Il presidente degli Industriali Graziano: milioni di visitatori ma gli Scavi sono poveri «I tesori vesuviani pagano il prezzo di un turismo mordi e fuggi» Il piano «Per ogni investimento una royalty dell'1 al fondo speciale di tutela» «A Pompei occorre un salto di qualità nell'offerta turistica. Nonostante milioni di visitatori, infatti, l'area vesuviana risulta essere una delle più povere e in ritardo dell'intero Mezzogiorno». Ne è convinto il presidente dell'Unione Industriali di Napoli, Paolo Graziano, che lancia la sua sfida. Cos'è che non funziona? «Tra Pompei, Ercolano, Oplonti, il Parco nazionale del Vesuvio, il Santuario Mariano, le Terme di Stabia, le Ville vesuviane, lo Spolettificio, le Corderie e il Polo del Corallo i visitatori sono complessivamente quasi 4 milioni l'anno. Eppure il reddito medio pro capite dell'area non superai mille euro. Un naturale distretto archeologico, turistico, religioso e naturalistico, con Ischia e Capri all'orizzonte, attrezzato con due porti, a pochi chilometri dalle Costiere amalfitana e sorrentina, non riesce ad essere ospitale né ricettivo». Possibile che il territorio non sia in grado di garantire servizi adeguati? «Il turismo è "mordi e fuggi" e la permanenza media del visitatore di meno di 3 ore perché mancano spazi legati al divertimento, grandi alberghi per clienti stranieri facoltosi, catene di ristorazione tematica sulle specialità enogastronomiche e ancora servizi strategici come centro congressi, fashion court, food court, centro d'artigianato locale». Come intervenire, allora? «Immaginiamo un lavoro su un doppio binario. La priorità assoluta è salvaguardare il sito di Pompei e gli altri siti della zona, che rappresentano lo straordinario attrattore turistico senza il quale non avrebbe senso nulla di tutto questo. Lo stiamo facendo grazie al grande progetto finanziato dall'Unione europea con 105 milioni di euro. Accanto a ciò occorre poi impegnarsi per il territorio: rigenerarlo, riqualificarlo e dotarlo delle necessarie infrastrutture». Un'impresa ardua. Come coinvolgere tutte le istituzioni? «Vogliamo proporre a ministero della Coesione, Regione e Comuni interessati un percorso di condivisione di un grande progetto di attrazione di capitali in cui ogni nuovo investimento privato nell'area ed ogni business innescato dagli accordi istituzionali riconoscerà royalties pari all' 1 per cento alla conservazione e valorizzazione dell'area con l'istituzione di un Fondo speciale per Pompei. In questa direzione abbiamo redatto un piano di marketing territoriale integrato per il distretto archeologico vesuviano e vogliamo condividerlo con i livelli istituzionali di governo locali. E poi abbiamo monitorato le aree e i siti ex industriali oggi in dismissione per lanciare una campagna di attrazione di capitali ed investimenti, nazionali ed internazionali, coerente con il progetto e con una visione strategica d'insieme». La svolta è possibile? «Dobbiamo essere ottimisti. Noi siamo pronti a farci carico di un importante lavoro progettuale, accompagnato dalla disponibilità concreta di numerosi imprenditori ad investire e rischiare in uno dei territori meno sicuri e redditizi d'Italia. Abbiamo pubblicato questo nostro progetto sul portale affinché possa essere arricchito di spunti e contributi provenienti anche dal di fuori del mondo delle imprese. A partire dalle Università del territorio. E l'abbiamo presentato, nelle ultime assemblee pubbliche annuali dell'Unione Industriali di Napoli, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ai ministri Francesco Profumo e Fabrizio Barca. Siamo a disposizione, insomma, per costruire insieme un concept che sia cornice e perimetro di una nuova idea di sviluppo integrato dell'intera area, a partire dal suo "cuore": Pompei».