Stamattina incomincia, al Museo Nazionale di Roma, a Palazzo Massimo, il Convegno Internazionale di «Italia Nostra» dedicato a «La tutela dell' Appia da Roma a Brindisi». È un evento giustamente ambizioso perché propone un confronto europeo sul tema della lettura (innanzitutto) e poi della tutela, della gestione e della valorizzazione delle vie storiche: dalla Francia, da dove, lungo la via Francigena, affluivano i pellegrini diretti a Roma, alla Spagna - con il mistico Cammino di Santiago di Compostela-alla Grecia, con la antica via Egnazia che veniva vissuta come un prolungamento dell'Appia, ed oggi è definita dagli studiosi il primo legame tra Oriente ed Occidente. Perciò il convegno si avvale della collaborazione e degli interventi di rappresentanti delle Scuole di Archeologia e degli Istituti di Cultura di Francia, Spagna e Grecia. Mentre da parte italiana si punterà, innanzitutto, sulla richiesta forte di una legge nazionale che tuteli l'intero tracciato dell Appia Antica da Roma a Brindisi. La proposta di legge, presentata al Senato, ha come primo firmatario il senatore della Margherita ed ex Ministro dell'Ambiente Willer Bordon. «L'idea - mi spiega Vittoria Calzolari, a cui si deve il primo studio storico, ma anche propositivo, perla tutela dell'Appia Antica, pubblicato dalla Sezione romana di "Italia Nostra" nel 1984 - è quella di andare a riscoprire i circa 540 chilometri dell'intero tracciato originario dell'Appia Antica; e là dove non é stato urbanizzato, farlo riemergere e restaurare valorizzandolo come parco archeologico». In quanto al comprensorio romano dell' Appia Antica, nel 1988 è stato costituito il Parco Regionale che segue le linee-guida della pubblicazione di Vittoria Calzolari, ed ingloba oggi 3500 ettari tutti di straordinario interesse paesaggistico storico e archeologico. Ma a Desideria Pasolini dall'Onda, Presidente di «Italia Nostra», che aprirà il convegno con la sua relazione, non basta la tutela attuale: «Conquistata», mi dice, «dopo anni di lotte, cominciate nel 1954, prima ancora che nascesse Italia Nostra, da Umberto Zanotti Bianco, con un appello firmato da quindici studiosi, per la salvezza dell'Appia dalla speculazione edilizia che cominciava a irrompere...». Siamo nell'appartamentino quasi da studentessa - a parte le mirabili foto di interni familiari aristocratici - che Desideria si è ritagliata in cima a Palazzo Santa Croce, in via dei Giubbonari. Nella conversazione aleggiano i nomi di Goethe - «Ricorda il suo ritratto nella campagna romana, appoggiato a un capitello, che gli fece quel pittore tedesco di cui era ospite, Tischbein ?» - e poi di Gregrovius -«Quando io ero bambina l'Appia era ancora quella descritta da lui, i greggi di pecore, gli acquedotti, i Colli Albani sullo sfondo,- e, ancora, di Canova Zanotti Bianco, che era un grande archeologo, nel suo appello riprese le teorie del Canova, secondo il quale i frammenti dell'antichità greco romana, capitelli, statue mutilate, colonne, dovevano restare nei luoghi in cui si ritrovano.... Invece la filosofia degli scavi oggi tutta diversa: scava-trova-e-porta via... Magari per ammucchiare nei magazzini!», Zanotti Bianco e Antonio Cederna, con i suoi titoli su "Il Mondo", poi raccolti in un libro memorabile, «I vandali in casa», e con il sostegno della neonata «Italia Nostra», furono i primi a dar battaglia per la salvezza della «grande via consolare romana». «Dei primi due scempi che si andavano profilando - ricorda Desideria - uno riuscimmo a bloccarlo: quello di uno stadio sopra le catacombe di San Callisto! Ma per il convento di Santa Rosa non ci fu nulla da fare. Potenza del Vaticano...». Ora dunque, sottolinea la Presidente, l'Associazione celebra i cinquant'anni riprendendo il discorso da dov'era cominciato, nel 1955: dall'Appia antica. «E' nella nostra anima - conclude -e le sue drammatiche vicende fanno parte, purtroppo, della storia del malcostume politico e speculativo dell'ultimo mezzo secolo...». «Ma che cos'è che non va - le chiedo - nella sistemazione attuale?». «Manca un Soprintendente nel Consiglio Direttivo del Parco. Che nel 1997 è stato banalizzato, lo si è incluso tra le aree protette a livello paesaggistico... Ma l'Appia è un monumento funebre meraviglioso - "Che ti sia lieve la terra", c'è scritto sulla lapide della tomba di un bambino... L'Appia è un Museo all'aperto, è la memoria storica dell'antica Roma... La nostra speranza è che si ristabilisca il culto della via Appia, come via sacra di una religione laica. Come la vedevano i Nazzareni nei loro dipinti».