«Sfida: il Lazio pop come Roma» «Sono favorevole agli sponsor privati. Ora abbiamo in ballo la mostra su Caravaggio a Frascati e diversi progetti di tutela» In passato. «Sono stata in Abruzzo fino al 2009. Cercavo di convincere tutti della beltà dei posti» I restauri. «A Caprarola con Palazzo Farnese e ancora Valmontone Ponza e Gaeta» Anna Imponente, soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici, lei ha curato la mostra a Frascati «About Caravaggio». Ora è in arrivo proprio un Caravaggio. Ce ne può parlare? «Sì, è in arrivo un Caravaggio. È un dialogo tra il passato, di un grande Maestro lombardo del '600 e questo gruppo disomogeneo composto da artisti di provenienze diverse. Non solo italiani, non solo europei. Le loro opere sono state accostate a quelle di Caravaggio, diventate delle icone planetarie». Una chicca, una curiosità della mostra? «Un'opera di Michelangelo Pistoletto: "Cameraman", ed è un quadro specchiante. Risponde al concetto di opera aperta. Da gennaio vedremo riflesso il San Giovanni Battista di Caravaggio, dalla Galleria Corsini. Cosa c'entra quest'opera con Caravaggio? Al momento la ragione è la seguente: una delle novità è che Caravaggio rivoluziona il punto di vista prospettico rispetto allo spettatore, rispetto a chi guarda le sue opere. L'esperienza estetica che si prova entrando alle Scuderie Aldobrandini è unica. Le lastre di vetro dell'allestimento permanente sono state usate per proiettare 17 immagini dei dipinti di Caravaggio, in rapporto stretto con le opere in mostra». Di quali progetti vi state occupando in questo momento? «Abbiamo numerosi restauri in corso, sia di beni demaniali che di beni ecclesiastici. Per quanto riguarda i beni demaniali stiamo concludendo un lotto molto importante di Palazzo Farnese a Caprarola, una delle ville storiche del Lazio, che sono anche musei, affidati alla soprintendenza Architettonica, aperti con orario museale. E ancora a Valmontone, con il Salone del Principe di Palazzo Doria Pamphilj, spazio ideale di proprietà del Comune. Cerchiamo di coprire tutto il territorio: ad esempio stiamo lavorando alla chiesa di San Silverio e Santa Domitilla a Ponza. A Gaeta c'è la conclusione dei lavori di restauro della cripta della cattedrale di Sant'Erasmo, con marmi intarsiati e preziosissimi. La cosa interessante è che stiamo affrontando tipologie di restauri molto differenti, con problematiche diverse». Cosa migliorerebbe, se avesse disponibilità illimitata? «Dunque, migliorerei i collegamenti tra le sedi museali, come unicum culturale da valorizzare. Ci sono delle realtà che hanno molto in comune, come le ville storiche di Bagnaia, Villa Lante, Villa d'Este e anche Bassano Romano delle committenze ecclesiastiche delle grandi famiglie: noi quello che stiamo provando a fare è far conoscere maggiormente il Lazio. Considerando che Roma assorbe tutto il turismo. Stiamo pubblicando una guida a queste ville storiche. Vogliamo farne l'edizione in cinese». Lei parla di collegamenti. Intende dire una fruibilità maggiore? «Stiamo toccando un tasto delicato. Questi musei sono dati in consegna alla Soprintendenza Architettonica. Noi manteniamo in questi luoghi la tutela sia dei beni mobili che degli affreschi, come succede a Villa Lante e Villa D'Este a Tivoli. Stiamo intraprendendo restauri importanti, sia degli affreschi, che di una fontana interna alla Villa». Soprintendente Imponente, c'è qualcosa che la preoccupa? «L'azione di tutela svolta prima di me è stata ottimale. Quello che noi stiamo cercando di fare, è potenziare le possibilità di intervento. Potremmo ottimizzare un laboratorio di restauro, che potrebbe funzionare a regime: 5 restauratrici e una coordinatrice. Sono 6 persone in tutto, di grande qualità e specializzate in differenti tipologie di interventi che per il momento lavorano soprattutto in occasioni di mostre. Con i finanziamenti che ci dà il ministero, si riesce a coprire solo una parte: durante i sopralluoghi, si vede quante opere sono a rischio perdita». Alla Camera dei Deputati, il restauro grazie a sponsor privati. Ora c'è anche il Colosseo. Lei è favorevole o contraria degli sponsor privati? «Sono assolutamente favorevole. Ci sono opere che sono in attesa di restauro. È un'opportunità che il Lazio non ha colto. Diciamo che la difficoltà - lei ha citato Caravaggio e il Colosseo - è che quelli siano posti nomi e luoghi che attraggono. Le opere più note hanno più attenzioni. Noi abbiamo organizzato dei pullman, facendo affidamento sulla disponibilità degli enti locali e che hanno portato in luoghi come Sant'Oreste e il Santuario della Quercia a in provincia di Viterbo. Sono realtà remote, percepite lontane dalla Capitale. La rivista di Istituto dà dettagli di questi luoghi». Può dare un'idea di quante persone visitino il Lazio? «Mi sembra che i numeri non siano così alti. Le difficoltà sono, molte volte, date da informazioni non sufficienti. Ci vorrebbe un incentivo per far capire ai turisti che ci sono posti ben collegati nel Lazio. Con il treno da Termini, abbastanza frequente, si arriva a Frascati». Come mai il Lazio, rispetto a Roma, è così poco popolare? «Ma io potrei raccontarle cosa è successo in Abruzzo. Sono stata soprintendente in Abruzzo fino al 2009, a L'Aquila. In ben 8 anni passati lì, uno dei miei sforzi fu far comprendere ai romani cosa fosse il Castello Cinquecentesco, la ricchezza di questo territorio... Ricordo che, quando facevo lì le mostre, riuscii a portare Michelangelo Antonioni con "Le montagne incantate" (quando le montagne incantate erano lì attorno a noi, quelle vere). Per non parlare delle opere del Museo Nazionale d'Abruzzo. Un museo molto eclettico, con tipologie diverse di oggetti. Cosa è successo? Che, dopo il 2009, questo opere sono diventate delle star. L'avevo trovato in uno stato di abbandono. Ora lo conosce tutto il mondo. Quando si parla di Beni Culturali, se ne parla solo in maniera critica: "Mancano i fondi" e cose di questo genere, come se ci fosse una deriva molto forte. Come per dire: "La cultura ha delle grosse falle". E invece, dall'interno, devo dire che per i restauri si fa tantissimo. Si parla dei successi delle mostre ma non dei risultati dei successi dei restauri, sebbene ci siano importi pari o superiori stanziati. All'azione di tutela è giusto dare priorità». Un esempio? «A Caprarola, a settembre scorso, con la decisione di un restauro importante nella Sala dei Fasti Farnesiani, abbiamo portato diplomatici e molte persone anche di Roma, lì per la prima volta».
Anna Imponente, soprintendente per i Beni Storici della Regione Lazio: Abbiamo le 7 meraviglie del mondo
La soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici Anna Imponente parla della mostra su Caravaggio a Frascati e dei progetti di tutela in corso. La mostra è un dialogo tra il passato e il presente, con opere di artisti di diverse provenienze. La soprintendente parla anche dei restauri in corso, sia di beni demaniali che di beni ecclesiastici, e dei progetti per valorizzare il Lazio. Sostiene che il Lazio non ha colto l'opportunità di avere sponsor privati per il restauro delle opere d'arte. Cita l'esempio di Caravaggio e del Colosseo, che sono posti nomi e luoghi che attraggono.
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