L'iniziativa Tre docenti universitari chiedono a Regione e Asl che la cessione non dimentichi funzioni culturali e sociali UN PROGETTO per San Salvi: un recupero degli spazi pubblici e sì alle residenze, ma sociali e utilizzando il 25 degli edifici, non il 66 come previsto dal progetto di Asl e Regione. E poi valorizzazione delle attività sociali e culturali che si fanno nell'area dell'ex manicomio e creazione di un polo delle dipendenze e potenziamento di altre attività sociosanitarie. Chiedono un tavolo con le istituzioni Marco Massa, professore di Urbanistica alla facoltà di Architettura di Firenze, Pietro Clemente, antropologo dell'Università, e Patrizia Meringolo, professoressa a psicologia. «San Salvi è un monumento, un bene culturale - dice Massa - Appartiene alla storia della psichiatria e dell'urbanistica di Firenze. Per questo per farci degli interventi bisogna rispettare la legge. Andrebbe trattato come le Murate, con un progetto pubblico. Se cambiamenti di funzioni vanno fatti, devono essere compatibili con il luogo. Penso ad esempio ad un progetto di residenza sociale, nella linea filosofica delle "Smart city". Se si deve vendere, essendo di proprietà pubblica, la legge prescrive che l'alienazione deve essere accompagnata da una procedura che deve avere l'approvazione della soprintendenza ai monumenti. Questo organismo deve fare una serie di prescrizioni e mettere vincoli a cui si deve attenere un progetto di Asl e Comune. Invece qui si va avanti a tentoni su base più che di progetti di programmi economici». Secondo Massa il 75 degli edifici devono restare ad uso pubblico. Clemente spiega che bisognerebbe andare incontro a una struttura «in mano a soggetti culturali. Va conservata la memoria di quello che è stato, penso ad ex ospedali psichiatrici come quelli di Trieste, Gorizia e Parma. Gli spazi hanno continuato ad essere vissuti, ci sono presidi attivi fortissimi che vanno tutelati. C'è la Tinaia, che è pezzo di storia artistica di dimensione europea, ci sono i Chille, promotori della passeggiata sui camminamenti ma anche di iniziative estive di vario tipo. Abbiamo presenze di soggetti della società civile che hanno trasformato il territorio, rendendolo culturalmente significativo. Parliamo di uno spazio che non è neutro, la Asl è obbligata a fare qualcosa». Meringolo sottolinea le «funzioni pubbliche di San Salvi. Abbiamo la nostra biblioteca che da tempo cerchiamo di collegare con la Chiarugi. Ci sono una serie di servizi della Asl come il dipartimento prevenzione, quello contro le droghe. Si dovrebbe fare un polo preventivo sulle dipendenze, ma anche di ricerca e di utilità collettiva. Non solo, ci sono le residenze per studenti di via del Mezzetta. Si tratta di un polo con funzioni collettive e pubbliche, culturali, sanitarie ed educative (pensiamo alla scuola elementare). Altre eventuali funzioni, come quella abitativa, anche ammesso che si possano fare non devono essere stridenti altrimenti l'area diventa non più vivibile. Quindi si a "co housing" e residente sociali e magari a un minimo di residenza privata ma senza stravolgere il senso del luogo e le sue tante facce». (mi.bo.)
FIRENZE - Contro-piano per San Salvi: "Meno case, più servizi"
Un gruppo di tre docenti universitari, Marco Massa, Pietro Clemente e Patrizia Meringolo, ha presentato un progetto per il recupero degli spazi pubblici dell'ex manicomio di San Salvi a Firenze. Il progetto prevede la valorizzazione delle attività sociali e culturali nell'area, la creazione di un polo delle dipendenze e il potenziamento di altre attività sociosanitarie. I tre docenti chiedono un tavolo con le istituzioni per discutere il progetto e garantire che le funzioni culturali e sociali siano rispettate. Massa sottolinea l'importanza di trattare San Salvi come un monumento storico e di rispettare la legge.
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