SICILIA - Allarme Santo Spirito. Il monumento è in pericolo e mentre si aspetta di capire chi debba intervenire e con quali fondi, l'area del museo sta letteralmente andando a pezzi. Prime proteste Sembra essere destinata ad una polemica tra enti, magari con un continuo rimbalzo di responsabilità e competenze, la salvaguardia del complesso monumentale di Santo Spirito nel centro storico di Agrigento. Mentre si aspetta di capire chi debba intervenire e con quali fondi, l'area del museo sta andando a pezzi: frammenti degli archi delle bifore si staccano e vengono ritrovati sui davanzali, la base dei muri portanti è caratterizzata da fessurazioni, alcune anche molto ampie, dovute all'effetto dell'umidità e del logorio del tempo, che sta sbriciolando la pietra, granello per granello: uno sfaldamento continuo documentato dalla quantità di terra che viene ogni giorno spazzata dai custodi del bene monumentale. I portoni d'ingresso presentano tutti i danni che l'acqua piovana e lo scorrere del tempo senza alcuna manutenzione hanno provocato al legno: sono gonfi, coperti da crepe, quasi scardinati dalla struttura che li sostiene. La pavimentazione nel cortile del monastero è a tratti divelta. Un intero bene sembra andare in rovina. Quando ancora matrimoni civili ed eventi espositivi temporanei si svolgevano al monastero, la condizione era accettabile. Col passare del tempo la struttura ha subito un progressivo degrado. Senza un intervento del Comune che gestisce l'ala museale del monastero, la Soprintendenza ai Beni culturali e Ambientali potrebbe valutare di emettere una diffida contro l'amministrazione comunale, perché realizzi quelle opere di manutenzione necessarie ad impedire un ulteriore degrado di questo bene storico e architettonico. Eppure per il Comune, che non ha certo i fondi per interventi di restauro così complessi, dovrebbe essere la Soprintendenza a farsi carico di interventi di manutenzione straordinaria, quali quelli che sono necessari per un ripristino del museo, che è destinato ad accogliere visitatori di ogni Paese. Il Codice dei Beni culturali n. 42 del 2004 stabilisce regole precise, ma con il graduale deterioramento del nostro patrimonio culturale, in particolare nel centro storico, sembra che debba essere rispolverato, per ricordare come tutelare questi beni non sia solo un dovere civico, ma un obbligo di legge. All'articolo 20 recita: "I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati " Invece è quel che accade, sotto gli occhi di tutti, anche dei visitatori, senza che alcuno mostri pudore per l'immagine che viene offerta della nostra città. In questi giorni al museo di Santo Spirito sono in corso con la Soprintendenza i lavori di allestimento della nuova sezione medievale con pezzi marmorei selezionati per periodo. Sarà inaugurata il 28 dicembre alle 18. Il Museo attualmente, oltre alla Sala dei Marmi, comprende il museo etno-antropologico e la sala "Natura", mentre l'esposizione di quadri di arte contemporanea è stata spostata e l'intera Galleria Sinatra è stata trasferita all'ex Collegio dei Padri Filippini. Nel complesso monumentale è possibile visitare anche la sala del dormitorio, la cappella e le celle. Un altro problema della struttura è la presenza di barriere architettoniche, per abbattere le quali era stata ipotizzata l'installazione di un ascensore, per cui necessitano altri fondi. Il monastero di Santo Spirito, come molte testimonianze architettoniche di un certo pregio della Sicilia del XIII e XIV secolo, è legata alla famiglia Chiaramonte, così come l'attigua Chiesa. Quest'ultima appartiene al Fec, ovvero al Fondo edifici di culto del Ministero dell'Interno, il cui predecessore, il Fondo per il culto, era stato istituito dopo l'Unità d'Italia, nel 1866, per la gestione del patrimonio immobiliare incamerato dallo Stato a scapito della Chiesa. Da allora è affidato in gestione alla Curia, con l'onere della manutenzione, e l'attuale responsabile è la badessa del monastero di Santo Spirito. Suor Giovanna Pitrone ha affidato alcuni anni fa l'incarico all'architetto Ottavio Sodano di redigere il progetto per il restauro degli interni della chiesa e per curarne, successivamente, la direzione dei lavori. Il progetto del 2005, che oggi andrebbe aggiornato, anche alla luce di nuove e più moderne tecniche di restauro e degli ulteriori danni subiti dal bene, nonché sui prezzi, allora prevedeva una spesa di 967 mila euro. A rischio sono gli stucchi del Serpotta, realizzati tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, che caratterizzano il monumento e sono oggetto di attenzione sia da parte dei turisti che degli studiosi. Per salvarli si sono mobilitate associazioni, la fondazione Agireinsieme, Legambiente, professionisti, il Centro commerciale naturale Via Atenea e Dintorni. Sono stati anche organizzati dei sit-in all'interno del Municipio, ma ne è seguito l'assoluto silenzio. Pare che la causa delle prime infiltrazioni, una rottura lungo la rete idrica, sia stata rimossa; tuttavia il danno agli stucchi ormai è fatto e occorrerebbe un restauro per evitare il progressivo sfaldamento delle opere del Serpotta. Già gli affreschi interni, realizzati tra il XIV e XV secolo, come denuncia il coordinatore provinciale di Sel, Lillo Micciché, sono scomparsi del tutto ormai nei secoli XVII e XVIII, solo piccolissimi brandelli di tracce di colore sono presenti, coperti dal calcare formatosi dalle filtrazioni di acqua proveniente dalla soprastante strada o dalla trasudazione dell'umidità. Oltre alla finta cupola, nella parte bassa delle pareti laterali, come ricorda l'architetto Sodano, vi sono realizzati dei riquadri ad alto rilievo con figure plastiche raffiguranti: la Natività, l'Epifania, la Fuga in Egitto e la Presentazione al Tempio "indicati dagli storici - scrive Sodano - come opere da attribuire a Giacomo Serpotta o almeno alle maestranze da lui dirette. Questi grandi teatri plastici, ricchi di drappeggi, nuvole, angeli e ambienti quasi reali (palme, colonnati, templi), rappresentano pienamente le eleganti estrosità e la classicità di tutte le opere del Serpotta". Strano è ritenere che il ministero dell'Interno voglia interessarsi di questo prezioso monumento, che forse non sa nemmeno di possedere, e non pare che si senta direttamente coinvolta la Chiesa, che ha ormai chiuso al culto da tempo questo edificio. In un incontro organizzato allo scopo, nei giorni scorsi, da Legambiente, il soprintendente, Pietro Meli, ha affermato che sono allo studio due perizie da inviare al ministero dell'Interno per ristrutturare la copertura del tetto, e intervenire per arginare i danni derivanti dall'umidità di risalita dal pavimento, che potrebbe avere ancora altre cause. Necessiterebbero poi gli interventi per il recupero degli stucchi, ma si tratta di lavori più complessi. Rimane, dunque, anche in questo caso il problema delle risorse. La Regione non ha più fondi per gli interventi di emergenza della Soprintendenza. Pertanto, l'unica strada attualmente percorribile sembra essere soltanto quella del ministero, almeno per gli interventi strutturali. "Per poter salvare le opere serpottiane di Santo Spirito, e non solo - propone Lillo Miccichè - sono necessari urgentissimi lavori di prosciugamento dell'umidità di risalita capillare delle mura di sottofondazione, con la conseguente opera di impermeabilizzazione delle mura esterne, in particolare quelle del lato settentrionale. Lavori con tempi sicuramente lunghi. Nell'attesa si chieda al comune di Agrigento di effettuare urgenti lavori di monitoraggio della rete fognante e della rete idrica, non solo sottostanti la via Argento e il cortile Iacono, ma anche le strade limitrofe lungo il versante settentrionale della chiesa e della vecchia torre campanaria dell'ex monastero, sino a qualche anno addietro adibito a museo civico comunale e chiuso dal comune a causa del pericolo di crollo degli intonaci per la forti infiltrazioni di acqua". Anna Maria Scicolone 24122012