Senza dubbio, un grande successo. Chi ha messo all'asta i propri beni culturali (quasi incredibile, l'averli posseduti tutti insieme) avrà certamente realizzato ciò che si proponeva. Il cospicuo "sequel" milanese dell'asta di beni culturali appartenuti ad Arturo Toscanini (1867-1957), già andata a segno a Londra da Sotheby's (28 novembre, ricordate?), si è rivelato tutt'altro che un "sequel", dal momento che i beni messi all'asta in via Manzoni sono probabilmente, sotto l'aspetto musicologico, filologico e culturale in senso ampio, più importanti di quelli dell'asta londinese. Tentiamo una visione panoramica dei 73 lotti. Al sommo della "Wunderkammer" ereditata da Walter, figlio del Maestro, e da Walfredo, morto un anno fa, brilla una stella di prima grandezza, un oggetto di assoluta importanza storica e musicologica: la partitura autografa (in bella copia) dell'opera Nerone di Arrigo Boito (1842-1918), quasi ignorata dagli italiani, incompiuta alla morte dell'autore. Il manoscritto fu sottoposto all'attenzione di un coltissimo musicista, Vincenzo Tommasini e, successivamente, di un compositore estroso e "outsider", Antonio Smareglia. Alla fine, se ne occupò Arturo Toscanini. La partitura messa all'asta è arricchita da annotazioni di Tommasini, di Smareglia e di Toscanini, e fu quest'ultimo che riuscì a rendere eseguibile l'opera. Con la sua direzione, Nerone andò in scena alla Scala giovedì 1 maggio 1924. S'intende facilmente come questo pezzo privilegiato sia più utile agli studi e alle conoscenze che non gli stessi abbozzi verdiani per Falstaff o la stessa autografa ouverture di Mendelssohn di cui si era detto a proposito dell'asta di Sotheby's. Sorprende l'originaria quotazione di base, incredibilmente bassa e demoralizzante: 3mila euro. Ma ci conforta l'esito: Nerone è stato acquistato dal nostro ministero peri Beni e le attività culturali in blocco con il cosiddetto "lottone": l'archivio familiare Toscanini, costituito da 759 lettere, ossia da una serie di carteggi tra il Maestro e musicisti di prima grandezza, quali Ildebrando Pizzetti, Richard Strauss, Giacomo Puccini, Maurice Ravel. Molto spesso, alle lettere sono acclusi documenti propriamente musicali: manoscritti di composizioni, oppure, nel corpo di una stessa lettera o cartolina postale, citazioni in pentagramma scritte da Toscanini (ce n'è una, spiritosa, da Pelléas et Mélisande di Debussy). D'interesse, se è lecito dirlo, un po' voyeuristico da parte di un acquirente è il carteggio privatissimo datato tra il 1895 e il 1896 tra il ventinovenne Toscanini e la sua futura moglie Carla De Martini. Lettere d'amore, espresse con foga, o narranti aspetti del lavoro e della professione di un musicista insolitamente deciso e sovente aggressivo. Il "lottone", partito da una base di 80mila euro, è stato aggiudicato al ministero per i Beni e le attività culturali (Mibac) a 12omila euro. Prima dell'asta, si era segnalato un appello di Maurizio Roi, presidente della Fondazione Toscanini,e di Carlo Fontana, amministratore esecutivo del Teatro Regio di Parma e già sovrintendente della Scala, affinché il lascito toscaniniano non andasse disperso. Almeno questa volta, il nostro Ministero si è comportato bene, date le presenti circostanze. Varie quotazioni di base avevano altri documenti, per lo più finiti in mano di privati, e fotografie che sono un vero panorama biografico e storico. Qualche esempio: un autografo di Yehudi Menuhin (400 euro), una cartolina di Puccini (1923) a Wally Toscanini allora residente in via Durini a Milano (300 euro), la breve partitura autografa di una canzone napoletana d'autore (Domenico Cimarosa,1.000 euro), un biglietto firmato da Antonio Salieri (600 euro), la partitura autografa di una composizione di Ildebrando Pizzetti, L'ultima caccia di Sant'Uberto, donata a Wally Toscanini, figlia del Maestro, nel Natale 1930 (2mila euro). E i feticci, vistosissimi, e acquistati da privati: il frac del Maestro, griffato Caraceni (base 5mila euro, aggiudicato a 15mila), e la bacchetta direttoriale donata da un'ammiratrice a Toscanini, battuta a 500 e aggiudicata a 6.5oo euro. Cifre molto variabili, non altissime. Il totale di vendite dell'intera asta è stato di 220mila euro. E un'osservazione finale. Quando si parla, per frack e bacchetta, di puro feticismo, noi tentiamo disperatamente di trovare qualcosa che almeno lo renda "impuro". Ma è introvabile. In che cosa ci appaga o ci rinvigorisce, il possedere il frack di Toscanini (o di Mahler, o di Bernstein...)? Il frack, o la bacchetta, che cosa hanno in sé "di" chi li ha indossati o agitato in aria? Si può suscitare l'ammirazione di un ospite appendendo il frack a un lampadario, ed esibendolo? E quanta desolazione in quegli eredi che danno all'asta le lettere d'amore dei due bisnonni, liberandosene! Ha senso battere a 5mila euro un frack, e a 3mila la partitura manoscritta da Boito e annotata da musicisti di prim'ordine, uno dei quali, A.S., geniale? Ci sono conti che non tornano.