Tredici mesi di governo dei tecnici vissuti quasi in apnea nelle dieci postazioni-chiave dell'esecutivo guidato da Mario Monti. Dal ministero dell'Interno a quello della Giustizia, alla Sanità, alla Coesione territoriale e a tutti gli altri ecco le pagelle tracciate dagli editorialisti e dai commentatori del Mattino. Tredici mesi di governo dei tecnici, chiamati alla missione quasi impossibile di utilizzare l'ultimo scorcio di legislatura per dare al Paese riforme attese per tanti, troppi anni. Tredici mesi vissuti quasi in apnea nelle dieci postazioni-chiave dell'esecutivo guidato da Mario Monti, i ministeri cioè che per deleghe e competenze erano chiamati allo sforzo maggiore, in un gioco di squadra che - come ribadito più volte dal premier - è stata la linea guida del suo gabinetto e al quale la professionalità dei ministri Riccardi, Catania, Clini, Moavero, Giarda, Di Paola e Gnudi, ha assicurato un importante valore aggiunto. Il bilancio, tracciato dagli editorialisti e dai commentatori che per il Mattino seguono e analizzano periodicamente i settori di loro pertinenza, è in larga parte positivo. Difficile fare di più con un Paese che era arrivato sull'orlo del baratro, con i conti pubblici in grave sofferenza e una credibilità internazionale da riconquistare quasi per intero. Promossi i ministri dell'Interno, Cancellieri, della Giustizia, Severino, della Sanità, Balduzzi e della Coesione territoriale Barca. Buona anche la valutazione dei titolari del Tesoro, Grilli, dello Sviluppo, Passera, del Welfare, Fornero e della Funzione pubblica, Patroni Griffi anche se per ognuno il giudizio degli esperti non poteva non tener conto di ostacoli e nodi rimasti irrisolti, dai mancati tagli alla pressione fiscale alla vittoria della casta sull'annunciato riordino delle Province. Negativa invece la valutazione per i ministri della Cultura, Ornaghi, e della Scuola, Profumo, ai quali non è riuscito di dare un impulso forte e innovativo a comparti-chiave per il futuro del Paese. Tesoro. Il rigore ha salvato i conti del Paese ma lo ha zavorrato Massimo Lo Cicero Vittorio Grilli partecipa al governo Monti con una doppia qualifica: prima come viceministro dell'Economia e poi come ministro. In effetti è stato un rigido ministro delle Finanze. È lui l'anima del governo che ha sostenuto e difeso la politica del rigore, fino al rigorismo ed alle sue conseguenze deleterie. È stato il miglior interprete di questa politica: pregiudicando una possibile crescita. La legge di bilancio, ultimo atto del governo Monti, avrebbe dovuto avere meno spese ed una riduzione del cuneo fiscale. Spese parcellizzate, sussidi alle banche e patrimoniale sugli immobili sono invece la sua effettiva identità. È un Bocconiano e ha lavorato a Yale, come Monti. Lui è stato prevalentemente un grand commis dello Stato; Monti un professore. Entrambi hanno speso la vita nel triangolo Finanza, Accademia e Governi. Cultura. Ok su libri digitali e aree archeologiche. Poco spettacolo Massimo Adinolfi Il ministro Lorenzo Omaghi ha dato corso, con Google, al progetto di digitalizzazione del patrimonio librario delle biblioteche statali (nel solco tracciato dal predecessore Bondi) e preso misure per la tutela delle aree archeologiche. Ha poi accompagnato l'approvazione della normativa, molto attesa, sui restauratori, e fatto rumore con la nomina di Giovanna Melandri alla guida del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del ventunesimo secolo di Roma. Sulle altre nomine sorvoliamo. Al ministro è mancata qualsiasi sensibilità per la questione delle tutele per i lavoratori della cultura e dello spettacolo (sembra strano, ma sono lavoratori pure quelli). Non ha fatto nulla per il riconoscimento di figure professionali come quella dell'archeologo e soprattutto non ha concretamente fatto nulla per Pompei, tanto che si è a lui sostituito il Ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca. Un po' pochino per un illustre professore. Coesione territoriale. Fondi per il Sud cresciuti e mirati ora serve il rilancio Adriano Giannola Il miglior risultato del ministro Fabrizio Barca è il Piano di Azione e Coesione (PAC). Avvia la revisione dei programmi cofinanziati da Fondi Europei privilegiando azioni di «contesto» tese a garantire «diritti di Cittadinanza»: prioritaria la scuola e la lotta alla dispersione scolastica. Non si è nemmeno frenato il drenaggio al Sud di risorse ordinarie essenziali per salvaguardare l'obiettivo dei «diritti». L'azione del PAC da aggiuntiva diviene così (e solo in parte!) sostitutiva riducendola ad un episodio di sussidiarietà tanto esemplare quanto inefficace ai fini della coesione. E' urgente che la revisione nell'uso delle risorse si proponga qualcosa di più ambizioso che modellare il «contesto». L'interrogativo sul «che fare» dovrebbe oggi confrontarsi con il tema di come cogliere le grandi opportunità di rilanciare lo sviluppo che il Sud offre a tutta l'Italia. È su questa strada che va coltivata oggi la coesione sociale e territoriale. Welfare. Pensioni decisive ma sul lavoro si poteva fare di più Giuseppe Berta Porta il marchio di Elsa Fornero la legge più impegnativa approvata dal suo esordio, quella sulle pensioni, che ha reso l'Italia il Paese europeo con le norme previdenziali più severe. La fama di rigore dell'esecutivo tecnico deve molto a quel provvedimento e alla rapidità con cui venne varato, dunque alla responsabile del Welfare che ne è stata l'artefice. Al contrario, la legge sul mercato del lavoro è un'occasione sostanzialmente mancata. Non tanto perché non abbia creato occupazione: il numero dei posti di lavoro non può che dipendere dall'andamento dell'economia. Il suo limite sta nel non aver risolto nodi importanti come quello della tutela dei lavoratori flessibili. Elsa Fornero, soprattutto all'inizio del mandato, si è esposta molto. Col risultato di pagare il prezzo della sua inesperienza e del suo debutto nel mondo politico, che l'hanno resa un bersaglio facile per i critici del governo. Sviluppo. Per incidere davvero sarebbero serviti più fondi e più tempo Francesco Grillo Corrado Passera ha fatto tanto ma in maniera un po' disordinata. Tre decreti crescita ai quali si aggiungono misure nelle leggi di stabilità e nella semplificazione; due innovazioni strutturali - quelle che costringono le amministrazioni pubbliche ad utilizzare le tecnologie e la separazione tra Eni e Snam; qualche progresso nella direzione della concorrenza spesso depotenziato nel confronto con i partiti; il tribunale per le imprese; ma anche molti interventi di puro sostegno a situazioni di crisi. Ciò che è mancato è stata una strategia per la crescita complessiva condivisa con l'opinione pubblica. Specialista in piani di risanamento di organizzazioni in crisi profonda ma cambiare l'Italia in un anno è più difficile che trasformare le Poste in 5. I numeri macro deludono. Gli è mancata la prospettiva di un governo politico che duri un'intera legislatura. Funzione Pubblica. Precari, buon lavoro Enti inutili e Province ha vinto la casta Antonio Galdo Competente nella materia, Filippo Patroni Griffi ha avuto il merito di non cedere alle pressioni dei sindacati e dei partiti sulla stabilizzazione dei 260mila precari della Pubblica amministrazione. Quanto agli esuberi, si è limitato a un censimento: almeno 7.300 nelle amministrazioni centrali. E' una base di partenza. La delusione maggiore è il flop sullo sfoltimento delle Province. E' caduto sotto le pressioni della casta parlamentare. L'errore è stato sui tempi: era una riforma da fare subito e non sul filo di lana, come poi è accaduto. Anche i tagli degli enti inutili sono rimasti ancora sulla carta. Si è mosso in continuità con il governo precedente, dove tra l'altro aveva ricoperto l'incarico di capo di gabinetto del ministro Renato Brunetta. Ha tenuto la rotta, e questo è un punto a suo favore, ma non è riuscito a dare uno scatto in avanti a una delle modernizzazioni più attese nel Paese. Un obiettivo politico, più che tecnico. Sanità. Farmaci, successo contro le lobby. Ancora troppi sprechi Silvio Garattini Renato Balduzzi ha affrontato con coraggio il problema dei farmaci equivalenti richiedendo le prescrizioni con il nome del principio attivo. Ha impostato il servizio medico 24 ore al giorno per 7 giorni. Ha stabilito un piano per evitare i danni da amianto. Ha lanciato la riforma del Prontuario terapeutico nazionale dei farmaci nonché dei livelli essenziali di assistenza (LEA). La lotta agli sprechi non ha avuto per ora un esito positivo anche perché il ministero della salute ha poteri molto ridotti dal momento che la gestione dipende dalle Regioni. Si devono chiudere i piccoli ospedali, eliminare i troppi doppioni del tipo neurochirurgie e cardiochirurgie nonché l'abbondanza di complesse apparecchiature diagnostiche. Si deve abolire l'intramoenia e ridurre l'attività dei privati in sanità. Dato il tempo limitato, l'instabilità politica e la pressione delle lobby, il ministero ha fatto quanto era possibile. Interni. Bene su prefetture e lotta alle mafie. Scampia, molti nei Raffaele Cantone Giudizio ampiamente positivo, con qualche vistoso neo, per Annamaria Cancellieri sul fronte del contrasto alle mafie, sia pure dopo un inizio che era parso poco incoraggiante; poche parole spese sull'argomento che sembravano presagire una gestione del Viminale attendista. Invece, ha dimostrato con i fatti attenzione ed impegno, sulle infiltrazioni delle mafie negli enti locali. Ha dato sfogo positivo al buon lavoro svolto sui territori dalle prefetture; ha sciolto 25 comuni non solo meridionali, fra cui Reggio Calabria, dimostrando autonomia ed indipendenza rispetto alle pressioni della politica. La negatività è sulla gestione del caso Scampia; è venuta più volte a Napoli ed è stato significativo l'incontro con i genitori di Lino Romano; sul piano concreto, però, molto poco è stato fatto; il patto con le amministrazioni locali e la presenza dell'esercito sono rimasti allo stato di annuncio. Giustizia. L'anti-corruzione novità importante. Rammarico carceri Francesco Paolo Casavola Paola Severino, avvocato e professore universitario, ha portato nel suo compito di ministro della Giustizia il rigore della scienza e la problematicità dell'esperienza della professione legale. Sulla giustizia, nell'Assemblea costituente i progetti di riforma della commissione dei 75 furono scritti da Leone e Calamandrei. Se fossero passati nel testo definitivo della Costituzione, non avremmo i problemi di oggi. La Severino è arrivata al provvedimento anti-corruzione, non alla questione carceraria, che tocca come si è espresso il Capo dello Stato profili di civiltà e di umanità del nostro ordinamento. Il che prova che non basta la intelligenza e la volontà di un ottimo ministro senza la corrispondente concordia di un buon Parlamento. Così come accadde ai professori avvocati Leone e Calamandrei. La storia d'Italia è una ripetizione, che non ci riesce di far avanzare di un passo. Scuola. Concorsone e prof giudizio sospeso. Più ombre che luci Giorgio Israel Ha promosso i nuovi concorsi universitari e il mega-concorso per la scuola. Ha avviato l'agenda digitale. Ha fatto approvare nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo. Non ha ridato dignità alla funzione degli insegnanti che è più svilita di prima. Non è riuscito ad avviare il processo di formazione dei nuovi insegnanti. Non ha impostato in modo convincente la valutazione universitaria. Il giudizio non è positivo. Ha puntato sulla tecnologia e sui test trascurando la conoscenza e la funzione insegnante e promuovendo Indicazioni per il primo ciclo vistosamente peggiorative. Ha basato la valutazione della ricerca e dell'università sulla bibliometria di stato. Ha svilito il tirocinio formativo attivo e ha affossato le lauree magistrali per gli insegnanti della scuola secondaria. Ha formulato progetti discutibili come quello di trasformare le scuole in "centri civici".
Il Mattino
22 Dicembre 2012
La pagella delle riforme nei dieci ministeri chiave
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