Un anno e mezzo fa i problemi statici del pavimento: adesso la sala riapre al pubblico Avanzano anche i Nuovi Uffizi: aperte le «cremisi», con gli splendori del '500 Accanto la Sala della Niobe con i bellissimi marmi ellenistici; sotto particolare di una delle due nuove sale dedicate al Cinquecento appena inaugurate. Dopo un anno e mezzo riapre agli Uffizi la Sala della Niobe. Inaugurata nel 2006, nel maggio dello scorso anno aveva infatti mostrato preoccupanti problemi statici a causa dell'eccessivo peso del gruppo scultoreo, circa 50 tonnellate, denunciato dal cedimento di una parte del pavimento. Da qui la serie di indagini (come endoscopie e rilevamenti con laser-scanner) e l'intervento di consolidamento «non invasivo e reversibile come spiega la soprintendente ai Beni architettonici Alessandra Marino, responsabile dell'intervento di ripristino insieme a Isabella Lapi, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana grazie al quale Niobe, con la sua prole, 7 maschi e 7 femmine, ritorna in sicurezza. E c'è ancora tutto il pathos della più grande delle tragedie, nel gruppo di statue di marmo, cosiddetto dei Niobidi (repliche romane di originali ellenistici), che ieri è tornato a riprendere il suo posto nella sala 42 degli Uffizi, dopo un lungo intervento di consolidamento del pavimento (18 mesi) costato oltre 500 mila euro. Ma c'è dell'altro di cui andare fieri: il percorso dell'avanzamento dei Nuovi Uffizi segna infatti un nuovo step. Nell'ultimo anno incrementato di un buon 27, grazie all'apertura delle Sale blu, dedicate ai pittori stranieri, successivamente delle Sale rosse, che accolgono la pittura fiorentina del '500 e ancora dell'area destinata alla mostra Bagliori dorati, per 1800 mq complessivi in più, ora ritornano a stupire anche due piccole sale affrescate da Luigi Ademollo, nell'ala di ponente. In due «scrigni» decorati in verde e celeste con pannelli cremisi, trova sintesi il raffinato collezionismo di Cosimo I e Ferdinando I, con 32 opere di cui 7 provenienti dalla quadreria dei depositi. L'atmosfera di questi nuovi ambienti, è quella dello studiolo, di moda al tempo dei Medici, che in queste stanze-scrigno sistemavano piccoli oggetti da collezione, non solo dipinti, ma anche piccole sculture o pietre preziose. Ma da oggi a splendere nelle due salette dedicate al manierismo fiorentino sono soprattutto dipinti di Vasari e Allori, tra cui il grande ritratto del primo Duca di Firenze, Alessandro Il Moro del Vasari o il curioso ritratto di Bianca Cappello sul cui retro della tela Alessandro Allori dipinse un'allegoria della vita. Nella seconda sala domina Iacopo Zucchi, ma anticipa la nuova corrente pittorica della Controriforma un dipinto di Santi di Tito. A questa scuola pittorica sarà a breve dedicata una sala ad hoc, ma prima annuncia il direttore degli Uffizi, Antonio Natali si aprirà il sipario sulla nuova sala dedicata a Michelangelo, alla fine di gennaio. Ecco un pezzo alla volta il percorso dei Nuovi Uffizi, tra i fantasmi del passato che aleggiano in stanzoni mai adibiti a sale espositive e gli imprevedibili capricci delle strutture voltate che sostengono il pavimento. In ogni ambiente diverse. «Stiamo scrivendo un nuovo capitolo della museografia», commenta con orgoglio la soprintendente Cristina Acidini.