IL MUSEO Martinitt rischia il trasferimento. Il Pio Albergo Trivulzio, l' ente assistenziale che l' ha realizzato cinque anni fa grazie alla generosità di un celebre milanese cresciuto nell' istituto degli orfani (e che chiede di restare nell' anonimato), ha deciso di mettere a reddito il palazzo di corso Magenta 57 che ospita le salee traslocare archivie installazioni multimediali altrove. «Considerata l' esigenza di meglio valorizzare il patrimonio immobiliare dell' ente - si legge in una delibera votata dal consiglio di amministrazione lo scorso ottobre - il Pat si impegna a individuare entro ottobre sedi alternative a quella attuale» e «di iniziare il trasferimento del museo non oltre dicembre 2012». Anche se i tempi sono stati abbondantemente sforati, la macchina è stata avviata, tanto che il cda ha già preso contatti con l' assessore alla Cultura Stefano Boeri per indagare la possibilità di un trasloco in un edificio di proprietà comunale. Palazzo Marino ha proposto la Rotonda della Besana, che a breve diventerà uno spazio interamente dedicato ai bambini, ma per il Pat i tempi sono troppo lunghi - si parla di minimo due anni - quindi si cerca ancora. Un' ipotesi è quella di partecipare a un bando che il Comune sta preparando in questi giorni per la gestione della cascina ristrutturata (e ancora inutilizzata) sul Naviglio Pavese, all' altezza di via Gola. «Il museo costa moltissimo e rende poco - spiega Francesca Floriani, membro del cda - , mentre l' edificio di corso Magenta è uno dei più pregiati di proprietà dell' ente. Vista la nostra situazione finanziaria e visto che il Museo non ha bisogno di grandi spazi, stiamo cercando una nuova sede per le sale multimediali mentre per l' edificio storico l' ipotesiè l' affitto». Il palazzo, 900 metri quadrati in pieno centro, permetterebbe al Trivulzio di far cassa, a scapito però dell' istituzione culturale che, attraverso le nuove tecnologie (l' allestimento costò 2 milioni di euro), ricostruisce un pezzo di storia della Milano ottocentesca attraverso le vicende di bambini orfani ospiti ai Martinitt e alle Stelline, e dei tanti benefattori che all' ente lasciarono non solo denaro, ma intere abitazioni, mobili, quadri, gioielli e beni di ogni genere. Oggi tutto questo patrimonio è riordinato al Museo, che conserva anche l' archivio di cinquecento anni di storia dei due orfanotrofi, con documenti fruibili al pubblico come previsto dalla legge sui beni culturali. E un domani? Il timore è che il trasferimento nasconda l' intenzione di chiudere i battenti. «Non è così - chiarisce Floriani - La questione è altra. Il Pat ha un' altra missione, per statuto,e il museo è una perdita costante, ogni anno. Chi ci ha aiutato ad aprirlo è stato molto generoso, ma mantenere le sale costa molto e in questo momento non possiamo permettercelo». Si parla di 240 mila euro l' anno, a fronte di un incasso minimo dal momento che l' ingresso alle sale è libero e che i principali visitatori sono le scuole.