I saggi di un «cronista» speciale: Vittorio Emiliani I taccuini del giornalista dal 1959 al 2012 per raccontare «il Belpaese e il Malpaese», due territori che convivono tra massacri e meraviglie Porta il titolo di «cronista» con orgoglio, come una medaglia. Eppure è stato direttore di un giornale, Vittorio Emiliani. Ancora innamorato di questo mestiere, che un tempo consumava le scarpe e oggi le tastiere e i mouse. Inchiestista dirazza, è passato per riviste come Comunità, il Mondo e l'Espresso a quotidiani come il Giorno, il Messaggero e l'Unità, fino a fondare con Luigi Manconi il «Comitato per la bellezza., impegnato a difendere paesaggio e storia, che ha avuto il merito di unire in tante battaglie le maggiori associazioni ambientaliste italiane, dal Fai al Wwf, a Legambiente, a Italia nostra. La sua raccolta di saggi Bepaese Malpaese. Dai taccuini di un cronista 1959-2012 (Bononia University Press, pgg. 435, 23 euro) mostra la cassetta degli attrezzi di un giornalista dalle profonde radici nella civitas, che ha respirato il rigore olivettiano, i nuovi fermenti che daranno vita all' ambientalismo italiano ma anche i miasmi fangosi delle gestioni democristiane prima e poi tangentiste. NEGAZIONE E TAGLI A vincere è stata l'alleanza inconsapevole tra spinte egoistiche e indifferenza politica: in questo ultimo decennio abbiamo vissuto la resistibile demolizione del ministero dei Beni Culturali e delle soprintendenze soprattutto, svuotate di uomini e competenze, in balia del primo sindaco decisionista che passa. Abbiamo - purtroppo - ascoltato ministri discettare di «cultura che non si mangia«, segno di profonda incultura ma anche presagio nefasto. Abbiamo visto tagli lineari, l'ascia sui bilanci e sui progetti di tutela. Biblioteche devitalizzate, siti archeologici chiusi e negletti, università dissanguate. In cambio, una villettopoli continua, la pianura padana sconciata da capannoni, parchi affidati a signori nessuno solo perché amici di sindaci o governatori, l'Agro romano diventato merce di scambio per la campagna elettorale alemanniana, proprio in questi giorni. II Malpaese che è di fronte a noi. Ma c'è anche il Belpaese in questo viaggio nel tempo e nel territorio italiano, in un dialogo continuo. Ci sono le vestigia delle vite che hanno abitato i centri storici meno devastati che mostrano, stratificati nei secoli «relazioni, equilibri, conflitti sociali. Con una intensità di umori, di affetti, di appartenenze che hanno riprodotto nel quartiere antico, entro confini solamente storici, uno stile di vita comunitaria che la città moderna, probabilmente perché abitata prevalentemente da immigrati, cioè da sradicati, o perché formata a ritmi troppo veloci, senza capacità di sedimentare ricordi comuni, non ha saputo invece riprodurre se non in parte e con grandi sofferenze, individuali e collettive». La ricchezza e la bellezza dei centri storici, la povertà patinata di quelli affidati alle speculazioni, e intanto le campagne si ricoprono di un' immonda crosta di laterizi, cancellando i paesaggi dipinti da Leonardo e Raffaello. E' un lungo viaggio dentro un'Italia in larga parte sparita e dissipata, e nella sua storia. Dalle battaglie per la salvezza dell'Appia Antica, ancora non completamente vinta nonostante l'impegno e la lucida combattività di intellettuali come Antonio Cederna e Italo Insolera. Alla contraddizione di una grande spinta per la costruzione di case popolari e di un bisogno di casa rimasto comunque inesausto, negli anni settanta-ottanta. Alla decadenza dei nostri giorni: «Gli strumenti della tutela giacciono a terra come quelli musicali della Santa Cecilia di Raffaello» è il titolo di un testo che ripercorre le vicende delle leggi urbanistiche e dei vuoti che hanno lasciato, prima tra tutte il progetto di legge di Fiorentino Sullo, nemmeno la tragedia di Agrigento ne consentirà il varo. Il fatto è che tra abusivismo e legalità, si è sempre preferita la pratica del primo al perseguimento della seconda. Come un vero cronista sa, è nelle piccole storie che si disegna il ritratto di un Paese. E di piccole grandi storie questo libro è intessuto. Dalle vicende degli organi storici, bramati dagli speculatori e salvati da un gruppo di volontari presso le soprintendenze di Milano e Bologna, che mantengono, per chi ama la musica organistica, gli indispensabili strumenti per ascoltarla ancora. Alle dune romagnole, spianate dal cemento di seconde case e pensioncine, impoverite di flora e fauna. All'agronomo di Predappio che ha fondato l'Associazione nazionale Patriarchi, gli alberi secolari che ancora restano, negletti e ignoti, nelle nostre campagne. Un censimento che ha prodotto un vivaio di oltre cinquemila talee di piante antiche: vite, olivo, cipresso, quercia sugheraria. E frutta antica, anche sorbi, noci, fichi peri. Archeologia verde preziosa per la manutenzione della biodiversità.
Foto dall'Italia divisa a metà
Il libro "Bepaese Malpaese. Dai taccuini di un cronista 1959-2012" di Vittorio Emiliani è una raccolta di saggi che racconta il Belpaese e il Malpaese, due territori italiani che convivono tra bellezza e degrado. Il cronista descrive la sua esperienza come giornalista e inchiestista, passando per diverse riviste e quotidiani, e racconta le storie di paesaggi, storia e comunità. Il libro esplora le contraddizioni e le sfide che l'Italia affronta, come la demolizione del ministero dei Beni Culturali, la decadenza delle biblioteche e dei siti archeologici, e la villettopoli e la pianura padana.
Artista / Persona
Bene culturale
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