Napoli ha un debito con i Girolamini. E questo Natale potrebbe essere un' occasione giusta per cominciare a saldarlo. Sarebbe davvero bello se qualche illuminato professionista, qualche banca o impresa, qualche associazione volesse «adottare» uno dei dipinti tornati nella navata sinistra della chiesa dei Girolamini, e in attesa di restauro. Se uno studio medico potrebbe curare i santi medici Cosma e Damiano dipinti da Giovanni Battista Beinaschi (1.544 euro l'uno), uno dei tanti calabresi affermati a Napoli potrebbe invece onorare il San Domenico Soriano attribuito a Cesare Fracanzano (5.284 euro). Rimarrebbe malmesso l'Angelo custode che è à pendant: e chissà che qualche associazione di guardie giurate o vigilantes non voglia cogliere l'occasione di onorare i propri precedenti. Il San Giorgio e san Pantalone di Gaetano Gandolfi dovrebbe invece toccare all'associazione dei librai antiquari: ma solo perché è il restauro più costoso, e la categoria avrebbe un bisogno tutto speciale di riconciliarsi con i Girolamini. Non per ragioni iconografiche, ma per la patria del pittore caro agli Oratoriani, potrebbe essere un pisano a salvare la sant'Agnese di Pomarancio (più impegnativa: 11.398 euro). E nella stessa cappella, una grande vetreria avrebbe l'occasione di mettere al sicuro le ampolle dipinte da Luca Giordano (e se la caverebbe con 1498 euro). Chissà che qualche affermato wedding-planner, o qualche ditta di catering o banqueting esperta in matrimoni, o qualche atelier per abiti da sposa, non adotti la tela di Marullo con gli sposi più inossidabili della storia: Anna e Gioacchino, i genitori della Madonna (e costerebbe quanto un abito da sposa medio, temo: 12.174 euro). Lo spazio è quasi finito, ma rimangono un De Matteis (7.272), un De Mura (stessa cifra) e ben quattro Giovanni Maria Morandi, per tasche diverse (due da 1379, e uno da 5088 uno da 6780). Pensateci: sarebbe un vero regalo di Natale.