italia, durato dal 1621 al 1627. Sebbene il motivo della "Crocifissione" non sia particolarmente frequentato nell'intero arco produttivo del pittore, la versione di palazzo Alliata ha una rete di riferimenti prossimi di cui il più diretto è la tela, appena più grande, custodita a Napoli nei Musei di Capodimonte e quello geograficamente più vicino è la replica (di anonimo copista o forse di bottega) dell'Oratorio del Rosario in San Domenico dove, sull'altare maggiore, campeggia la monumentale "Madonna del Rosario", ex voto per la peste del 1624, la più importante tra le commissioni pubbliche ricevute da Van Dyck in Italia. Difficile dire quale, tra la tela napoletana e quella palermitana venga per prima e sia quindi il prototipo, o affermare caon certezza che il dipinto sia ascrivibile ai mesi palermitani del pittore o se se sia giunto successivamente in città, da Genova o da Anversa, e sia anche frutto di interventi di bottega. Con pochissime varianti tra le due opere (il movimento dei lembi del perizoma, il teschio in primo piano, il profilo dei monti sull'orizzonte basso), l'iconografia è del tutto identica nel declinare in chiave di patetismo controriformista il tema di Cristo in croce, solo nello spazio figurativo, che un celebre disegno di Michelangelo e le incisioni che ne erano derivate avevano rappresentato in chiave eroica prestandone il modello ai pittori di mezza Europa: la stesura fluida del colore, la gamma calda dei bruni, i bagliori del cielo drammaticamente annuvolato, col particolare insolito dell'eclissi di sole, il paesaggio in basso semisommerso dall'oscurità, la posa stessa del Crocifisso col corpo teso nello spasimo e il capo rovesciato all'indietro, tutto in quest'opera, enuncia la sensibilità religiosa del barocco incipiente che proprio Van Dyck aveva all'improvviso catapultato e a quali livelli! in un ambiente artistico come quello palermitano, in gran parte fermo ai modelli tardomanieristi. Con la presentazione del dipinto di Van Dyck si compie un altro passo avanti nella riscoperta del Palazzo: molto rimane, tuttavia, da svelare, una volta che tutti gli ambienti potranno essere finalmente fruibili. Palazzo Villafranca, insomma, è ancora in gran parte da scoprire.
IL TESORO RITROVATO. PALAZZO ALLIATA SVELA UN VAN DYCK
Il Palazzo Alliata, appartenente alla Curia e al Seminario arcivescovile, è stato recentemente riaperto al pubblico con la presentazione di due grandi tele di Matthias Stom e, più recentemente, della "Crocifissione" di Van Dyck. Il dipinto, restaurato e recuperato, è stato esposto nel salone del palazzo, dove è stato visibile anche il "Compianto sul Cristo morto" proveniente dalla collezione Airoldi. La riscoperta del Van Dyck ha permesso di mettere a posto alcuni tasselli della sua produzione in Italia, durata dal 1621 al 1627. Il palazzo, che era stato trasformato in hotel nel 2004, potrebbe diventare uno spazio museale aperto al pubblico normalmente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo