Ieri la chiesa dei Girolamini appariva come risorta, adorna di quasi tutti i suoi quadri: come non la si vedeva da quasi un secolo. L'encomiabile e infaticabile conservatore Umberto Bile e il soprintendente Fabrizio Vona hanno mostrato che cosa sia, davvero, quello straordinario complesso: uno dei sacrari del barocco italiano, un'articolazione necessaria del polo museale napoletano. Un 'monumento nazionale' non solo per etichetta, ma per la qualità e quantità delle singole opere, e soprattutto del tessuto architettonico (anzi, urbanistico) che le connette. In più, la sua tragica vicenda ci restituisce oggi, paradossalmente, un complesso 'libero': come libera era tutta l'immensa città monastica napoletana all'indomani delle leggi eversive postunitarie che posero fine alla manomorta ecclesiastica. I Girolamini non ospitano scuole, ospedali o musei: sono uno spettacolare contenitore che attende, dopo gli urgenti restauri, una nuova vita. E questo è il punto: quale sarà questa nuova vita? Il momento è delicatissimo, forse il più delicato della vicenda, ed è bene fissare alcuni paletti. Primo: i Girolamini non si possono dividere. La chiesa, il convento, i chiostri, la biblioteca, l'archivio musicale, l'archivio storico sono tutte membra di un unico corpo storico. Insieme vivono o muoiono: e un loro governo unico è condizione imprescindibile perché questa nuova vita sia sicura e fruttuosa. Secondo: le ragioni della gestione statale del complesso, concordate all'indomani dello scandalo, appaiono tutte ancora ben presenti. Esse sono l'incertezza sui titoli e sui confini delle varie proprietà, le occupazioni più o meno abusive di rilevanti parti del complesso (su cui è auspicabile che intervenga e faccia luce la Corte dei Conti), il sequestro che ancora grava sulla biblioteca e il grave stato di pericoloso degrado complessivo. Dunque non può essere ora all'ordine del giorno alcun rientro della Congregazione dell'Oratorio (incapace perfino di offrire pubbliche scuse alla città di Napoli), così come è necessario vagliare con attenzione la posizione della Curia. E a questo proposito è imbarazzante constatare che l'unico quadro che ieri mancava in chiesa è un Luca Giordano depositato al Museo Diocesano: il quale non ha nemmeno risposto alla lettera del curatore Bile. Terzo: i Girolamini devono tornare ad essere un luogo di produzione e diffusione della conoscenza. La soprintendenza sta avanzando le sue proposte, l'università ne farà altre, del tutto compatibili. Ai Girolamini bisogna tornare a studiare e ad educare: come si è fatto per secoli. La settimana scorsa, al sesto collega americano che, durante una giornata di studio al Metropolitan Museum di New York, mi chiedeva notizie non sul passato (del quale sapevano tutto), ma sul futuro dei Girolamini, ho compreso ancora meglio quanto questa partita sia importante per Napoli, e per l'Italia. Questa è una seconda occasione offerta agli intellettuali, alla stampa, alla politica e soprattutto alla città: se la perdiamo nessuno ci potrà perdonare. Tomaso Montanari