Il regista svela il bozzetto dell'ingresso che ha disegnato per la Fondazione. «Temo inutili lungaggini» ROMA «PORTERÒ a Firenze tutto quello che vede in questa casa. L'altra settimana ho firmato una lettera d'intenti con il Comune. Ma prima di definire il contratto vero pretendo da Palazzo Vecchio un paio di garanzie: per questo le ho chiesto di venire qui...». La villa sull'Appia antica è un trionfo di foto, quadri, statue. E soprattutto di bozzetti, costumi, disegni, testimonianze vive di oltre sessant'anni di lavoro: prosa, lirica, cinema e teatro shakesperiano, (dalla «Bisbetica domata» a «Giulietta e Romeo»). Tutti banchi di prova del talento, della capacità intuitiva: in una parola del genio di Franco Zeffirelli. Che compirà 90 anni fra una quarantina di giorni, esattamente il 12 febbraio, ma sprigiona energia da trentenne per quest'impresa: trasferire a Firenze la sua eredità. Farla diventare un'altra magia per Firenze nel museo Carnielo di piazza Savonarola, futura Fondazione Zeffirelli. E per far nascere la scuola arti dello spettacolo alla Pergola. Dove lui stesso vuole insegnare. Tanti aspiranti registi e scenografi, da tutto il mondo, hanno chiesto di essere ammessi, per poi scrivere nel curriculum: «Sono stato a lezione dal Maestro Zeffirelli». Aiutante del Maestro, una docente prestigiosa: Caterina D'Amico, figlia di Suso Cecchi D'Amico. Dopo la Befana verranno qui, nella casa sull'Appia, Guido Spadolini e un paio d'architetti comunali per vedere i progetti che il Maestro tratteggia al tavolo di lavoro vicino al caminetto, festeggiato dai sei cani raccolti in Romania, protagonisti di una storia che meriterebbe un articolo a parte. I lettori de La Nazione hanno il privilegio di vedere in anteprima come sarà il monumentale ingresso che vuole per la Fondazione: dominato da una Venere marmorea. Maestro, non vorrà rimettere in discussione accordo e lettera d'intenti che ha firmato e magari ritirare in ballo Verona? «No, no. Per Firenze ho declinato offerte di Mosca, New York, Roma, e Verona, che faceva ponti d'oro. Però sono inquieto...». E' Natale, vediamo di scacciare i fantasmi... «Prima di tutto m'impressionano i tempi. Ho 90 anni e non posso sottostare alle lungaggini burocratiche. Vorrei inaugurare scuola e Fondazione nel 2013. Entro settembre-ottobre. Se la mia amica, l'assessore Rosa Di Giorgi, non mi garantisce questa scadenza, strappo la lettera d'intenti». La Di Giorgi corre alle primarie Pd, vuol diventare onorevole... «Prima di lasciare dovrà fare in modo che Matteo Renzi mi dia certezze. Eppoi c'è la questione del finanziamento». Un milione di euro? «Più o meno. Il finanziamento dovrebbe venire dall'Ente Cassa di Risparmio. Ma quali certezze ho che non s'impantani tutto?». Be', dalli Ente Cassa o dalle casse comunali, l'importante è che Palazzo Vecchio trovi i soldi... «E' vero che c'è la crisi, ma forse potevano essere chiesti fondi statali. Eppoi avverto troppa burocrazia, troppe lentezze amministrative. Rispetto la Pergola, ma gradirei comprensione per quello che sto portando a Firenze». Le statue di marmo che ha inserito nell'ingresso della Fondazione da dove vengono? «I fanciulli delle 4 stagioni furono fatti a Firenze ma li ho comprati in Polonia. La statua di marmo l'ho avuta da Dorothy Strelsin, ex soubrette di Broadway sposata a un americano che inventò un sistema per paracadutare viveri e bevande alle truppe in guerra. Poi la fontana, che è qui in giardino». In mezzo alle sue foto con i presidenti degli Stati Uniti (Kennedy e Reagan), con Pertini Ciampi e Elisabetta d'Inghilterra che la nomina baronetto c'è un busto: Teresa Stolz «Una grande di due secoli fa: fece l'Aida, al Cairo, nel 1871. Trovai quel busto da un rivenditore in Egitto. Preziosissimo». Come il pianoforte... «Ci hanno suonato dei grandissimi: per esempio Bernstein». Vuol mandare un messaggio al sindaco Renzi? «Sì, prima di tutto gli auguri. Per Natale e... per tutto. Sarà bene che venga lui a firmare il contratto. Bisogna far presto. Centinaia di ragazzi mi scrivono per prenotare le lezioni. Ci voglio essere quando cominceranno». LE TAPPE Gran rifiuto Nell'agosto 2010 Zeffirelli annuncia: «La mia eredità artistica andrà a New York, a Mosca o a Roma. Firenze mi ha offerto uno spazio troppo piccolo per 87 anni di lavoro nell'opera, nel cinema e nel teatro» Trattativa Il regista affida alla Nazione una lettera: ribadisce che l'offerta del Comune non è sufficiente. Dopo varie polemiche, la risposta di Renzi: «Maestro, riparliamone» Il Fiorino La questione si sbroglia quando, dopo un lungo braccio di ferro sul conferimento del Fiorino d'Oro, il Comune offre la Pergola per il museo dell'arte dello spettacolo UN'OCCASIONE UNICA Quadri, bozzetti, costumi, disegni e molto altro: nel lascito che il regista intende consegnare alla città ci sono anche un prezioso pianoforte che fu suonato anche da Bernstein, un busto di Teresa Stolz. «Fece l'Aida al Cairo nel 1871», spiega Zeffirelli