Mancata consegna dell'inventario, un problema che si trascina da anni IL MUSEO di Sezze - già Antiquarium comunale - è il più antico dell'intera provincia di Latina. Ma per un misterioso arcano presenta forti opacità nella sua gestione. Così a chi conosce Sezze per i suoi carciofi, ed i suoi broccoletti, forse non passerebbe mai per la testa di visitare i reperti archeologici che esso custodisce anche perché al sabato di Natale, il museo civico fa lo stesso orario del discount, o del fioraio. Che pure nei giorni di festa usano adeguarsi «all'orario continuato». Così al di là delle sagre, con le quali evidentemente si rinnova quello spirito di appartenenza alla terra, da cui reperti provengono, negli altri giorni pur entrando in quel museo, non si sa davvero cosa si stia guardando e cosa ci sia dentro. Né indicazioni, né didascalie in italiano, figuriamoci in braille o in inglese. In verità un altro problema assale il museo civico di Sezze. Esso non è aperto. O meglio non è aperto ufficialmente. E questo a rigore di logica finora gli ha permesso di perdere anche finanziamenti «dedicati» alla cultura ed alla promozione delle opere che custodisce. Progetti regionali, magari, che avrebbero potuto aprire le porte del museo non alle élites che da decenni sgomitano per accaparrarsi uno spicchio di dignità scientifica, ma agli studenti, ai giovani amanti dell'arte, agli archeologi ed agli studiosi italiani e stranieri che, se è vero che Sezze è degna di dozzine di pubblicazioni scientifiche, magari vorrebbero pure poterne visitare reperti e vestigia. Ma come? L'arcano? Forse contenuto in una convenzione recente ma con una storia assai lunga, quanto tortuosa. Un affidamento attraverso un presunto avviso pubblico che finora non ha prodotto i risultati sperati. Dal momento che la Soprintendenza del Lazio non può ancora autorizzarne l'apertura ufficiale. Le ragioni? Tutte contenute nella mancata consegna di un inventario. Obbligatorio per legge e da eseguire secondo precisi dettami. Della serie: non si può redigere un pezzo di qua, un pezzo di là. Una scheda in una sezione ed un oggetto in un'altra. Un aggiunta oggi ed un'altra domani. Il caos scientifico di una catalogazione che pure chi avrebbe il dovere di redigere non riesce ancora a consegnare al Ministero. Dal momento che essendo stato nominato «direttore scientifico» del Museo Civico di Sezze ha degli obblighi derivati da questo ininfluente privilegio. Dal momento che i suoi titoli di studio, ineccepibili sotto ogni profilo, le avrebbero potuto consentire di terminare il lavoro affidatole in meno di un sei mesi. Ed invece no. Da quel giorno dell'aprile del 2009 di anni ne sono trascorsi ben quattro. Con continui rinnovi contrattuali. Poca cosa a dire il vero. Meno di 2.500,00 euro l'anno. Ma se l'impegno così «gravoso» non era remunerato abbastanza perché è stato accettato? Per quale motivo si è sbarrato la strada a qualche altro studente universitario magari meno oberato d'impegni scientifici e forse più motivato ad associare il proprio nome all'apertura del Museo Civico di Sezze? Ad oggi l'ex Antiquarium comunale, restaurato a pennello, e soprattutto già arricchito dei suoi preziosi oggetti archeologici è tuttavia quasi del tutto privo di didascalie o meglio: di quelle scritture didattiche a corredo di ogni stanza e di ogni oggetto. Tranne un'unica sezione all'interno di una stanza. Perché? Perché l'ottima archeologa Elisabeth Bruckner ancora non riesce a consegnare alla Soprintendenza del Lazio il lavoro per cui è stata selezionata attraverso un bando, meglio un avviso pubblico? Il sindaco e l'assessore alla Cultura non ritengono necessario magari sapere direttamente dalla Soprintendenza perché Sezze, sebbene dotato di un Museo Civico lo consideri un «fantasma»? Cosa ne pensano i cittadini che ignorano il motivo per cui questo bene pubblico, proprietà di ognuno di noi - perché proprietà dello Stato - viene di fatto vissuto come un corpo estraneo, ininfluente per il valore culturale che lo stesso può apportare all'intera comunità? Chi autorizza le visite in un Museo i cui oggetti esposti non sono ancora stati inventariati? Cosa sappiamo di quegli oggetti che gli scantinati del vecchio Antiquarium conserva? Chi deve dare subito risposta alla comunità retina può avere almeno la formalità di rimettere le proprie dimissioni visto l'impasse istituzionale e professionale in cui sembra essere precipitata? Priverno, ricordiamo, ha già aperto una seconda sede, e Cori è già stato proclamato Museo Civico. Perché Sezze deve, come sempre, subire i ritardi dettati dall'inefficienza delle istituzioni?